Sei all'interno di >> GiroBlog | L’Uomo Malpensante |

L’indifferenza dell’Europa verso gli altri


Rileggiamo la regola di Sant’Agostino per creare un nuovo spirito di comunità
mercoledì 23 agosto 2017 , Inviato da Emanuele G. - 1374 letture

Più di una settima fa in Burkina Faso è avvenuto un assalto terroristico di matrica jihadista che ha causato la morte di ben 18 persone. Una settimana dopo drammatiche alluvioni in Sierra Leone hanno causato un’ecatombe con 400 morti e centinaia di dispersi.

Di questi eventi tragici in Europa si è avuto uno sbiadito eco. Come dire. Noi abbiamo i nostri morti di Barcellona e, quindi, dei morti degli altri non è che ce ne importi così tanto. I nostri morti sono di seria A, mentre quelli appartenenti al resto del mondo non devono essere minimamente presi in considerazione.

Ecco uno dei mali che attanaglia la nostra Europa. L’indifferenza totale nei confronti degli altri. Un’indifferenza - è bene dirlo - ipocrita. Fin quando l’altro ci serve lo blandiamo. Se non ci serve allora è destinato all’oblio. Non capite che agendo in tal risma l’Europa non fa altro che alimentare un odio nei suoi confronti? Certo che gli interessi geopolitici giganteschi ed enormi non aiutano. Anzi.

Eppure l’Europa si deve interessare di ciò che sta al di là dei suoi confini. Ma come? Una rilettura delle regole di Sant’Agostino non farebbe male. Tutt’altro. L’Europa ha bisogno di un nuovo rinascimento. Non si può accettare un’Europa rappresentata da uomini della finanza e populisti.

Cosa ci insegna il pensiero di Sant’Agostino e della Chiesa? Riscoprire il senso della comunità ossia dell’insieme degli uomini e donne che costituiscono l’assemblea di Dio.

Si parte dal discorso sovra il corpo umano. Esso non ci appartiene. E’ la casa dello spirito divino. Il corpo terreno è utilizzato da Dio per veicolare il suo messaggio ed incitare gli uomini e donne a costituirsi in comunità. In effetti contro l’egoismo è necessario affidarsi a Dio e alla comunità dei fedeli. Se no si entra nel tunnel infernale dell’egoismo che fa dell’adorazione del corpo il proprio totem fondativo.

C’è dell’altro. Sant’Agostino in questo è un padre meraviglio e facondo. Lui è l’autore di tre regole. Scritte in maniera sintetica, ma dal significato profondissimo e penetrante. Dicevasi tre regole: la Prima o Regula Consensoria, la Secunda ossia la cosidetta Ordo Monasteri ed infine la Tertia conosciuta come Praeceptum o Regula ad servos Dei.

Riguardo la prima ci sono delle criticità riguardanti la piena attribuzione a Sant’Agostino. La seconda, invece, si occupa di regolare la vita dei monaci in seno ai monasteri. La Regula ad servos Dei ha come ambito la vita delle persone che non ricoprendo la funzione di monaco vivono in seno alla comunità monacale. Quest’ultima regola è piena di utili indicazioni.

La regola 1.2 è uno stupendo invito a essere comunità:

Per primo, poiché siete riuniti in un solo corpo, comandiamo che abitiate concordi nella casa e abbiate una sola anima ed un solo cuore rivolto a Dio.

Concetto ribadito dalla regola successiva. La 1.3:

1. 3. E non dite di alcuna cosa: è mio, ma tutte le cose siano fra di voi comuni, e cibo e abiti siano distribuiti a ciascuno di voi dal vostro superiore; ma non in modo uguale fra tutti, poiché non ugualmente siete in salute, piuttosto a ciascuno secondo il suo bisogno. Così infatti leggete negli Atti degli Apostoli: Tutte le cose erano fra di loro comuni, ed a ciascuno era dato secondo il suo bisogno

L’indifferenza su nutre della superbia. Infatti le regole 1.6 e 1.7 sono inequivocabili:

6. Né montino in superbia perché ora sono uniti a coloro ai quali fuori non osavano avvicinarsi, ma stiano di buon animo, e non chiedano vani beni terreni, altrimenti i monasteri cominceranno a diventare utili ai ricchi, ma non ai poveri, se i ricchi si umilierannno, mentre i poveri si daranno arie.

7. Ma d’altra parte anche quelli che credevano d’essere qualcuno nel mondo non guardino con fastidio i loro fratelli, che giunsero a quella santa società dalla miseria. Anzi si sforzino d’essere orgogliosi non della gloria di genitori ricchi, ma della società con fratelli poveri. Non si esaltino, se hanno contribuito con qualcosa delle loro ricchezze alla vita comune, né si insuperbiscano per aver distribuito le loro ricchezze nel mona­stero più di quanto farebbero se le avessero godute nel mondo. Infatti ogni altro vizio fa sì che si compiano nuove cattive azioni, ma la superbia corrompe anche le buone azioni fino a farle perire; e a che giova spogliarsi dei beni e darli ai poveri e diventare poveri, se la misera anima diventa più superba nel disprez­zare le richezze di quanto lo era nel possederle?

La prima parte della Regula ad servos Dei termina con la postilla 8. Una postilla memorabile:

Vivete dunque tutti unanimi e concordi, ed onorate in voi reciprocamente Dio di cui siete fatti tempio.

La postilla 4 della terza parte è esemplare per il modo con cui tutti sono uguali davanti al signore e devono essere trattati senza guardare alle loro condizioni prima che entrassero nella vita monacale:

E se a coloro che sono arrivati al monastero da condizioni più raffinate si danno alimenti, abiti, letti e coperte che non si danno agli altri, che sono più rudi, e proprio per questo più felici, coloro che non ricevono queste cose devono pensare quanto quegli altri siano scesi dalle condizioni di vita secolare, pur senza aver potuto eguagliare la frugalità di coloro che sono più forti di costituzione. Né devono tutti volere quelle cose che pochi ricevono, non perché sono onorati, ma perché sono tollerati, affinché non si verifichi nel monastero quella perversione per cui i ricchi diventano quanto più possono laboriosi, e i poveri al contrario s’infiacchiscono.

Invito reso ancora più forte e vibrante nella seconda postilla della quinta parte:

Così nessuno lavori per sé stesso, ma tutte le vostre attività siano in comune, con maggior diligenza e e più fervida alacrità che se ognuno si occupasse solo del suo. La carità, di cui è scritto che nessuno ricerchi ciò che è suo, s’intende nel senso che si antepone l’interesse comune al proprio, non il proprio interesse a quello comune. E dunque quanto più curerete il bene comune a preferenza del vostro, tanto più vi renderete conto di aver tratto vantaggio; affinché su tutte le cose che dipendono da una necessità passeggera, prevalga la carità, che è eterna.

E cosa dire della postilla numero sei?

Non ci siano fra di voi liti, o se ci sono, cessino al più presto, affinché l’ira non si trasformi in odio, e non faccia d’ogni paglia una trave, e non renda l’animo omicida. Così infatti trovate scritto: Chi odia il proprio fratello, è un omicida.

O Madre Europa non ti senti chiamare a seguito della lettura di tali profonde quanto poderose regole di incamminarti verso un viaggio che ti faccia riscoprire quell’UMANO che è sicuramente in te fin dagli albori della tua nobile storia?

L’indifferenza che mostri per il resto del mondo innanzi tutto uccide la tua stessa civiltà. La tua indifferenza sta accellerando la morte dell’ "homo occidentalis" e di quanto di splendido hai costruito nel corso dei secoli.

Il nostro padre spirituale - Sant’Agostino - già secoli fa ci ha indicato la strada da seguire. Cosa aspettiamo a intraprenderla?

- Photo credits:

La foto di copertina è presa dal sito https://www.gannett-cdn.com


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
Ricerca
Inserisci la parole da cercare e premi invio
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica