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L’enfant sauvage di François Truffaut


L’enfant sauvage di François Truffaut ovvero un esercizio sull’educazione!
mercoledì 17 gennaio 2007, di Donatella Guarino - 2558 letture

Ancora un film, in qualche modo, sull’infanzia. È Il ragazzo selvaggio di François Truffaut, forse tra le pellicole del maestro francese tra le più note e più belle, forse una delle più discusse.

Girato nel 1969 e uscito nel febbraio dell’anno dopo, L’enfant sauvage (e il titolo italiano è fedele all’originale), sceneggiato, interpretato e diretto da Truffaut, è un film sulla comunicazione, il linguaggio, la cultura. E come qualcuno ha scritto, un “omaggio alla fotografia dei film muti”.

“Senza la civilizzazione l’uomo sarebbe uno degli animali più deboli e meno intelligenti” disse il regista francese a proposito di questo film e la situazione che esso rappresenta. L’interesse per il tema affrontato non nacque per caso.

Su Le monde Truffaut aveva letto una recensione del libro di Lucien Malson “I fanciulli selvaggi. Mito e realtà” del 1964, nel quale l’autore, professore di psicologia sociale, analizza cinquantadue casi di bambini privati di ogni contatto con altri uomini, e cresciuti nel più totale isolamento.

Fu colpito dal caso di Victor dell’Aveyron, studiato dal dottor Jean Itard che si era interessato al ragazzo a partire dal suo ritrovamento in una foresta da parte di alcuni cacciatori. Lesse i rapporti alla “Société des observateurs” e fu così che decise di fare un film.

Si racconta una storia vera. Accaduta alla fine del Settecento. Victor è un ragazzo cresciuto con gli animali in una foresta. Il dottor Jean Itard porta questo ragazzo a casa sua, per curarlo.

La serie delle prove alle quali il selvaggio è sottoposto è crudele. Appare così anche la prova della giustizia. Victor è punito e viene rinchiuso nel ripostiglio, al buio. Ma la prova lui l’aveva superata. E per questo si ribella. Truffaut dimostra che tale ribellione è già un atto morale. Il bambino selvaggio si sta “preparando” alla vita!

L’enfant sauvage con Jean Pierre Cargol, François Truffaut, Françoise Seigner, Jean Dasté, Paul Villié.
Regia di François Truffaut, musica di Vivaldi.
Palma d’oro al Festival di Valladolid, Christopher Award (Usa) – Premio Femina Belge, National Catholic Award (Usa).

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