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L’importanza degli interpreti e traduttori nella lotta alle mafie

L’Unione Europea dovrebbe fare molto di più per combattere le mafie che stanno dilagando in tutta Europa

di Emanuele G. - martedì 4 dicembre 2012 - 5219 letture

Nel corso degli anni ho maturato una certa esperienza di traduzione – rimarco il termine “traduzione” – nei procedimenti penali riguardanti inchieste contro la mafia. Grazie a questa esperienza sono in grado di esprimere qualche riflessione sull’argomento. L’attività di un interprete o un traduttore in un’inchiesta e/o processo di mafia appare fin troppo casuale. Sei chiamato dalla Procura o dal Tribunale e devi in un determinato lasso di tempo fornire una traduzione. Tutto qui! Posso capire una modalità del genere per un divorzio fra persone appartenenti a nazioni diverse. Ma per un procedimento che ha come oggetto la mafia e i suoi addentellati la cosa appare sbrigativa e senza senso. Se questa è la situazione del comparto dell’interpretariato e della traduzione in Italia per quanto attiene la mafia nutro il timore che nel resto dell’Europa la situazione non sia migliore.

Nel senso che non si intende comprendere che l’attività di mediazione linguistica in riferimento a inchieste di mafia è essenziale e determinante. Spesso basta una traduzione non realizzata secondo i parametri della buona traduzione per inficiare un lavoro investigativo di mesi se non di anni. Ciò permette alla mafia di respirare e continuare bellamente i suoi sporchi affari. Ecco perché – credo – che sia venuto il momento di mettere mano a questo delicatissimo settore. Un motivo, ma ce ne sono tanti altri, è quello che bisogna “proteggere” in maniera dovuta chi fa l’interprete o il traduttore in inchieste di mafia. Più di una volta sembrano abbandonati a se stessi con il risultato di abbassare la qualità del lavoro prodotto. Vogliamo questo? Pertanto si sente la necessità di riordinare il comparto della mediazione linguista correlata alla mafia. L’iniziativa potrebbe essere presa dal Parlamento Europeo che di recente ha istituito un’apposita Commissione Europea Antimafia diretta dal deputato italiano Sonia Alfano. Mi pare la sede più naturale per un complesso lavoro di ripensamento al riguardo. A mio avviso ci sono tre direttrici da seguire.

a. La prima è creare una nuova figura professionale: IL MEDIATORE LINGUISTICO SPECIALIZZATO IN INCHIESTE CRIMINALI. Perché? Innanzitutto dobbiamo avere del personale altamente specializzato. Non può essere il semplice laureato in lingua a poter essere incaricato di un lavoro così stressante e problematico quale quello di mediatore linguistico in inchieste di mafia. Per interpretare o tradurre al meglio una frase inserita in un contesto mafioso si ha necessità di avere una preparazione culturale di notevole spessore. Non solo afferente al diritto e procedura sia civile che penale, ma anche di storia della mafia, organizzazione mafiosa, economia illegale e linguaggio della criminalità. Quando una persona – dopo un lungo procedimento di formazione – raggiunge un livello di preparazione davvero ragguardevole può essere destinato a tale incarico. Attualmente non c’è nessun riscontro in termine di controllo e analisi della qualità implementati nel percorso che parte dall’incarico fino alla consegna del lavoro.

b. Un altro versante è quello che molti prospettano, ma che latita alquanto. Si tratta dell’armonizzazione della legislazione vigente in lotta alla criminalità organizzata a livello europeo. Purtroppo, a parte l’Italia e qualcosa la Spagna non sento che in Europa ci sia la giusta attenzione nel dotarsi di una legislazione comune per combattere la criminalità mafiosa. Da una parte ci sono le ritrosie nazionaliste. Dall’altra una concezione ancora “pittoresca” del mafioso che cozza in maniera evidente con la professionalizzazione della “professione” di mafioso che la globalizzazione sta imponendo. Dovete pensare che la ‘Ndrangheta aveva acquistato un certo numero di azioni della “Northern Stream”. La società che sta costruendo un gigantesco gasdotto che poterà in Europa Occidentale il metano russo bypassando l’Ucraina. E’ a capo di tale società c’è l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schroder! Quindi o l’Europa fa un vero salto di qualità nell’armonizzazione della legislazione oppure si perderà tutti quanti la guerra.

c. Tutti quelli che si occupano o si occuperanno di mediazione linguistica in inchiesta di mafia dovranno avere una struttura europea comune. Io penso a un’Agenzia creata ad hoc posta sotto la giurisdizione dell’Europol. E’ un passo obbligato in quanto è la giusta conseguenza della creazione della figura del mediatore linguistico specializzato in inchieste criminali e dell’armonizzazione legislativa in campo europeo. Dopo il succitato periodo di formazione avverrà un esame per l’assunzione nella branch operativa nazionale dell’Agenzia, mentre è chiaro che tale figura professionale avrà un elevato grado di mobilità lavorativa poiché la base per un proficuo lavoro è l’interconnessione costante e la partnership operativa. Tale mediatore linguistico deve diventare il fulcro per una corretta modalità nell’espletamento delle inchieste di mafia che dal punto di vista linguistico latitano parecchio in termini professionali e logistici.

Ecco quanto ho sentito di esprimere – seppur in forma succinta – su una tematica che considero essenziale per una lotta alla criminalità mafiosa che compia il decisivo salto qualitativo. Vedete, in questo periodo di crisi la criminalità mafiosa sta estendendo le sue attività a macchia d’olio a una velocità impressionante. Orbene l’Europa vuole perdere la guerra contro la mafia? Mi pare di no. Quindi non sarebbe opportuno aprire un proficuo dibattito in tutta Europa su un argomento molto serio e inquietante?


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