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L’occhio azzurro di Piero


Modica, 22 Maggio > 22 Luglio 2015 - ex Convento del Carmine - ingresso libero
mercoledì 8 luglio 2015 , Inviato da Sergej - 4571 letture

Piero Guccione (Scicli, 1935) ha gli occhi celesti, il celeste azzurrato dei suoi quadri marini. Sono gli occhi di un bambino, che guarda il mare e cerca di distinguere la linea dell’orizzonte che separa il cielo dalle acque, e questa linea non si riesce a distinguere, perché l’azzurro, il celeste, si stempera. E allora si ricorre alle increspature quiete dell’acqua del mare di Scicli e del modicano, ai riflessi provenienti da fonti insondabili e misteriose. Nella sospensione di queste visioni sta la forza di Guccione, il suo grande amore per la sua terra, per la sua terra-mare. Guccione è stato un maestro della pittura ad olio, e del pastello. Le cose migliori, oggi, ci appaiono i suoi paesaggi: quelli marini, e quelli che hanno per protagonista gli alberi (i carrubi) della sua terra. Nel suo percorso naturalmente ha seguito anche altri temi - si pensi al ritratto di Bacon o all’ironico dipinto dedicato a Hopper -, ma questi sono quelli che a noi dicono con forza: “questo è Guccione, questa è la sua arte e la sua poesia”. Guttuso, di qualche anno più anziano di Guccione, ha inseguito con selvaggio cipiglio, le diverse perturbazioni del suo tempo. Guccione ha un tratto più morbido, più tecnico. Guttuso esibisce la tecnica espressionista (in uno dei suoi diversi “momenti” o ere pittoriche che hanno scandito la sua produzione) e la presenza umana, Guccione preferisce stare solo, più assorto e maggiormente dentro un paesaggio in cui la luce e il colore sono gli unici esseri viventi. La fedeltà di Guccione, come per Morandi, è la pittura. E in questa fedeltà sta l’onestà intellettuale (e pittorica) di Guccione. Nei confronti degli uomini e dei loro ridondanti percorsi, nei confronti del tempo che, nella sua pittura, è quella di una luce senza stagioni, senza le offese del tempo e della storia.

« In Guccione, la pena è moltiplicata: a dargli patimento non è il semplice spettacolo di un’aiola en souffrance, ma quello, più crudo, della terra in pericolo, spogliata, saharizzata, ridotta da verde selva a deserto di dune gialle. » (Gesualdo Bufalino, Saldi d’autunno)


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Scheda (da: http://www.comune.modica.gov.it/content/piero-guccione-lo-stupore-il-mistero-del-creato)

In mostra a Modica 80 opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta Italia, e fra queste alcune inedite, che documentano l’attività di Guccione dai primi anni Sessanta a oggi: testimonianza sintetica di un’ampia produzione la cui “varietà dei soggetti” è stata definita “eroica” dalla scrittrice statunitense Susan Sontag. Scrive Paolo Nifosì: “Molto spesso si è parlato delle relazioni tra l’infinito nella pittura di Guccione e l’infinito nella poesia di Leopardi. Anche se lui, in un’intervista, ha già chiarito che non c’è stato nelle sue intenzioni e nei suoi pensieri l’infinito leopardiano. A supporto di ciò vorrei ricordare che Leopardi immagina l’infinito dietro la siepe. Tutta l’esperienza di Piero, invece, se comincia dalle sue pulsioni interiori espresse nei Deterrent, se comincia con rinnovata poesia con il dipingere, al di qua della siepe, i muri sbrecciati, successivamente solleverà lo sguardo oltre quei muri, comincerà a guardare quanto lo circonda, guarderà “oltre la siepe”, si porrà infine davanti al mare e sempre, guardando e non solo pensando gli interminati spazi, dipingerà il cielo e l’infinito. Se è possibile un legame e un rimando penso sia quello col Cantico delle creature di San Francesco. Per quanto laico ha cantato come San Francesco tutte le creature, la luce del giorno e della notte, la luna, le stelle, l’acqua, la terra”.

Il sindaco Ignazio Abbate commenta: “E’ per noi un grande onore celebrare gli ottanta anni del maestro Guccione con una sua antologica di grande valore artistico e umano. E’ l’omaggio che la città di Modica dedica ad un suo cittadino illustre, atteso che il maestro da anni vive e opera nel nostro territorio, e che siamo certi sentirà tutto l’affetto e la simpatia di quanti apprezzano la sua arte, il suo essere persona ed artista. Il nostro riconoscimento a Piero Guccione è ampio e imperituro. Una sua grande opera, unitamente realizzata con alcuni esponenti della prestigiosa Scuola di Scicli, è stata donata alla Città in occasione della inaugurazione del Teatro Garibaldi e illumina di emozioni e di sensazioni il foyer della platea. Modica dedica questa mostra ad uno dei più grandi pittori contemporanei viventi in uno spazio culturale ritrovato della Città, nella certezza che questo evento passerà presto dalla cronaca alla storia”.

Fra i cicli pittorici esposti nell’ex Convento del Carmine figurano: i Giardini, le Antenne, i Riflessi sulla Volkswagen, gli Aeroporti, il Mare, i Carrubi, la Malinconia delle pietre, il ciclo di pastelli su Norma, sulla Cavalleria rusticana e sul Tristano ed Isotta, la rilettura dei classici dal Rinascimento all’Ottocento (da Masaccio, a Michelangelo, a Caravaggio).

I Cicli pittorici

In mostra a Modica, tutte le fasi della produzione di Piero Guccione, a partire dalle opere dei primi anni Sessanta quando si comincia a far strada la propria autonomia stilistica. Guttuso osserverà che nella pittura di Piero si avverte “ il bisogno di partire dalle cose”. Da quel momento la sua sarà una pittura visiva e la scelta sarà la figurazione. Si possono ricordare a tal proposito i Giardini, le Antenne i Riflessi sulla Volkswagen. Alla fine degli anni Sessanta il ciclo degli Aeroporti con uno spazio che si avverte come metafisico ed hopperiano. Intorno al 1970 comincia il lento cammino per il ritorno in Sicilia. Comincia a dipingere il mare che osserva dalla casa di Punta Corvo, tra Cava d’Aliga e Sampieri, ed il mare sarà sempre più protagonista nella sua pittura, con parallele incursioni verso altri temi dovuti alla scoperta della natura: le attenzioni per il suo giardino con le piccole palme, per i fiori di ibiscus, contestualmente all’uso del pastello. Le influenze di maestri quali Bacon e Munch lentamente scompaiono e la natura è dipinta con inedite immagini, sia nell’affrontare il tema del mare, sia nei cicli dei pastelli che si infittiscono negli anni Ottanta: due i cicli dedicati al Carrubo, uno dedicato alla Malinconia delle pietre e uno a Friedrich. Nel 1979 dedica una serie di opere a Bacon, traendo spunto da una fotografia dell’artista inglese che ha sempre amato particolarmente. Dieci anni dopo realizzerà, mediante alcuni pastelli un omaggio a Matisse, traendo spunto da una fotografia dello studio del pittore francese. L’interesse per il mare continuerà ad essere un elemento costante di questi decenni, in un percorso parallelo ad altri stimoli, ad altri temi, occasioni per esprimere sentimenti vari, dalla solarità e dallo stupore di fronte alla bellezza, alla malinconia, all’indignazione di un paesaggio aggredito. L’area iblea diventa sempre più il luogo degli accadimenti anche letterari e musicali. E’ il caso di ricordare il ciclo di pastelli su Norma, sulla Cavalleria rusticana e sul Tristano ed Isotta. L’occasione del restauro del teatro Garibaldi determinerà una serie di pastelli dedicati al carrubo, alla Chiesa di San Giorgio e ad alcuni d’après. Se il mare e il paesaggio ibleo sono temi centrali, dagli anni Ottanta comincia l’altro grande percorso dell’artista: sarà l’attenzione per le opere d’arte dei classici dal Rinascimento all’Ottocento, con una continua ed ininterrotta reinvenzione di opere d’arte da Masaccio, a Michelangelo, a Caravaggio, per citarne solo alcuni di un lungo elenco. Gli ultimi quindici anni continueranno ad essere dedicati al mare e parallelamente ai d’après. Il tema del mare nell’analizzarlo dai primi dipinti a questi ultimi fa registrare i mutamenti che nella sua pittura avvengono, il lavoro ossessivo e di lunga durata su pochi oli e un continuo cambiamento nel modo di rappresentarlo, per rendere tensioni e complesse e sovrapposte emozioni; per raggiungere, nelle ultime opere, una serena contemplazione, affidata alla luce nelle sue possibili variazioni, durante il giorno e durante le stagioni, per dipingere il cielo, lo spazio infinito.



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