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L’ultima verità della prof Patrizia Livreri, la Zarina del MUOS

Realmente difficile credere che gli “incaricati” di URS Milano non fossero a conoscenza dell’identità del committente degli studi sugli impatti del MUOS.
di Antonio Mazzeo - martedì 18 settembre 2018 - 1094 letture

Patrizia Livreri, docente presso il Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’informazione e Modelli matematici dell’Università degli Studi di Palermo, è da sempre una delle più convinte sostenitrici della innocuità per uomo e natura delle emissioni elettromagnetiche del MUOS, il sistema di telecomunicazioni satellitari di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate USA, entrato in funzione all’interno della riserva naturale orientata di Niscemi, Caltanissetta. In qualità di “consulente scientifica” della Presidenza della Regione Siciliana, nel 2011 ha certificato la piena sostenibilità ambientale delle tre mega-antenne del MUOS; ciò ha spianato la strada alle autorizzazioni per la loro installazione e alle conseguenti contestazioni dei pacifisti e degli ecologisti siciliani che da allora soprannominano Livreri la Principessa del MUOS. Oggi, dopo una lunga intervista al quotidiano della comunità italiana negli Stati Uniti d’America, la docente palermitana può aspirare però al titolo e al trono di Zarina del MUOS.

“Patrizia Livreri, l’ingegnere spaziale che ha la fiducia degli Stati Uniti”, il titolo dell’articolo comparso nell’edizione de La Voce di New York del 12 settembre 2018. “Abbiamo intervistato l’ingegnere elettronico che collabora con gli Stati Uniti dal 1992. Siciliana e docente universitaria, lavora come consulente per la US Navy nel settore aerospaziale e della difesa satellitare”, riporta il sommario. “Dal 1988 con laurea e tesi in comunicazioni satellitari si imbarca per l’avventura americana, dal 1992 ho svolto in Italia attività di ricerca e didattica per il corso di Laurea in Ingegneria Elettronica dell’Università di Palermo, alternando lunghe permanenze nella Silicon Valley. Oggi vive a New York lavorando come consulente e ricercatore per l’esercito americano”. A seguire il racconto di Patrizia Livreri sul suo sogno a stelle e strisce. “La fiamma di Plutarco che si accese mi portò a sbarcare i primi di dicembre del 1988 negli States con un passaporto nuovo di zecca e un visto che occupava due pagine. La tesi di Laurea sulla progettazione di sistemi di ricezione a microonde per trasmissioni via satellite, svolta alla seconda università di Roma, fu una scelta importante che mi aprì le porte degli Stati Uniti, la patria della tecnologia elettronica. Due anni dopo ero negli Stati Uniti per lo svolgimento del Dottorato di Ricerca sulla progettazione di sistemi di ricezione a microonde in monolitico: Boston, New York, Washington. Furono tre anni intensi di ricerca dediti alla progettazione di sistemi a microonde e all’integrazione spinta dei circuiti: si avviava velocemente il processo della miniaturizzazione dei circuiti elettronici. La tesi di dottorato fu coronata dall’invenzione di una equazione matematica per la progettazione di amplificatori a basso rumore a microonde. Aver vinto un concorso di ricercatore universitario mi portò di nuovo in Italia nel 1992. Ma sia io che il tempo sapevamo bene che non sarebbe stato un addio. Da allora ho svolto in Italia attività di ricerca e didattica per l’Università di Palermo, fino a quando dalla California arrivò una chiamata di un cliente chiedendo di visionare il mio curriculum. Dopo poco capì che mi si stava offrendo la possibilità di essere Consulente per un progetto dell’US Navy. Realizzai in quello stesso istante che avevo vissuto due Americhe e forse anche due vite. All’incarico di recente si è aggiunto quello per una società americana nel settore aerospaziale e della difesa”.

Livreri ammette le finalità prettamente belliche e i finanziatori delle sue odierne ricerche scientifiche. “Mi occupo di progetti militari”, spiega la docente. “E qui la sintesi degli ingegneri si sposa con la riservatezza degli incarichi. Per la US Navy ho curato il progetto MUOS, un sistema di comunicazione satellitare. Per la società di difesa americana sto curando un progetto di ricerca”.

La Livreri, dunque, ha curato (e non solo valutato) il progetto MUOS. Un’ammissione differente dalle dichiarazioni che la stessa docente aveva rilasciato nel corso di una seduta pubblica sul MUOS di Niscemi delle Commissioni Territorio e Ambiente e Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana, il 5 febbraio 2013. “Devo precisare che sono stata chiamata da una società italiana, non dagli americani”, esordì Patrizia Livreri. “Sono stata contattata dalla società d’ingegneria e consulenza ambientale URS di Milano e ho preso a riferimento i dati relativi alle emissioni elettromagnetiche registrate in un’analoga postazione di antenne MUOS operante nelle isole Hawaii. Noi abbiamo espresso un parere non su un’arma di guerra ma di telecomunicazioni, migliorativa rispetto all’esistente. Il MUOS è un sistema di difesa del territorio, un sistema dell’ONU”. Incalzata dai parlamentari dell’ARS, la Livreri aggiunse che “i dati completi sul MUOS sono secretati, per cui li potremo dare fino ad un certo punto, perché abbiamo firmato un non-disclosure act con la Marina Usa”. L’ingegnera palermitana era stata convocata in audizione in qualità di “consulente” dell’allora Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo “per la valutazione dell’impatto ambientale del sistema MUOS della US Navy”.

“La professoressa Livreri è un tecnico neutrale e non ingaggiata sicuramente dal Ministero della difesa o dalla Nato, ma segnalata in maniera particolare dal Rettore dell’Università di Palermo”, spiegò il presidente Lombardo a Niscemi, il 16 febbraio 2011, quando furono presentate agli amministratori locali le conclusioni a cui erano giunti i consulenti scientifici. “Le nuove antenne statunitensi del MUOS, da come espresso dai tecnici in materia, fanno meno male rispetto a quelle che insistono già nel territorio di Niscemi”, asserì Lombardo in Consiglio comunale. “Il MUOS è un’innovazione tecnologica a bassissimo impatto ambientale che non comporta condizioni di rischio per la salute dell’uomo”, aggiunse la professoressa Livreri. “Le tre antenne del sistema mandano il segnale al satellite ma non funzionano contemporaneamente. Il loro scopo è di trasmettere i dati elaborati sulla stazione base e ovviamente il funzionamento è previsto per una, due antenne. Un’altra è sempre di riserva per dare continuità alla trasmissione”. Il successivo 22 febbraio 2011, su carta intestata del Dipartimento d’Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni dell’Università di Palermo, la docente qualificò il MUOS come un sistema migliorativo poiché “presenta valori di campo elettromagnetico di gran lunga inferiori a quelli generati dal sistema di comunicazioni attualmente esistente nella base americana di Niscemi”.

Due anni più tardi, la docente palermitana fornì una seconda “verità” sulla sua collaborazione con il controverso progetto di telecomunicazioni satellitare. “Per chiarire, non so chi abbia incaricato il gruppo URS di Milano per il MUOS di Niscemi”, dichiarò Livreri a un giornalista di una testata siciliana. Poi, il 26 luglio 2014, sul suo curriculum professionale con carta intesta dell’Università degli Studi di Palermo, Patrizia Livreri autocertificò un incarico professionale dal 19 luglio al 26 luglio 2010 (datore di lavoro URS) per “redigere una relazione sui possibili effetti sulla popolazione e sulle biocenosi, con particolare riferimento all’avifauna, del sistema MUOS della Marina Militare Americana, nel sito di Caltanissetta - Produzione di proposta di Piano di monitoraggio e delle misure di mitigazione per salvaguardare popolazione e avifauna stanziale e migratoria”.

Realmente difficile credere che gli “incaricati” di URS Milano non fossero a conoscenza dell’identità del committente degli studi sugli impatti del MUOS. Al tempo, la società lombarda era interamente controllata da URS Corporation, holding internazionale con sede a San Francisco (California) operante nel campo dell’ingegneria militare, nucleare, spaziale, ecc. e dell’offerta di servizi di progettazione, manutenzione, ampliamento e dismissione di siti militari. Più specificatamente, come riportava il sito internet di URS Italia “la società fornisce di norma la propria consulenza al Dipartimento della Difesa sull’applicabilità delle normative ambientali e tecniche nazionali alle basi dell’esercito, della marina e dell’aeronautica militare Usa in Italia”. Nel solo periodo compreso tra il 2006 e il 2013, la società milanese ha sottoscritto con il Pentagono contratti per un ammontare di 1.280.886 dollari per non meglio specificati servizi di ingegneria e valutazione di impatto ambientale.

Dal luglio 2014, URS Corporation (e dunque la controllata URS Italia) è stata interamente acquisita da AECOM Technologies Corporation, società di Los Angeles leader nel comparto delle progettazioni industriali in campo civile e militare. Coincidenza vuole che quattro mesi fa, AECOM – URS Italia SpA (la controllata italiana del colosso californiano) ha redatto per conto di US Navy un progetto dal valore di 3 milioni e mezzo di euro per ampliare e modernizzare le infrastrutture stradali e la rete perimetrale della stazione di telecomunicazioni militari di Niscemi, interventi che se venissero autorizzati dalla Regione Siciliana comporteranno ulteriori devastanti impatti ambientali e paesaggistici all’interno della Riserva naturale “Sughereta”.


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