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L’ex monopolio di Stato cerca nome


L’obiettivo è quello di rendere l’ex monopolio un centro di interazione tra le varie realtà che a Bologna si occupano di comunicazione, dalle radio indipendenti alle tele street
mercoledì 10 dicembre 2003, di Cristina Rosati - 4913 letture

La scommessa degli occupanti per un progetto di comunicazione alternativa

E’ passato un giorno dall’occupazione e l’ex monopolio di Stato non ha ancora un nome: è troppo difficile trovare un appellativo per un luogo che vuole essere contenitore delle esperienze più diverse, spazio aperto entro il quale molti possano incontrarsi e contaminarsi reciprocamente. L’obiettivo nella mente degli occupanti è infatti proprio quello di rendere l’ex monopolio un centro di interazione tra le varie realtà che a Bologna si occupano di comunicazione, dalle radio indipendenti alle tele street ( che a Bologna hanno raggiunto un numero così grande che è difficile da quantificare), dai collettivi redazionali agli studenti medi e universitari.

Il gruppo che ha occupato lo stabile, nella prima assemblea pubblica, ha dichiarato di non esser nato in contrapposizione con nessun’altra realtà politica bolognese e ha raccontato il percorso che si è compiuto con questa occupazione. L’idea era nata due anni prima, durante il G8 di Genova, nelle affollatissime assemblee di quei lontanissimi tre giorni. E’ proprio a Genova che in Italia si è manifestato con forza il bisogno di trasformare l’attivismo politico in comunicazione, di essere dunque mediattivisti. Come è noto dopo Genova si è invece assistito ad un portentoso riflusso del movimento, dovuto in parte alla aggressività di un governo antidemocratico, in parte alle difficoltà di un movimento che tentava di farsi un’unica voce anche se attraversata da pensieri troppo discordanti.

L’idea di occupare un spazio a Bologna non è infatti nata in un luogo deputato alla politica, in una sede di partito o in un collettivo indipendente, ma in osteria, davanti ad un bicchiere di vino, intorno ad un tavolo di amici. L’approvazione della futuristica legge Gasparri ha dato l’ultima spinta per la decisione dell’occupazione.

Lo stabile è in condizioni ottimali, stracolmo di tavoli , sedie e addirittura computer e mixer funzionanti: era infatti stato un circolo per anziani, un bar, una osteria e tutto è rimasto lì, pronto per essere di nuovo utilizzato. Ci sono buone possibilità che l’occupazione resista, in quanto non esistono progetti del comune per l’utilizzo dello spazio, un comune che è in piena campagna elettorale e che deve rendere conto dei numerosi palazzi sfitti ed inutilizzati della città.

L’assemblea dell’ex monopolio occupato ha lanciato un appello a tutte le realtà interessate della città perché realizzino in quel luogo i propri progetti. Si torna nuovamente alla resa dei conti: il riflusso del movimento è dovuto realmente alla mancanza di spazi o, in fondo, alla povertà delle idee? Una nuova scommessa è stata lanciata a Bologna, una scommessa ambiziosa, ma non per questo irrealizzabile.

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