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L’immigrazione in Italia ha ora la sua storia

Storia dell’immigrazione straniera in Italia : dal 1945 ai nostri giorni / Michele Colucci. - Roma : Carocci, 2018. - 243 p., [I], br. ; 21,4 cm. - (Quality paperbacks ; 537). - ISBN 978-88-430-9301-4.
di Sergej - martedì 4 dicembre 2018 - 533 letture

Scriveva Giuliana Saladino in Terra di rapina (1976, riedito da Sellerio nel 2001):

"Il benessere dello sviluppo altrui piove prima di rado poi sempre più fitto sul sottosviluppo, lo camuffa sotto una coltre di cianfrusaglie, di falsi bisogni, di nuove abitudini [...].

In campagna scompaiono le grandi fatiche collettive della mietitura e trebbiatura, scompaiono le teorie di muli sostituiti da sciami di motorini, scompaiono i carretti soppiantati dai furgoncini, nulla da rimpiangere, [...] scompaiono gli "scapolari" di panno blu foderati di panno verde dei contadini, gli scialli neri delle donne, nulla da rimpiangere, scompare il pane che ciascuno fa per sé e deve durare una settimana, scompare il pagliaio in cui dorme il padrone, il carabiniere, la manodopera, si può parlare di un vuoto, di una disarticolazione dei rapporti sociali, di una caduta all’indietro mentre sembra di andare avanti. E’ il primario abbandonato. Motore al posto del mulo, plastica al posto dello zinco, Milazzo al posto di un altro, ma dov’è una condizione umana diversa, dove aumenta il reddito, dov’è una scuola che sia scuola, un ospedale che sia un ospedale, un tribunale che sia un tribunale, dov’è e che cos’è l’agricoltura?

Causa ed effetto si confondono e annebbiano il discorso: la Sicilia si è spopolata perché è povera, la Sicilia è povera perché si è spopolata".

La Sicilia e il Meridione terre di emigrazione, soprattutto nell’evidenza della grande fornitura di manodopera all’indomani della "Ricostruzione" e alla base del boom economico degli anni Sessanta per il Nord italico. Ma come evidenzia Colucci nella sua Storia dell’immigrazione straniera in Italia (Carocci, 2018), proprio con il terremoto del Belice nel 1968 la Sicilia è interessata a un fenomeno di immigrazione di manodopera straniera (nordafricana) nel trapanese in agricoltura (pag. 40), ed a Mazara nella pesca (pag. 41 e segg.) nei primi anni Settanta.

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Copertina del libro: Storia dell’immigrazione straniera in Italia, di Michele Colucci (Carocci, 2018)

Il libro di Colucci è uno di quei libri indispensabili per chiunque oggi voglia cominciare ad accostarsi al tema dell’immigrazione, o per chi voglia avere un quadro riassuntivo non viziato dall’emergere del singolo fatto di cronaca. Per la prima volta una storia, a segnare anche dal punto di vista della ricerca sociologica che non ci troviamo più davanti a fenomeni momentanei o casuali; Colucci sottolinea tutte le improvvisazioni dell’approccio al problema che le amministrazioni hanno avuto nel corso degli anni: l’ "emergenza" migranti che si protrae ormai da trent’anni e che dunque "emergenza" non è ma l’approccio improvvisato e incompetente della politica sempre in tutt’altre faccende affaccendate piuttosto che di occuparsi del territorio, dello sviluppo, dei bisogni reali delle popolazioni.

Rispetto al problema emigrazione/immigrazione la ricerca sociologica ha prodotto nel corso degli anni studi, ricerche, ha presentato analisi e dossier. Io penso, per le cose che ho letto nel passato, ai lavori di Emilio Reyneri [1], e naturalmente Ginsborg, Crainz [2] e i più recenti che Colucci cita e utilizza nella sua meritoria opera di ricostruzione.

Decisamente, anche attraverso la storia di Colucci è il caso che ci rendiamo conto come il mutamento non può essere fermato, e chi chi fa leva sulle paure è solo una carogna che fa propaganda solo per nascondere le proprie magagne e la propria incompetenza. A fronte di una società civile, di gruppi di associazioni, del volontariato e del Terzo settore, che ogni giorno nei quartieri, nei luoghi dove il disagio e la miseria si manifestano stanno corpo a corpo a tentare di affrontare e risolvere problemi basilari, di sussistenza e di igiene, il "corpo nudo" di cui parla Agamben. A fronte delle migliaia di inchieste giornalistiche, di dossier di Caritas e CGIL che periodicamente lanciano allarmi e veicolano dati [3]. Colucci cita quasi alla fine del suo libro un brano di una poesia di Pier Paolo Pasolini. La poesia si intitola Profezia, e lui la scrisse nel 1964. Scriveva Pasolini:

"Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
’Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!’
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, a da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nella Città della Malavita.
Anome e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye" [...]


Sinossi editoriale

Per la prima volta si propone una ricostruzione storica dell’immigrazione straniera in Italia, a partire dal 1945. Ingressi, flussi, leggi, generazioni, lavori, conflitti e speranze si intrecciano con un ritmo sempre più incalzante fino ad arrivare ai nostri giorni. Il volume traccia la dimensione quantitativa del fenomeno nel corso del tempo e la sua evoluzione, il radicamento sul territorio, le politiche adottate per governarlo, le polemiche che ne sono scaturite, l’impatto che ha avuto sulla società. Le fonti utilizzate sono numerose: dalle inchieste sociali al dibattito politico, dalle testimonianze dei protagonisti alle statistiche, dagli archivi istituzionali fi no alle cronache dei giornali. Ne emerge il profilo sfaccettato di una grande trasformazione, indispensabile per capire l’Italia di oggi.


L’autore

Michele Colucci, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di studi sulle società del Mediterraneo, è autore di numerosi libri e saggi sulla storia delle migrazioni, del lavoro, delle politiche sociali.Per Carocci ha pubblicato, oltre a questa Storia dell’immigrazione straniera in Italia, anche Le migrazioni: Un’introduzione storica, assieme a M. Sanfilippo (Carocci, 2015).


Indice del volume

Prologo

1. La realtà del dopoguerra

Ricostruzione e migrazioni/I profughi/Il dibattito nella Costituente/Istituzioni e politiche

2. I primi flussi

Una lenta crescita/Le prime iniziative istituzionali/La concentrazione sul territorio dei primi gruppi

3. La diffusione sul territorio: dalla crisi degli anni Settanta agli anni Ottanta

L’Italia degli anni Settanta: un mosaico di migrazioni/Aumenta l’attenzione/Le prime indagini/Profughi e rifugiati/I “caratteri originari”/La legge Foschi e le iniziative europee

4. La svolta: 1989-92

1989: una nuova stagione, tra l’omicidio di Jerry Masslo e il crollo del muro di Berlino/1990: la legge Martelli, Schengen e Dublino/1991: gli arrivi dall’Albania/1992: le scelte sulla cittadinanza e le nuove guerre

5. Il consolidamento degli anni Novanta

Nuovi flussi, nuove presenze/Il confronto politico/Dalla scuola alla letteratura: vivacità e innovazione

6. La crescita del Duemila

Una presenza strutturale/La legge Bossi-Fini /L’importanza economica dell’immigrazione/Le seconde generazioni/Gli sviluppi delle politiche migratorie/Da Castelvolturno a Rosarno: la fine di un decennio

7. Lo scenario recente: crisi e cambiamenti

La crisi economica/Le crisi umanitarie /La crisi delle politiche migratorie/I cambiamenti/Conclusioni. Una trasformazione epocale/Tracce di un lungo percorso/Vittime o carnefici? Oltre il paradigma, un nuovo protagonismo/Una storia di connessioni e trasformazioni/Capire l’immigrazione (e non solo) con la storia dell’immigrazione

Note

Bibliografia


L’immigrazione straniera in Italia non si può più definire un fenomeno recente. All’inizio del 2018 gli stranieri in Italia sono in tutto 5 milioni e 68mila e tale presenza discende da una lunga catena di eventi, di flussi, di movimenti.

Già subito dopo la fine della seconda guerra mondiale gli arrivi di profughi, studenti e persone provenienti dalle ex colonie avevano determinato flussi di ingresso. Alla fine degli anni sessanta del Novecento inizia a manifestarsi un fenomeno nuovo: lavoratori e lavoratrici stranieri giungono in Italia per cercare un’occupazione. Uno dei primi movimenti significativi è quello proveniente dalla Tunisia e diretto in provincia di Trapani, che comincia proprio nel 1968, esattamente 50 anni fa: i tunisini inizialmente sono reclutati per lavorare sui pescherecci di Mazara del Vallo. Nello stesso periodo riscontriamo anche il radicamento dell’immigrazione delle donne, inizialmente dirette prevalentemente verso il settore domestico, come nel caso delle lavoratrici capoverdiane.

I dati sui censimenti rivelano una notevole crescita dell’immigrazione nel ventennio 1991-2011: si passa dalle 356.159 persone straniere del 1991, alle 1.334.889 del 2001, alle 4.029.145 del 2011. Un incremento costante che si è tuttavia interrotto negli anni successivi alla crisi economica scoppiata nel 2008. Se nel corso del 2010 in Italia venivano rilasciati 598.567 permessi di soggiorno a cittadini non comunitari, ad esempio nel 2016 la cifra scendeva a 226.934. La storia dell’immigrazione si può leggere anche attraverso la crescita delle acquisizioni di cittadinanza, che nonostante le norme restrittive presentano un progressivo aumento: nel 2002 erano 12.267, nel 2016 201.591.

Le peculiarità dell’immigrazione in Italia possono essere ricondotte a sette grandi caratteristiche: la pluralità eccezionale delle provenienze; l’equilibrio tra donne e uomini, con una costante tendenza a favore delle donne; la diffusione articolata sul territorio e nei comparti produttivi; la tendenza da parte delle istituzioni a gestire il fenomeno attraverso le periodiche sanatorie, almeno fino agli anni della crisi più recente; la difficoltà da parte delle classi dirigenti a governare i flussi di richiedenti asilo, riconosciuti come tali in modo compiuto solo nel 1990 con la legge Martelli; il protagonismo pubblico degli immigrati stranieri, protagonisti fin dagli anni ottanta di movimenti finalizzati alla tutela e all’allargamento dei propri diritti; la diffusione di una notevole conflittualità riconducibile allo scontro tra razzismo e antirazzismo.

L’immigrazione straniera in Italia si può inoltre suddividere in quattro grandi stagioni. La prima va dagli anni dell’immediato dopoguerra alla fine degli anni sessanta: i movimenti sono riconducibili essenzialmente al lavoro domestico, alle ex colonie, agli studenti universitari e ai profughi. La seconda va dagli anni settanta al 1989: iniziano a essere significativi i flussi di lavoratori e lavoratrici; il Censis nel 1978 stima una presenza di stranieri di poco inferiore al mezzo milione di persone. La terza fase occupa il periodo che giunge fino alla crisi del 2008. Nel 1989, con l’omicidio di Jerry Masslo e la caduta del muro di Berlino, inizia una nuova stagione, caratterizzata dall’apertura delle frontiere a est con l’arrivo prima degli albanesi e poi dei rifugiati dalla ex Jugoslavia, e dall’irruzione del tema nel dibattito politico, con l’approvazione nel 1990 della prima legge organica, la Martelli.

Successivamente i flussi di ingresso crescono e si diversificano fino a raggiungere nel decennio successivo un’incidenza che ci avvicina ai paesi europei che avevano conosciuto flussi significativi già nel corso degli anni cinquanta-sessanta. L’ultima fase coincide con il decennio successivo alla crisi del 2008, segnato dal ridimensionamento complessivo della crescita dell’immigrazione e dal cambiamento delle motivazioni alla base dei nuovi arrivi: meno permessi di soggiorno rilasciati per lavoro e più permessi rilasciati per asilo politico e protezione umanitaria. La crisi economica internazionale e i nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Medio Oriente hanno inciso notevolmente in modo convergente sui movimenti migratori diretti in Italia.

Il volume è costruito grazie all’intreccio di testimonianze, dati statistici, resoconti del dibattito politico, cronache giornalistiche. Viene dato spazio alla crescita delle seconde generazioni, all’inserimento scolastico, alle trasformazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, alla letteratura: andando oltre le emergenze della cronaca si può ricostruire una trasformazione epocale della società italiana.

Giancarlo Brioschi


[1] La catena migratoria : Il ruolo dell’emigrazione nel mercato del lavoro di arrivo e di esodo / Emilio Reyneri. - Bologna : Il Mulino, 1979. - 355 p., [XIII], br. ; 21,5 cm. - (Studi e ricerche ; 105).

[2] Cito anche qui questi che ho letto, e che ritrovo nella bibliografia di Colucci, e di cui consiglio la lettura: Il paese reale : dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi / Guido Crainz. - Roma : Donzelli, 2012; L’Italia del tempo presente : Famiglia, società civile, Stato, 1980-1996 / Paul Ginsborg. - Torino : Einaudi, 1998.

[3] Goffredo Buccini, I centomila schiavi isolati nei campi. A 14 anni i figli non sanno leggere , in Corriere della Sera.


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