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L’isola dei cani

Si intitola "L’Isola dei cani" il libro che Piero Buscemi ha pubblicato per Prospettiva editrice. Una storia ambientata in Sicilia, il racconto di un’emigrazione in controtendenza, dal nord al sud...
di Pina La Villa - mercoledì 3 dicembre 2008 - 3561 letture

Piero Buscemi, L’isola dei cani, Prospettiva editrice, Roma 2008

Una storia ambientata in Sicilia, il racconto di un’emigrazione in controtendenza, dal nord al sud. Un sindacalista si ritrova a perdere il lavoro a causa di un incidente (lo spunto della storia, un fatto di cronaca, è l’incendio di un capannone della Pirelli negli anni settanta) e decide di riportare la famiglia in Sicilia. Da qui la perdita di ruolo agli occhi del figlio quindicenne, la sua incapacità di essere per lui punto di riferimento come lo era stato per i suoi colleghi operai. Il figlio decide così di rivolgersi alla strada.

Se l’emigrazione verso il nord può essere fonte di sofferenza, il rientro spesso, come in questo caso, si può presentare come una discesa agli inferi. Un incalzare di umiliazione e senso di perdita, un procedere inevitabile, fatale, di avvenimenti che portano il figlio a diventare un delinquente, un esattore del pizzo per conto di un boss locale. La scelta di far narrare le vicende proprio al figlio consente al lettore di entrare nel mondo del disagio minorile dalla porta principale (fra moto truccate, scuole e quartieri degradati, impossibile comunicazione fra i mondi così distanti dei genitori e del figlio). Consente inoltre di far emergere la rabbia e la tenerezza con cui l’autore guarda a questo mondo e ce lo racconta.

“Sono il pezzo difettoso da riciclare nei consumi di costume, lo scarto di produzione che ha morso i suoi polmoni. Sono la tomba del suo fallimento educativo. Ha sedato le rivolte dei ribelli che mi hanno preceduto. Io non le ho nemmeno combattute”.

Due libri e due stili profondamente diversi, ma è la stessa rabbia e la stessa tenerezza che troviamo nelle storie raccontateci da Roberto Saviano nel suo Gomorra. Del resto anche qui si parla di una periferia degradata, quella di Siracusa.

“Ci aspettava il commerciante vittima e carnefice e i suoi ragazzi erano già andati a casa. I suoi ragazzi di assunzioni false, allievi rispettosi di un maestro che trasmette, e che vuoi insegnare maestro di sconfitte che ti trascini trent’anni di teste che si abbassano, che vuoi insegnare se ricordi ancora il giorno che tuo padre, due metri avanti, ti condusse dal primo precettore.

E che vuoi insegnare, se senti ancora le sue mani incise di lavoro nero, che ti stracciarono la schiena e l’ultimo giorno da bambino.”

Il titolo, L’isola dei cani, è il nome di uno scoglio di fronte al lungomare di levante dell’isola di Ortigia. Sul nome e sullo scoglio si raccontano diversi aneddoti, come ci avverte Piero Buscemi nella prefazione. Pare che per disfarsi delle frequenti cucciolate dei cani, gli abitanti del posto avessero l’abitudine di buttarli dalla terrazza panoramica del lungomare di Ortigia. La breve distanza consentiva ai cuccioli di raggiungere lo scoglio e di sperare nella salvezza, vanificata dalla scarsa possibilità di trovare nutrimento.

“Andai a nascondermi per tre giorni sull’Isola dei Cani e fu Torino e le sue strade misteriose e una città , che non fu più mia, e volti sconosciuti di gente da dimenticare ed ore solitarie ad inventare giochi e l’aria irrespirabile per i polmoni di mio padre e le passeggiate al Valentino a respirare meridione. E la mia mano, che non trovava più la sua.

E cercai le mie paure e le mie fughe e le notti dei miei pianti e dei miei perché. E il volto di mia madre”

Ruvida, poetica, reale la storia raccontata da Piero Buscemi appare come il risultato di tanti fallimenti, quelli che constatiamo ogni giorno, dalla politica al sindacato, alla scuola, alla famiglia (in particolare la figura paterna). Antinarrativo e lirico, quanto di più lontano dalla retorica delle fiction sulla mafia e dal politicamente corretto, lo stile di Piero Buscemi supera il rumore degli spari e il rombo delle auto dei carabinieri, per portarci dentro al silenzio dei pensieri e delle emozioni dei personaggi: il padre sconfitto, la madre muta, il malavitoso amico Nico, il suo papà carabiniere, la fidanzata Concetta.

“Concetta sa dove aspettarmi. Lo fa da tre mesi. Prima ci vedevamo a scuola, anche la mattina. Poi il professore Annone disse che non avrei fatto mai niente di buono con un padre comunista. Non so neanche adesso cosa vuol dire comunista. Quel giorno non me lo chiesi neppure”.

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Vive e lavora a Siracusa. Poeta e scrittore, ha pubblicato: Passato, presente e futuro (poesie Campo Grafico Castrocaro Terme, 1998), Apologia di pensiero (poesie Libroitaliano, Ragusa 2001), Ossidiana (romanzo Editrice Nuovi Autori, Milano 2001), Querelle (romanzo Prospettiva editrice, Civitavecchia 2004). Nel mese di dicembre 2006 è uscito negli Stati Uniti il romanzo "Complaints" (versione inglese di Querelle, Pulpbits Press, Stati Uniti 2006). Dal 2002 collabora con Girodivite raccontandoci le storie della sua Siracusa.


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