Il Porto di Augusta doveva rappresentare una delle infrastrutture “madri” per il rilancio della Sicilia. L’insipienza della politica rischia di far affondare definitivamente questo progetto strategico.
Come giornalista ricevo decine di comunicati stampa riguardanti conferenze, convegni o tavole rotonde che hanno come oggetto di discussione lo sviluppo di Siracusa e della sua provincia. A giudicare da questo effluvio di parole la nostra provincia dovrebbe essere un eldorado quanto a progresso e prosperità. Invece, strano, abbiamo ben 80.000 disoccupati su una popolazione complessiva di più o meno quattrocentomila abitanti! Qualcosa evidentemente non quadra. O le parole sono bugiarde. O i numeri non dicono la verità. Difficile che i numeri, per di più ufficiali, possano prestarsi ad azioni tese a stendere un velo “pietoso” sulla realtà della provincia di Siracusa. Una realtà che definire drammatica è poco. La recente storia economica del nostro territorio è piena di situazioni di continua crisi. Simile a un tragico rosario. Tagli occupazionali. Chiusura di strutture pubbliche e private. Mancanza di infrastrutture. Progetti di sviluppo tenuti cautamente nel cassetto da tempo immemorabile. Impegni mai mantenuti. Istituzioni pubbliche incapaci di assicurare condizioni di reale sviluppo. Vogliamo continuare l’elenco?
Un caso di particolare gravità e sintomatico della situazione di estremo degrado in cui versa la nostra provincia è rappresentato dal Porto di Augusta. Un’infrastruttura che doveva fungere da piattaforma madre per il riscatto della nostra terra. Registriamo, invece, una situazione di assoluto stallo dovuta all’insipienza di una classe politica abituata a parlare senza mai concretizzare le promesse.
Senza dubbio la recente nomina di Aldo Garozzo alla Presidenza dell’Autorità Portuale di Augusta è un fatto positivo perché ora ci sono le condizioni giuridiche ed organizzative per iniziare un percorso il cui obiettivo finale è il rilancio del Porto. Un Porto che per storia non può accontentarsi di un ruolo minore, ma deve ambire giustamente a rivestire un ruolo primario nel sistema porti del Mar Mediterraneo.
L’agenda di lavoro del Presidente Garozzo è un insieme di fatti, situazioni, procedure, atti in sospeso da troppo tempo e che necessitano di una loro pronta risoluzione. La nostra provincia non è in grado di consentire un’ulteriore dilazione della questione Porto di Augusta in quanto gli altri porti del Mediterraneo hanno accettato la spietata concorrenza che vige nel settore ed hanno iniziato a correre. Eccome se corrono!
Cerchiamo di elencare tutta una serie di criticità colpevoli del mancato decollo della struttura portuale augustana.
Il ruolo degli enti locali. Al di là dei rituali appelli allo sviluppo economico del territorio e alla lotta alla disoccupazione non hanno fatto granché. Nel senso che non hanno creato quelle strutture amministrative e logistiche atte a supportare l’operatività del Porto. Qualche anno fa il progettista incaricato dal Comune di Augusta di redigere il Prg presentò alcune soluzione per lo meno “originali”. Tutte le aree adiacenti al Porto contrassegnate dalla lettera “E” che nei Prg indica le aree destinate all’attività agricola! O, meglio, il golfo Xifonio attraversato da viadotti e ponti… Si ha il senso del ridicolo? E cosa dire della Provincia Regionale che dotatosi dopo molti lustri del c.d. “Piano Territoriale” non sta sviluppando quel coordinamento delle politiche dello sviluppo del territorio come prescritto dalla normativa vigente? Uno dei punti basilari per la piena operatività del Porto di Augusta è che gli enti locali facciano capire con i fatti che la struttura portuale è considerata volano di primaria importanza per il tanto agognato progresso della nostra provincia. Vi immaginate il Porto di Rotterdam senza il decisivo apporto delle istituzioni locali?
Da tempo tutta una serie di infrastrutture sono pronte, ma non operative. Mi riferisco alle nuovi sedi dell’Autorità Portuale e della dogana, a edifici di vario uso, a strutture logistiche e moli. Cosa si aspetta a mandarli a pieno regime? Che il tempo, l’incuria e i vandali facciano il loro corso? L’utilizzo di tutte queste strutture sarebbe un messaggio di chiara manifestazione di volontà politica teso a far capire che il Porto è un’entità reale e concreta. Cioè un’infrastruttura capace di creare commercio, lavoro e produzione. Un’annotazione interessante. L’entrata del Porto di Augusta è così ridotta che non permette l’entrata di carichi eccezionali.
Cosa dire, poi, dell’annosa questione riguardante il dragaggio dei fondali? Vedete a livello internazionale i porti competitivi sono quelli che hanno un tirante d’acqua (*) di circa 17/18 metri. Se non si ha questo parametro le navi portacontainer non possono attraccare. E sono proprio le navi di questo tipo che creano l’attività di un Porto moderno e competitivo su scala internazionale. In riferimento al Porto di Augusta sono previsti fondali di circa 20 metri. Quando inizieranno le procedure di dragaggio dei medesimi? Ciò permetterebbe alle navi fino a 10.000 Teu, ossia “Twenty Foot Equivalent Unit” (**) , di muoversi agevolmente nell’ambito portuale.
Esemplare il caso della Itsa (International Terminal Service of Augusta) costituita il 7 aprile 2004. E’ una controllata del gruppo americano International Trasportation Service (Its) e del gruppo giapponese Kawasaki Kisen Kaisha (Kline). Entrambe le società sono leader mondiali del movimento container. La Itsa aveva ricevuto autorizzazione a iniziare le proprie attività dall’Autorità Portuale di Augusta proprio nel 2004, ma ha lavorato ben poco. Qualche manovra di scarico/carico, corsi di formazione e l’assunzione di 30 dipendenti. Verificato che le autorità competenti non hanno realizzato nulla di quanto promesso, la Itsa decide proprio in questi giorni di andarsene e di licenziare i lavoratori assunti a suo tempo. E poi si parla di sviluppo economico ed occupazione… Quanta malafede.
Inoltre, un Porto deve essere inserito in un sistema portuale nazionale e transnazionale. Quindi, come creare sistema con i porti di Catania, Siracusa e Pozzallo? Ovverossia quali alleanze stringere con altri porti del Mediterraneo? Quale il “core business” delle attività espletate dal Porto? Come deve collocarsi il Porto di Augusta nel complesso sistema del commercio mondiale? Cosa si ha intenzione di fare per promuovere il Porto? Come integrare il Porto con quel poco di ferrovie che rimane in provincia di Siracusa e con l’interporto di Priolo? Ecco, questi sono interrogativi, a mio giudizio, essenziali. E’ fatto obbligo prendere delle decisioni immediate in quanto da altre parti non si aspettano i bizantinismi in cui è invischiata sempre di più la nostra Sicilia. Ricordo a tutti che la Cina avrebbe voluto utilizzare i porti siciliani come porta ideale di accesso all’Europa, ma visto la loro non idoneità strutturale e infrastrutturale si è deciso di acquistarne due nella vicina Grecia! A ciò aggiungo che l’anno prossimo parte la Zona di Libero Scambio. La Sicilia è preparata sulla carta o nel concreto? Una risposta al riguardo sarebbe gradita.
Ecco, Presidente Garozzo i problemi che lei si troverà a gestire e, soprattutto, a sbrogliare affinché il Porto di Augusta non diventi la pietra tombale in cui giace l’anelito allo sviluppo di una provincia da troppo tempo qualificata come “babba”.
Per maggiori informazioni:
Sito del Porto di Augusta
Sito dell’Autorità Portuale di Augusta
Nb:
(*) Distanza verticale tra la parte più bassa di un battello (ovvero della chiglia) e la linea di galleggiamento.
(**) Unità equivalente a venti piedi americani pari a circa 70 metri.