L’opposizione agli inceneritori in Sicilia
 Un articolo de Il Manifesto, a firma di Massimo Giannettì (18 febbraio 2007) sulla vicenda degli incineritori in Sicilia.
mercoledì 21 febbraio 2007, di pino ciampolillo - 1558 letture
Da: “il Manifesto” del 18 febbraio 2007
Incompatibile con i Veleni di Totò
di Massimo Giannettì
Gioacchino Genchi, ex leader del movimento studentesco palermitano del ’68, tutto poteva immaginare nella vita, tranne che avrebbe avuto di nuovo a che fare, quasi quarant’anni dopo il ’68, con quel «tipo strano» che frequentava le assemblee del collettivo della facoltà di scienze e poi andava a denunciare gli studenti alla polizia.
Quel «tipo strano» che gli stessi studenti allontanarono a calci nel sedere dall’università appena scoprirono che era un infiltrato, un paio di mesi fa è infetti diventato nientemeno che direttore generale del dipartimento territorio e ambiente nel medesimo assessorato della Regione Sicilia, dove Gioacchino Genchi, dirige da diversi armi l’importante «Servizio 3», quello che si occupa della tutela dall’inquinamento atmosferico.
L’ex infiltrato - peraltro reo confesso - nel movimento studentesco, ex militante del Msi e poi di An, e ora alto dirigente regionale in quota dell’Mpa di Raffaele Lombardo, è insomma il suo nuovo capo gerarchico e in virtù di questo potere l’8 gennaio scorso ha deciso che per «ordini superiori» Gioacchino Genchi non deve più dirigere quel Servizio. Senza curarsi minimanente della legge (la numero 241 del ’90 sui procedimenti amministrativi), Pietro Tolomeo, il suddetto direttore generale, ha quindi preso carta e penna e senza alcuna motivazione né preavviso gli ha revocato l’incarico in seduta stante, destinandolo in un’altra sede.
«Conseguentemente a ciò e ribadendo la richiesta già avanzata per le vie brevi - è la stata sua intimazione scritta - le si chiede di consegnare immediatamente allo scrivente tutta la documentazione e il registro di protocollo interno relativi al Servizio 3 ancora in suo possesso».
Dalle parole è poi passato ai fatti.
Di fronte alle resistenze di Genchi a lasciare il suo posto di lavoro, Tolomeo • che come avrete già capito è uno che gli «ordini superiori» li esegue davvero alla lettera - ha infatti cominciato lui stesso a sgomberare scaffali e scrivanie dall’ufficio del funzionario, tentando, in sua assenza, di prelevare anche documenti dal suo computer.
Ma non è finita, perché Tolomeo - che è un tipo abbastanza grosso di statura e a quanto pare anche abbastanza manesco, la l’ 11 gennaio, e cioè tre giorni dopo aver dato il benservito a Genchi, visto che quest’ultimo e uno dei suoi collaboratori insistevano cercando di fargli capire che la revoca dell’incarico senza giustificato motivo è nulla, e che proprio per questo motivo i documenti che lui pretendeva non glieli avrebbero consegnati, Pietro Tolomeo è saltato su tutte le furie e si è avventato fisicamente addosso ai due interlocutori.
Perché e per conto di chi?
Adesso tutta questa storia è nelle mani della magistratura, alla quale Gioacchino Genchi - contro la cui rimozione sono scesi in piazza ambientalisti, comitati di cittadini, sindacati di base e politico regionali - si è subito rivolto per difendere i propri diritti. Ma a questo punto la domanda è: perché Pietro Tolomeo ha fatto quello che abbiamo raccontato?, o meglio: per conto di chi ha eseguito quell’«ordine superiore» come a lui stesso confidato a Genchi?
Date le caratteristiche del personaggio, tutte le ipotesi sono ovviamente plausibili, ma Tendiamo ad escludere che si sia trattato di una sua vendetta postuma per i fatti universitari del secolo scorso. Il suo passato di fascista e di spia della polizia, a parte i metodi, al 99,9 % non ha alcun legame con l’epurazione dell’ex leader sessantottino dal Servizio antinquinamento. Un Servizio - è bene sottolinearlo - che è come il fumo negli occhi sia per le grandi lobby chimiche che operano nell’isola che per lo stesso potere politico siciliano. Le origini della rimozione di Genchi, già vittima l’anno scorso di una simile ritorsione, vanno quindi rintracciate tra i numerosi provvedimenti che il «Servizio 3» da fui diretto stava per emettere o ha emesso nei mesi più recenti.
Tra questi la clamorosa chiusura della distilleria Bertolino di Partinico, la più grande e più inquinante fabbrica etilica d’Europa, di proprietà della cognata dell’ex «ministro dei lavori pubblici» di Cosa nostra, Angelo Siino (poi pentito) e nella quale si sarebbero, fra l’altro, tenute varie riunioni della Cupola di Bernardo Provenzano. Poi ci sono le drastiche misure nei confronti di alcune industrie del mattone catanesi che impastavano ceramica con i fanghi tossici dei petrolchimici del siracusano, e del cementificio di Isola delle Femmine (Italcementi) per l’uso de Pet Coke come combustibile per alimentare gli impianti che da anni avvelenano terra mare e cielo della località alle porte di Palermo.
Insomma, di interventi scomodi il direttore del «Servizio 3» ne ha firmati parecchi e altri ne aveva in serbo, come quelli rivolti ai petrolchimici di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo. Ma gli indizi maggiori della sua rimozione portano dritti dritti ai quattro mega inceneritoridì rifiuti che il presidente della regione Totò Cuffaro vuole realizzate a tutti i costi in Sicilia: è un business colossale di circa 2 miliardi di euro che non può, anzi non deve assolutamente sfumare per colpa di un funzionario troppo ligio al proprio dovere, e che soprattutto non intende piegarsi alle pressioni del governatore.
A Genchi il piano rifiuti di Cuffaro non è mai piaciuto, c’è troppa puzza di bruciato.
E infatti non lo ha mai approvato. Ma non lo ha bocciato per un capriccio politico. Tant’ è che nessuno, neanche lo stesso Cuffaro, gli ha mai mosso un simile rimprovero.
Il no del «Servizio 3» alle autorizzazioni delle emissioni di gas in atmosfera - preliminari per l’avvio dei cantieri - tende semplicemente ad applicare le normative, italiane ed europee, sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini I quattro inceneritori - previsti a Palermo, Paternò, Augusta e Casteltermini - oltre ad essere sovrastimati per lo smaltimento dei rifiuti prodotti in Sicilia, emettono una quantità di diossina dieci volte superiore ai limiti massimi tollerati ma non auspicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’organismo umano. Un esempio pratico;
con l’entrata a regime dell’inceneritore palermitano di Bellolampo ai 750 mila residenti del capoluogo siciliano verrebbe inflitta la stessa overdose di polveri tossiche e nocive «tollerata ma non auspicate» per una megalopoli di 7 milioni e mezzo di abitanti.
Inoltre, conto gli inceneritoli c’è l’ opposizione dei sindaci dei luoghi in cui sono previsti, che in quanto responsabili della salute dei cittadini, per legge, vanno ascoltati. «Per queste ragioni - dice Genchi - abbiamo ritenuto che i quattro inceneritori sono’ incompatibili con il territorio e con le popolazioni)).
Verdetto già scritto
E’ il verdetto che il responsabile del «Servizio 3» ha scritto già un anno e mezzo fa, quando gli inceneritori cominciavano a muovere i primi passi. Un verdetto che però Gioacchino Genchi non ha fatto in tempo ad emettere formalmente, perché proprio nel momento in cui stava per farlo, Totò Cuffaro, annusata l’aria al secondo piano di via Ugo La Malfa 169, bloccò in extremis la sentenza. In che modo? Esattamente come è stato per la seconda volta fatto 18 gennaio scorso: rimuovendo Genchi dalla direzione del Servizio.
Ma nel settembre 2005 il governatore siciliano fece male i calcoli. Pensava che una volta eliminato Genchi dal Servizio 3, il problema per gli «intoccabili 4» sarebbe stato definitivamente risolto. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, evidentemente.
Tant’è che ancora oggi la questione inceneritori è rutt’altro che chiusa. Sono cosi tante le irregolarità riscontrate nelle procedure che hanno consentito l’avvio dei cantieri, che nessuno sa come andrà esattamente a finire. C’è l’inchiesta della magistratura di Palermo sui bandì di gara (gran parte degli appalti se li sono aggiudicati varie società capitanate del gruppo Falk) pubblicati soltanto in Italia e non in tutta Europa come invece stabilisce la normativa; c’è poi la procedura d’infrazione della corte europea di giustizia per violazione della direttiva Ue sulla raccolta differenziata dei rifiuti, relegata dal piano Cuffaro ad optional anche rispetto al decreto Ronchi del ’92; e c’è, soprattutto, l’indagine amministrativa del ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio che ha riscontrato, otto mesi fa, «gravi illeciti» sulle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera concesse alle ditte appaltatrici dal suo predecessore Altero Matteoli Fu infatti l’ex ministro di An ad acquisire i poteri sostitutivi sulle stesse concessioni una volta azzerata l’autorità siciliana (Genchi) istituzionalmente preposta a farlo;
Era il mese di giugno del 2006, quando Matteoli e gli altri due ministri Francesco Storace (salute) e Pietro Lunardi (attività produttive), proprio nell’ultimo giorno di permanenza del Governo Berlusconi a Palazzo Chigi diedero il via libera agli inceneritori.
Ma i nulla osta, come peraltro fecero notare tecnici dello stesso ministero a Matteoli, non potevano essere concessi perché erano abbondantemente scaduti ì termini di legge, Erano cioè passati più di 900 giorni dal momento in cui le ditte ne avevano fatto richiesta
La normativa prevede che tali risposte devono essere invece date «entro 90 giorni».
Le autorizzazioni sulle emissioni di gas serra sono dunque ^(illegittime» e in quanto tali andrebbero annullate.
Dopo l’indagine Pecoraro Scanio annuncia effettivamente di volerle revocare, ma la revoca non è mai avvenuta, perché il ministro verde non è riuscito ad avere il benestare degli altri due ministri Livia Turco (sanità) e Pieluigi Bersani (sviluppo economico). È arrivata invece la «sospensione per 60 giorni; dei cantieri intanto avviati. Il decreto interministeriale è di questi giorni ed è la sostanziale ratifica delle conclusioni della conferenza dei servizi tenutasi a Roma il 22 novembre scorso con la partecipazione dello stesso Cuffaro.
Ed è proprio
tà concreta che la decisione ultima sulle autorizzazioni per le emissioni tomi di nuovo a Palermo, e precisamente al Servizio antinquinamento di via La Malfa, ossia nello stesso luogo da cui era stata madestramente sottratta nel settembre 2005 con la prima rimozione di Genchi Totò Cuffaro toma così a tremare.
È preoccupatissimo. Toglie perfino il saluto all’allora direttore generale del dipartimento ambiente e territorio Giovanni Lo Bue, colpevole, a suo dire, di non aver fatto un «buon lavoro sospendendo l’anno prima Genchi per soli cinque mesi. Al funzionario scomodo è stata infatti restituita la direzione del Servizio 3, dove da questo momento in poi - siamo alla fine del 2006 - si potrebbero appunto ridiscutere le sorti degli inceneritori. È a questo punto che entra in campo Tolomeo il manesco. Dopo anni passati a capo di una struttura regionale di ultimo ordine, è stato appena nominato al vertice di un dipartimento importantissimo. È l’uomo giusto al posto giusto per .scatenare la seconda guerra preventiva temuto responsabile del «Servizio 3». È una guerra lampo che Tolomeo mette in pratica, come si diceva l’8 gennaio, quando Gioacchino Genchi, con i metodi fascistoidi che abbiamo visto, viene nuovamente rimosso dall’incarico.
Al suo posto ora c’ è un geologo, Salvatore Anzà, che a quanto si vocifera in assessorato non avrebbe alcuna preparazione sui nuovi compiti che lo aspettano. Ma è un aspetto del tutto secondario. La cosa più importante è che sia "persona assolutamente affidabile" per gli obiettivi di sua maestà Totò Cuffaro
MANIFESTO 18 FEBBRAIO 2007
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Ci sono 3 contributi al forum.
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L’opposizione agli inceneritori in Sicilia
12 dicembre 2007, di : Maria
ma che cazzo dite, lo sapete che il dott. Anzà oltre ad essere un geologo ha anche il dottorato di ricerca in geochimica? Conoscete la differenza tra laurea in chimica e dottorato di ricerrca in geochimica? io credo di no,
non credo che in assessorato si vociferi che non abbia le competenze, piuttosto direi il contrario: è l’unico in assessorato che poteva essere in grado di occuparsi del Servizio 3. Spesso chi non fa il proprio dovere, ed è sostituito da qualcuno che lavora per migliorare le cose, fa di tutto per boicottare e calunniare l’operato del suo nuovo sostituto. Lo sapete che la Sicilia è stata per anni senza avere un Piano di risanamento dell’aria?, e a chi spettava fare il Piano? Al servizio 3, chi era il responsabile del servizio? Il dott. Genchi.Sapete che la Sicilia era sul punto di essere sotto procedura di infrazione per inadempienza? e chi era inadempiente? il Servizio 3. allora è facile comprendere perchè quando arriva il Piano, c’è qualcuno pronto ad utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso,soprattutto quelli politici, per gettare fango su chi ha lavorato, senza pensare che questo fango ricade soprattutto sulla sua terra.
Un ultimo pensiero: la politica è una bella cosa, ma il lavoro non deve essere inquinato da ideologie e favoritismi, la corretteza e l’onestà devono esserne i concetti ispiratori, soprattutto nel giornalismo.
L’opposizione agli inceneritori in Sicilia
19 dicembre 2007, di : Comitato Cittadino Isola Pulita |||||| Sito Web: La risposta dovuta a Maria
L’opposizione agli inceneritori in Sicilia - Comitato Cittadino Isola Pulita
Anche se non ho potuto farlo prima, rispondo volentieri a Maria e/o a chi per lei:
1) Dottorato in geochimica e laurea in chimica.
Per favore, un minimo di serietà. Ma davvero crede a questa stupidaggine, ennesimo "parto" della mente di un personaggio quale il dott. Anzà, del paragone, alias "supremazia" del dottorato in geochimica rispetto alla laurea in chimica? Capisco lasciarsi infinocchiare, però c’è anche un limite alla credulità. Il quesito è talmente privo di senso da lasciare perplessi che ci sia qualcuno, mi dispiace che lo faccia lei, che lo riprenda e ci perda pure del tempo sopra. Mi scuserà, pertanto, se per motivi di buona creanza evito di rispondere, anche perchè sarei accusato di essere di parte. Piuttosto, sarebbe stato interessante che ci avesse potuto illuminare lei al proposito, chiarendoci ogni dubbio. Comunque, se proprio si vuole togliere il capriccio, le suggerisco una cosa semplicissima: si vada a fare una passeggiata alla Facoltà di Scienze e si faccia spiegare il tutto dai docenti di chimica e di geologia, beninteso con le dovute precauzioni onde evitare di non essere neppure presa in considerazione o, addirittura, di incorrere in una grassa risata. Meglio, tuttavia, di correre il rischio di beccarsi quel "verso rumoroso" vocale reso celebre da qualche film del grande Totò (De Curtis). Per inciso, l’occasione le potrà essere utile per notare che a Geologia insegnano un certo numero di laureati in chimica, ma nessun laureato in geologia insegna a Chimica.
2) Il dottore di ricerca Anzà.
Premesso che il personaggio è arrivato negli anni 90 alla Pubblica Amministrazione per il "disbrigo delle pratiche di sanatoria edilizia", di lui si ricordano le improvvise e folgoranti scoperte di "esperto" in qualche settore (mai, guarda caso, nel fare il geochimico). Ieri nel campo dei rifiuti, poi, solo qualche anno addietro, l’ennesima rivelazione di sue presunte competenze nel monitoraggio della qualità delle acque. Peccato che, nonostante tali eccellenze che lo avevano fatto nominare responsabile del Servzio, il dottore di ricerca in geochimica sconoscesse l’ABC della materia, tipo, ad esempio, nozioni elementari quali il significato ambientale e le correlazioni di alcuni dei parametri descrittori dell’attività fotosintetica lungo una colonna d’acqua a mare (Ossigeno disciolto, penetrazione della luce e trasparenza, clorofilla "a", pH), tanto da chiederne più volte spiegazione al sottoscritto (cosa che ho fatto tutte le volte, anche se non so se il dottore abbia in effetti imparato). Anzà, neofita e del tutto estraneo alla problematica, chiedeva aiuto poichè non era in grado di valutare ed interpretare i dati del monitoraggio marino costiero che gli pervenivano dall’ARPA. Nel caso specifico, non si era neppure reso conto che molti dei dati erano soltanto "numeri", del tutto incongruenti tra loro, poichè frutto di un malfunzionamento della sonda di rilevamento. All’inizio di quest’anno ancora una folgorazione: esperto in inquinamento atmosferico e qualità dell’aria. Poco conta, come del resto avvenuto per gli altri incarichi prima ricoperti, che il decreto che lo nomina responsabile del Servizio 3 non rechi alcuna motivazione, malgrado lo preveda tassativamente la legge n. 241/90 (art. 3) sulla trasparenza amministrativa. Ma perchè appuntarsi a queste sciocchezze quando ci sono le risapute competenze di Anzà nel campo dell’ inquinamento atmosferico, della chimica degli inquinanti atmosferici e, soprattutto, in materia di processi ed impianti chimici? Per il dottore di ricerca in geochimica basta ricorrere al training autogeno ed all’autoreferenziazione ed il gioco è fatto. Magari può capitare che, andando ad esaminare le applicazioni delle sue competenze professionali nella materia, per esempio i suoi interventi tecnici (quali?) nelle conferenze dei servizi per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera o per quelle riguardanti l’AIA, chiunque tocchi con mano - basta guardare i verbali per credere - il "nulla", ma questo che importanza ha?
3) Le calunnie e la scopiazzatura del Piano di risanamento della qualità dell’aria.
Lei parla di calunnie. Ma quali sarebbero? Forse avere sorpreso con le mani nel sacco il dott. Anzà & C.? Certo lei converrà che chi copia (a scuola, nel lavoro, nella vita, ecc.) è un imbroglione ed un falso perchè spaccia per suo un lavoro altrui, ed è pure un ignorante perchè ricorre alla copiatura in quanto non conosce o non è in grado di fare una determinata cosa. Nel caso della redazione del Piano, a queste doti Anzà & C. hanno aggiunto persino l’incompetenza e la sprovvedutezza, poichè sono andati a copiare un documento (il Piano del Veneto) bocciato già due volte dalla UE, con l’aggravante di avere copiato l’edizione del 2000, cioè la peggiore delle due (sull’argomento, cerchi su google l’interrogazione parlamentare del deputato verde Bettin). Quindi due volte Asini, una volta per avere copiato ed un’altra per avere copiato il "compito" sbagliato. Avere avuto la spudoratezza di parlare di "refusi" a fronte di interi capitoli copiati con il "taglia e incolla" fa solo aggiungere e concludere che Anzà & C. siano in malafede e pure ignoranti della lingua italiana (se può, consulti un vocabolario per il termine "refuso"). In un crescendo di boutades hanno parlato di essersi ispirati, di avere preso a canovaccio, di avere travasato in un contenitore... ed altre schiocchezze del genere. A giustificazione - pensi - hanno anche detto di avere loro stessi citato il Piano del Veneto tra i documenti consultati, sprofondando ancor più nel ridicolo. Infatti, perchè prendere a consultazione (alias, a copiato) un Piano già bocciato? Non ci sono parole a commento !
4) Le inadempienze dei predecessori del dottore di ricerca
Da quanto lei scrive è evidente che le mancano le coordinate degli argomenti che affronta. Il Piano di risanamento della qualità dell’aria è un documento di programmazione e pianificazione estremamente complesso, che va impostato e costruito sulla base di conoscenze ambientali e territoriali certe ed approfondite, seguendo metodologie e protocolli ormai consolidati a livello internazionale. Per conoscenza sua e/o di chi per lei, informazioni e metodologie sono reperibili nell’Allegato 4 del DM n. 261/2002. Gli elementi chiave sono almeno tre : la zonizzazione del territorio, l’inventario delle emissioni e la modellistica diffusiva degli inquinanti atmosferici. Dalla "composizione" di questi tre elementi di base è poi possibile tracciare il quadro degli interventi da adottare per le azioni di risanamento e di mantenimento della qualità dell’aria, fermo restando la predisposizione degli stanziamenti finanziari per la realizzazione delle misure attuative. Spero si renderà conto che tutto questo nulla ha a che vedere con lo sgangherato gioco di prestigio che hanno cercato di allestire, barando, quel manipolo di "esperti" di Anzà & C. I predecessori, invece, operativi solo dalla metà del 2002, praticamente da soli e privi di strumenti finanziari, hanno prima escogitato il ripescaggio di somme obsolete, non spese, risalenti agli anni 1994-96, con le quali hanno avviato e concluso con le Università siciliane alcuni studi preliminari sulla distribuzione e diffusione di particolari inquinanti atmosferici (metalli pesanti tramite tecniche di biomonitoraggio) propedeutici alla redazione del Piano, hanno realizzato la zonizzazione del territorio e la valutazione preliminare della qualità dell’aria ed hanno avviato la redazione dell’inventario delle emissioni e l’acquisizione degli elementi di modellistica diffusiva - le pietre miliari di ogni Piano di risanamento - stipulando apposita convenzione con una Società specializzata nel settore. Sempre per conoscenza sua e/o di chi per lei, si vada a guardare la struttura ed il contenuto dei Piani di quelle Regioni che li hanno già definiti e si accorgerà perchè il Piano del Veneto è stato bocciato due volte e perchè il copiato di Anzà & C. non serve proprio a nulla (se non a fare ridere o piangere tutta l’Italia, secondo i punti di vista). Infine, solo due parole riguardo alla correttezza ed all’onestà da lei richiamate: non ci vuole molto per rendersi conto che entrambe sono prerogative sconosciute ed estranee a chi, come Anzà & C., ha organizzato questa vergognoso imbroglioneria della scopiazzatura per cercare di accreditarsi fraudolentemente un ruolo ed una competenza impropri. Probabilmente, reagendo in maniera scomposta, rozza e livorosa alla smascheratura del Piano copiato, il dottore di ricerca Anzà ha cercato di alzare artificiosamente un polverone di infamie, ingiurie, menzogne e calunnie allo scopo di alleggerire la sua insostenibile posizione, rivelandosi - e di questo sì che gli si deve dare atto - un vero esperto nell’arte del triviale e volgare turpiloquio. E’ scontato che il dottore risponderà di quanto fatto e detto sia in sede penale che civile.
dott. chim. Gioacchino Genchi
Comitato Cittadino Isola Pulita
L’opposizione agli inceneritori in Sicilia
21 dicembre 2007, di : pino ciampolillo |||||| Sito Web: Forse mancano le coordinate?
E’ evidente che alla Maria ed a chi per lei mancano, come accennavo
nella risposta, le dovute coordinate. Non ho alcun imbarazzo e le
chiacchiere sono soltanto sue e di chi per lei. Se vuole andare dietro
le castronerie propinatele dagli imbroglioni e dai copiatori sono
problemi suoi e non miei. Mi sembra, peraltro, che da quanto lei
risponde... chi pratica lo zoppo, impara a zoppicare e lei mi sembra
abbia imparato bene questo genere di deambulazione. Le ripeto, fatti
suoi e non miei. Nè mi interessa più di tanto andare dietro a
castronerie degne solo di...pernacchie. Quindi solo due flash. Si
rifaccia la passeggiata alla Facoltà di Scienze, ma cerchi di non
sbagliare strada ed indirizzo. Anzi, visto che secondo quanto lei
afferma io non vi potrei avvicinare, possiamo darci anche un
appuntamento e verificare di presenza. Quando lei vuole, a
disposizione. Inolte, le ricordo che la scopiazzatura, peraltro di un
documento bocciato, da parte degli Asini è un fatto documentato ed
inoppugnabile (evito per decenza di indicare i nominativi degli autori
materiali del "taglia e incolla", mentre è accertato che tutto il
resto dei cosiddetti autori non si era neppure curato di leggersi il
"malloppo"). Le posso anche dire che un "collaboratore" ha affermato
che se non si fosse peccato di megalomania e non si fosse inserito iI
Piano sul sito dell’Assessorato, nessuno se ne sarebbe accorto e non
sarebbe successo tutto il casino (affermazioni quasi testuali).
Comunque, poichè vale sempre la regola del...toccare per credere, le
anticipo che i due Piani, con evidenziate tutte le parti in comune,
saranno disponibili a breve per tutti e chiunque potrà vedere con i
propri occhi e rendersi conto del copiato degli Asini. Le anticipo
anche che le parti che si troveranno non evidenziate sono prese a
spezzoni e per intero da altre fonti. Infine, vista la sua insistenza
riguardo i procedimenti penali tengo ad informarla, come già sa bene
il chi per lei ispiratore e suggeritore, che con Decreto della
Presidenza della Regione n. 01396 del 30/03/2006, registrato dalla
Ragioneria centrale presso l’Assessorato Territorio e Ambiente il
05/05/2006 con il n. 139, in relazione alla Sentenza della Corte di
Cassazione da lei citata, al sottoscritto sono state riconosciute
spettanti le seguenti somme:
a) la liquidazione delle differenze stipendiali relativamente al
periodo 07/02/1994-03/03/1994;
b) la liquidazione delle differenze stipendiali relativamente al
periodo 09/09/1999-31/12/1999;
c) la liquidazione delle differenze stipendiali relativamente alle
tredicesime mensilità riferite agli anni 1994 e 1999;
d) la liquidazione della produttività in orario per i mesi di ottobre,
novembre e dicembre 1999;
e) la ricostruzione della carriera per la parte su indicata dei mesi
di febbraio e marzo 1994 e ottobre 1999 e per i mesi interi di
novembre e dicembre 1999.
Dette somme rivalutate secondo quanto previsto dalle norme e
comprensive degli interessi nel frattempo maturati.
Spero di averle chiarito l’argomento e la rimando a quando il dottore
di ricerca sarà chiamato a rispondere per diffamazione anche su questa
ennesima...fangata. E’ proprio vero che...il cretino è colui che
lancia una pietra in aria e resta a guardare mentre gli ricade in
testa!
Invitandola nuovamente ad un minimo di serietà, mi eviti di sprecare
ulteriore tempo in inutili oziosità. Le ricordo la mia disponibilità
per la Facoltà di Scienze e per incontrare quei docenti di chimica
(che spero lei saprà indicare).
dott. chim. Gioacchino Genchi
Comitato Cittadino isola Pulita
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