Negli anni Sessanta la fama di Danilo Dolci, che operava in Sicilia già da dieci anni, raggiunse livelli internazionali...
Negli anni Sessanta la fama di Danilo Dolci, che operava in Sicilia già da dieci anni, raggiunse livelli internazionali. Lo attestano gli articoli delle numerose riviste che si occuparono della sua attività, coraggiosa e scandalosa nella Sicilia degli anni 50, soggiogata dalla Mafia e persa nella miseria.
Tra Trappeto e Partitico, nelle province di Trapani e Palermo, un giovane Danilo Dolci, geniale e borghese, era planato da Milano, e si era subito mostrato disposto a lottare o morire per dare un’opportunità alle genti siciliane: dagli scioperi della fame, alla creazione di centri i documentazione e studio per la sviluppo della Sicilia, alle lotte di proposta con relativo arresto, conosciute sono le gesta e le idee del sociologo cattolico Dolci. Qualche carta meno nota è ancora tra le righe degli articoli e dei servizi della stampa mondiale. Tra l’altro: l’americano The Nation si occupò parecchio di Dolci. Nel numero di aprile del ’61, Norman Thomas di Giovanni in un articolo dal titolo Banditry and the riverse strike, scrive della pubblicazione in America del libro di Dolci, Outlaws.
I temi principali del testo vengono enucleati e spiegati ai lettori, e si insiste sul ruolo che secondo Dolci può avere la scuola nella prevenzione della criminalità giovanile. Qualche mese dopo, Robert Hatch recensisce A Passion for sicilians: The World Around Danilo Dolci di Jerre Mangione (Willianz Morrow & CO). Mangione è stato in Sicilia a studiare Danilo Dolci e la sua attiva presenza nella Sicilia occidentale. Lui, di famiglia siciliana, aveva già scritto un libro sulla comunità americana che proveniva dal paese dei suoi, Montallegro, titolandolo appunto col nome del luogo siciliano, in provincia di Agrigento.
Nell’esperienza di Dolci, nel libro viene descritta la sua tenacia nel contrastare la mafia, nel farlo combattendo con l’ostilità di certa Chiesa e soprattutto contro la ‘fatalistic ignorance’ del popolo siciliano e come in tutto questo egli ‘uses himself without reserve’. Tanto da farlo chiamare da tutti ‘il Santo’. Ma non solo nei periodici famosi e per un pubblico colto e forte nella lettura vengono date notizie sull’attività di Dolci: anche nelle riviste popolari e di larga diffusione. E’ il caso del mensile francese Top che in un numero del 1963 dedica un ampio servizio a Danilo Dolci.
L’articolo ripercorre la vita di Dolci, dal suo originario interesse per l’architettura alla sua ‘aventure apparemmet folle’ in Sicilia, dall’arresto per al processo durante il quale si mobilitarono in difesa di Dolci intellettuali, uomini di chiesa e gente comune con un impeto tale da richiamare l’attenzione internazionale sul processo Dolci e di conseguenza sul ‘problema’ Sicilia. Tradizione, ignoranza, apatia dei siciliani sono chiaramente frutto, per Dolci di un secolare dominio della mafia alleata al potere politico che ha avuto tutto l’interesse a mantenere oppresso e passivo il popolo siciliano.
Sviluppo economico e sociale, equo e condiviso è il progetto di Dolci, attorno al quale una schiera di economisti, architetti, sociologi, giovani intellettuali siciliani e volontari: in una esperienza che durata un ventennio ha costituito in Sicilia un laboratorio progettuale e formativo che è passato alla storia, che ha dato stimoli e frutti ancora presenti e produttivi, che è, oggi, rievocato da più parti e riproposto nei suoi contenuti progressivi, a partire da un recupero della memoria del suo ispiratore, Danilo Dolci, sul quale è in cantiere - tra le altre cose- un film. Per cui i frammenti documentali della sua attività servono tutti a recuperare pezzi che concorrono alla definizione della totalità di un’esperienza tra le più costruttive nella Sicilia del novecento, come questo dialogo ricostruito nella rivista francese Top tra Dolci e il padre, appena prima di abbandonare una ‘sana e normale’ carriera professionale per servire la causa dei poveri in Sicilia:
Je ne peux councilier la gloire et l’argent avec a conception de l’existence, explique-t-il à son père. Désormais je consacrerai ma vie à soulager les pauvres. Pas par les bonnes oeuvres mais en payant moi-mème de ma persone... J’abandonne mon métier ! Son pére le supplie, tempéte :
Tu es fou. Persone n’a jamais changé le monde. Tu regretteras cette folie lorsque tu seras ruinè aussi. Danilo dolci répond seulament :
Mon idèal n’est pas seulament de batir des maisos pour des riches. Mon choix est fait. Sa fiancée accourt :
Si tu m’aimes, lui dit-elle, abandonne ce funeste projet, épouse-moi, je te donerai des enfant set nous serons heureux. Méme à elle, Danilo tient tete, doucement mais fermement.
Si tu m’aimes, viens avec moi, nous serons heureoux d’une autre manière.
Un dialogo e un servizio giornalistico utile oggi, quello contenuto nelle pagine di Top, alla stessa Francia, attraversata in questi mesi da una violenza che nelle periferie cittadine è prodotta da una miseria che ha gli stessi colori e umori di quella siciliana del dopoguerra, che ora esplode e mette a fuoco e fiamme tutto ciò che incontra: per capirne le ragione e individuare i rimedi è forse utile rileggere, ancora una volta, Danilo Dolci.