L’installazione artistica di Maurizio Cattelan, posta in piazza XXIV Maggio a Milano e raffigurante tre bambini impiccati, ha suscitato orrore , scandalo e una certa dose di rabbia.
Facendosi valoroso interprete dello sdegno dei suoi concittadini, un uomo, armato di scala a pioli e di seghetto, ha addirittura messo a repentaglio la sua vita per arrampicarsi sull’antico albero che ospitava le tre sagome, mosso dalla ferma intenzione di rimuovere quella inguardabile scultura moderna.
I cittadini applaudono: non se ne poteva piu’ di quello scempio. Gli articoli di giornale si sprecano, e non mancano le interrogazioni parlamentari.
In questo senso l’installazione di Cattelan è espressione artistica di rara purezza: non è arte per sua struttura e fattura, ma lo diventa a causa dell’effetto provocato. Non è un oggetto intrinsecamente artistico, ma un’esperienza che prende vita nel contesto spazio-temporale in cui viviamo.
In defintiva, quello di Cattelan è un esperimento riuscito.
Ecco che succede quando l’orrore dell’infanzia negata arriva sotto casa, anzichè restarsene li’ buono in Uganda o in Sudan, in Iraq o in Palestina.
Perchè non c’e’ uguale indignazione e sgomento per i bambini "impiccati" dall’industria della prostituzione thailandese?
Perchè le notizie dei piccoli rapiti e mandati alla morte dalla Lord’s Redemption Army in Uganda non meritano neppure una banalissima interrogazione parlamentare?
Quando salta in aria un uno scuolabus israeliano i milanesi non schiacciano il piede sul freno dell’auto per gridare allo scandalo. E quando tre bambini palestinesi muoiono colpiti da un proiettile di carro armato, non è forse come fossero stati impiccati all’albero piu’ vicino?
I bambini di Falluja avrebbero il diritto che qualcuno sentisse il bisogno impellente di tagliare la corda che li tiene appesi per il collo. Anche a costo di farsi male a una caviglia. Lo stesso vale per i piccoli Congolesi, Ceceni o Afghani: e’ ora di smetterla di lasciarli penzolare.
Occhio non vede cuore non duole? Non è vero: li vediamo tutti benissimo. Le distanze, nel mondo globalizzato e interconnesso, non sono più una scusante valida.
L’opera di Cattelan lo ribadisce: l’orrore è qui, proprio dietro l’angolo. E’ a un tiro di schioppo, a poche ore di viaggio. E’ li’, dove abbiamo appena caricato il petrolio per fare il pieno alle nostre auto; è proprio li’ dove abbiamo comprato l’ultimo carico di cacao da spolverare sul cappuccino alla mattina.
Lo trovi comodamente a portata di telecamera o di satellite per telecomunicazioni, sulla prossima strada del minuscolo villaggio globale.
Indignarsi è sacrosanto: l’opera esposta a Milano è orrenda. Tuttavia, quelli appesi all’albero altro non erano che manichini.
E’ triste pensare che, per i tanti bambini in carne e ossa nella stessa situazione, si trovino cosi’ poche persone disposte ad arrampicarsi sull’albero per tagliare la corda.
Editoriale di Paolo Oddone (Ultimo aggiornamento sabato, 08 maggio 2004 00:56 ), per www.warnews.it