Una partita come pretesto di attacchi alle Forze dell’Ordine. Pensieri e riflessioni su un avvenimento preistorico.
"Poliziotto primo nemico".
Una frase da pelle d’oca. Ma che fine ha fatto il vero tifoso, quello che sostiene la propria squadra del cuore e non inneggia contro l’ "avversario"?
Le forze dell’ordine, che rischiano la vita negli stadi, sono carne da macello per gli Ultras inferociti, i quali, con la scusa della partita, si scontrano contro la Giustizia e lo Stato.
Quel che è successo il 2 febbraio al Massimino di Catania è cronaca, è un insieme di immagini raccapriccianti che hanno fatto il giro del mondo.
Un sogno realizzato la scorsa primavera, il passaggio in A, accompagnato da una festa grandiosa, bruciato però dalla perdita di un poliziotto in circostanze assurde e impensabili.
Lo stadio, durante le partire di calcio, è più vigilato di un carcere: centinaia e centinaia di uomini addetti all’ordine pubblico che rischiano la vita perché lo sport, i suoi valori, non esistono più.
L’evento è solo un pretesto per combattere chi vuole far rigare dritto queste masse selvagge. Si selvagge. Come un branco di bestie contro il nemico che invade il territorio d’appartenenza.
Una famiglia rovinata. Il dolore di una moglie, una madre, e di due bambini, che per sempre nel loro cuore ricorderanno Filippo Raciti come uno dei tanti martiri degli Ultras strappato al loro affetto e amore.
Nonostante ciò tanta gente al centro di Catania in attesa dell’Uscita delle Carozza del Senato, che segnano l’apertura della folcloristica festa di Sant’Agata, e per di più scaldata dalla cancellazione degli eventi di strada, e la riduzione della festa ai soli eventi religiosi.
Marisa Grasso, la vedova dell’ispettore capo Filippo Raciti, ucciso lo scorso venerdì sera durante il derby fra Catania e Palermo, aveva espresso la volontà che venissero annullati i festeggiamenti in onore di Sant’Agata, patrona di Catania.
E l’appello ha trovato parziale riscontro da parte delle istituzioni: i festeggiamenti per Sant’Agata sono stati solo religiosi. La decisione è stata presa a conclusione di un vertice al quale hanno partecipato il prefetto Anna Maria Cancellieri, il sindaco Umberto Scapagnini e l’arcivescovo Salvatore Gristina. "Come fa una città civile come Catania - ha detto il prefetto, parlando dei festeggiamenti per la patrona - a non pensare a quello che è accaduto a un suo concittadino. Gli aspetti religiosi vanno bene, quelli ludici un po’ meno...".
Il sindaco Scapagnini ha spiegato: "Abbiamo deciso l’abolizione di qualunque evento folcloristico e il mantenimento dell’aspetto religioso. Il Trofeo sant’Agata in programma questo pomeriggio non si correrà, le candelore rimarranno in cattedrale. La processione della santa, invece, si farà. La nostra patrona deve girare per le vie della città, illuminarci e invitarci a riflettere: non è possibile che per 200 delinquenti si sia privati della nostra santa". Salta dunque innanzitutto la sera del 3, per altri eventi le autorità stanno ancora valutando.
Il bilancio finale è di nove carabinieri e 52 poliziotti feriti. La cifra è fornita da qualificata fonte delle forze dell’ordine, sottolineando che, allo stato, non risulta ci siano investigatori in pericolo di vita.
"Non si può morire per una partita...", dice attonito Salvatore Renda, 24 anni, agente del reparto mobile della polizia rimasto ferito ieri negli scontri al Massimino, ancora sotto choc. Ricoverato nel reparto di osservazione del pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi ricorda con dolore e commozione gli scontri di ieri.
"Non si può morire per una partita perché un tifoso cerca di fare rivalere le proprie convinzioni sugli altri usando violenza", continua a ripetere dal letto l’agente. Che poi ricostruisce quanto gli è accaduto. "Stavo scortando con dei colleghi un gruppo di tifosi del Palermo al Massimino - ricorda - quando all’improvviso siamo stati assaliti dagli ultras del Catania. Ci è arrivato addosso di tutto. E’ stata un’imboscata da guerriglia organizzata. All’improvviso l’aria si è resa irrespirabile, mi sono sentito male e sono svenuto".
Renda si è svegliato in ambulanza mentre lo portavano al pronto soccorso. "In ospedale - aggiunge visibilmente commosso - ho saputo della morte di Filippo Raciti. Io lo conoscevo: era un amico, un grande professionista stimato da tutti. Conosco anche la moglie. E’ una tragedia, non si può morire per una partita...".
Indignato Scapagnini: "Quello che è accaduto è inaccettabile, dobbiamo unirci al massimo livello per combattere questa deriva che non è più sport ma delinquenza". Scapagnini sollecita "tolleranza zero contro dei delinquenti che si fingono tifosi e danneggiano un’intera città".
"Catania - aggiunge il primo cittadino - è una città civile, ma occorre colpire con fermezza e durezza chi sbaglia in questa maniera incredibile. Abbiamo assistito a scene da guerriglia urbana, cose intollerabili. Il lancio della bomba carta è avvenuto all’interno dell’auto dove si trovava il poliziotto, quindi con il chiaro intento di uccidere". Per questo Scapagnini ipotizza che si "possa parlare di omicidio volontario".
"Io - sottolinea il farmacologo - in 40 anni di attività ho assistito a scene strazianti, ma vedere un giovane morire nella sala di rianimazione dell’ospedale Garibaldi, dopo che in un primo momento sembrava si fosse ripreso, mi ha colpito profondamente come uomo e come medico. Giuro a me stesso che farò di tutto e di più perché cose del genere non possano e debbano ripetersi".
Intanto è stato regolarmente montato in piazza Spedini il tradizionale mercatino del sabato allestito nel rione Cibali, nella stessa zona teatro degli incidenti. Ci sono meno bancarelle del solito e meno clienti, ma l’attività continua regolarmente. Come se nulla fosse accaduto.
