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L’occidente non è la causa di tutti i problemi dell’Africa

Lo sfruttamento e la colonizzazione occidentale del Continente africano, dal punto di vista di chi ci è nato ed è stato costretto ad abbandonare.
di tonyhakmel - mercoledì 20 gennaio 2016 - 3719 letture

E’ un dato di fatto appurato che l’Africa viene depredata delle sue ricchezze fin dall’era del colonialismo e lo è tuttora, attraverso la politica adottata dalle ex potenze coloniali o dai Paesi sviluppati per controllare le nazioni del continente nero, usando strumenti economici e culturali anziché la forza militare come avveniva nel passato.

Noi Africani dovremmo avere il coraggio di puntare il dito contro i colonizzatori perché, se è vero che il nostro continente continua ad essere razziato, è altresì vero che dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che troppe famiglie africane non riescono ad organizzarsi per una vita migliore ed i genitori non riescono a sistemare tutti i figli. Sovente quelli in mancanza di un’occupazione, gravano sui pochi che lavorano. Un cittadino africano, oltre a badare alla propria famiglia (moglie e figli), deve occuparsi dei propri fratelli!

Spesso tanti africani si lasciano condizionare dalla visione sbagliata secondo cui i figli costituiscono una ricchezza. E’ una visione distorta che è stata tramandata di generazione in generazione, dai nostri avi ai nostri padri, i quali non esitano a presentare i propri figli come dei trofei nonostante l’incapacità di garantire loro i pasti quotidiani!

Nei miei viaggi verso il nostro continente di origine vedo tanti ragazzi sfaccendati perché i genitori li hanno lasciati soli, oppure vedo tanti altri dormire sotto i ponti, oppure nelle vicinanze dei “maquis” (specie di ristoranti all’aperto) dove, non appena si alzano i clienti, corrono a mangiare i resti.

Dove sono i loro genitori? Perché consentono ai propri figli di mangiare i resti lasciati da sconosciuti? Perché tanti africani sono così disperati al punto di prendere un gommone per attraversare l’oceano, sapendo di mettere a rischio la propria vita? Perché i loro genitori non hanno preparato loro un futuro?

Quando mi ritrovo con un amico oppure un conoscente africano e sento che viene chiamato da un fratello o da una sorella, o semplicemente da un parente che chiede dei soldi, mi verrebbe di rispondere al posto suo: “Vai da tuo padre a chiedere aiuto; visto che ha saputo farti venire al mondo, che sia anche in grado di occuparsi di te”!

Molti genitori africani fanno dei figli non perché se ne possono occupare ma affinché un domani siano i figli ad occuparsi di loro.

Spesso e volentieri la colpa è dei padri che, invece di far prevalere la ragione, si lasciano guidare esclusivamente dal testosterone al punto di spingere le madri a fare tanti figli. E, come se non bastasse, molti padri, sempre spinti da un comportamento prepotente, vanno a fare figli fuori dal matrimonio per poi portarli a casa affinché se ne occupi la moglie (oppure le mogli quando ne hanno più di una). E le povere madri restano inermi ad accettare e subire!

Purtroppo tanti giovani africani stanno abbracciando l’atteggiamento distorto dei loro genitori: stanno facendo tanti figli con mamme diverse. Tra l’altro c’è chi, pur vivendo in Europa, porta anche qui questa pratica contorta. Pensano di essere “furbi” avendo un altro ménage oltre alla regolare vita di coppia. Quando osservo i figli che nascono in queste situazioni, intravedo bambini dal futuro incerto e quindi dei disgraziati o, peggio ancora, dei potenziali delinquenti che si dovranno arrangiare per sopravvivere.

Per quanto mi riguarda, sto consigliando ai miei parenti, amici e conoscenti in Africa di non fare tanti figli al fine di evitare gli errori dei propri padri, nonni e bisnonni, ecc.

Più del 70 percento dei presidenti africani sono degli incapaci arrivati al potere per arricchirsi con la propria cerchia; e cito: il megalomane Felix Houphouet Boigny (primo Presidente della Costa d’Avorio), che tolse il merito di capitale politica ed amministrativa ad Abidjan (rimasta capitale economica e commerciale) a favore del proprio villaggio natio, Yamoussoukro (sarebbe come se la Capitale d’Italia venisse spostata a Rignano sull’Arno perché questa piccola località ha dato i natali all’attuale Presidente del Consiglio), per poi costruirvi una riproduzione della basilica di San Pietro.

La sua mania di grandezza lo spinse a desiderare di realizzare una Basilica più alta di quella del Vaticano. Fortunatamente Papa Giovanni Paolo II lo fermò: di San Pietro, ce n’è una sola! Eppure non si perse d’animo, in effetti diede sfogo al suo delirio di grandezza facendo riprodurre nelle vetrate colorate dell’edificio la propria immagine in mezzo agli apostoli di Gesù Cristo.

Credo sia un male che accomuna molti presidenti africani quell’abitudine a rimanere al potere per più di due mandati e possibilmente fino alla morte, in barba alla democrazia. Inoltre, gestiscono la propria nazione come se essa fosse una loro proprietà privata. Per citarne alcuni:

 Bongo Ondimba (Gabon dal 1967 fino alla morte nel 2009), al quale è subentrato il figlio, il quale, probabilmente come il padre, intende rimanere al potere fino alla morte invece di pensare al benessere del milione e mezzo di abitanti di questa piccola nazione che gode di una enorme quantità di giacimenti petroliferi;

 Felix Houphouet Boigny (Costa d’Avorio dal 1960 fino alla morte nel 1993);

 Julius Nyérere (Tanzania dal 1964 al 1985);

 Robert Mugabe (Zimbabwe dal 1980 ad oggi);

 Paul Biya (Camerun dal 1982 ad oggi, dove vige un sistema chiamato democratura ossia mezza democrazia, mezza dittatura);

 Idriss Déby Itno (Ciad dal 1990 ad oggi);

 Mobutu (Repubblica Democratica del Congo, ex-Zaire dal 1965 al 1997);

 Hosni Moubarak (Egitto dal 1981 al 2011);

 Muammar Gheddafi (Libia dal 1969 al 2011);

 Ben Ali (Tunisia dal 1987 al 2011);

 Blaise Compaoré (Burkina Faso dal 1987 al 2014);

 Sekou Touré (Guinea-Conakry dal 1958 fino alla morte nel 1984) e Lansana Conté (dal 1984 fino alla morte nel 2008);

 William Tubman (Liberia dal 1944 al 1971);

 Moussa Traoré (Mali dal 1968 al 1991);

e Gnassingbé Eyadema (Togo dal 1967 fino alla morte nel 2005; Faure, figlio di quest’ultimo, ignorando che la Costituzione prevede che debba essere il Presidente dell’Assemblea Nazionale ad assumere l’interim ed indire le elezioni, si insediò come Presidente della Repubblica. Alcuni mesi dopo, vennero organizzate delle consultazioni elettorali ed ovviamente vinse Faure con l’aiuto e l’appoggio del proprio governo, dell’esercito e innegabilmente della Francia).


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