A proposito degli immigrati sulle gru, il ministro dell’Interno ha dichiarato che "La legge è uguale per tutti, va rispettata". E’ riuscito a dire questa frase senza scoppiare a ridere
Finalmente ho sentito pronunciare parole chiare da un politico. Ne sentivo un bisogno profondo in questo momento difficile che attraversiamo. Un bisogno, direi, epidermico quasi che le parole non assolvessero più il loro ruolo. In realtà tutti parlano troppo, ma difficilmente uno si fa capire o dice cose ponderate, pensate profondamente. Quando, invece, ho sentito parlare Roberto Maroni, suo malgrado ministro dell’Interno, sono rinato e ho capito che la Provvidenza esiste e ogni tanto si fa sentire.
Negli ultimi tempi, Maroni è stato al centro della questione Ruby con le sue dichiarazioni in Parlamento sulla famigerata notte del 27 maggio alla questura di Milano. Una versione che faceva acqua da tutte le parti, ma che Maroni è riuscito a leggere fino in fondo senza neppure mettersi a ridere e poi la questione Saviano che ha un momento alto quando il ministro sfida lo scrittore con la memorabile frase: “Guardiamoci negli occhi”. Ma non voglio parlare di questi episodi, quanto piuttosto da ciò che ha detto sugli immigrati di Brescia e Milano aggrappati su gru e ciminiere. Intanto ha ricordato una cosa che tutti dovrebbero sapere e cioè che “La legge è uguale per tutti, va rispettata”. Questa volta era il suo principale a scompisciarsi dalle risate ma il ministro non pago di tanta pensosa riflessione ha così continuato: “La legge non si cambia né possiamo violarla perché uno si mette a fare gesti eclatanti… Se uno ha fatto domanda per essere ammesso alla sanatoria e non è né colf né badante non vedo perché concedergli il permesso di soggiorno… Se un immigrato è stato truffato da qualcuno, lo denunci e noi lo perseguiremo. L’unica cosa che mi dà fastidio è sentire che lo Stato ha truffato qualcuno. Finché sarò io ministro, gli immigrati non avranno mai il diritto di voto”.
Converrete con me che sono frasi nello stesso tempo chiare e profonde. Anche perché Bobo si è sempre battuto per la legalità e non è che la legge si può cambiare “perché uno si mette a fare gesti eclatanti”. Infatti, nel 1996 Maroni era stato condannato a 8 mesi perché, secondo la Digos, aveva tentato di impedire una perquisizione nella sede della Lega, a Milano, impedendo “ la salita della rampa di scale… bloccando per le gambe gli ispettori Mastrostefano e Amadu”. La Camera però lo salva (come del resto tutti, indipendentemente dal partito che appartengono) e alla fine la Cassazione conferma per Maroni la condanna d’Appello commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro.
Maroni è stato imputato anche come ex capo delle camicie verdi con l’accusa di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge, ma un provvidenziale Decreto legislativo del 15 marzo 2010 ha abrogato questo divieto. Bobo, così, non è più imputato. Rimane però in ballo una presunta tangente ed evasione fiscale perché, secondo l’accusa, tra il 2007 e il 2008, avrebbe ricevuto 60 mila euro fatturati come consulenze legali dalla società Mythos.
A Bobo dà fastidio sentire dire “che lo Stato ha truffato qualcuno” ma non che molti italiani truffano lo Stato grazie all’evasione fiscale ed è per questo che lui combatte strenuamente, cavaliere senza macchia, la sua battaglia di legalità. Possiamo proprio stare tranquilli perché finché ci sarà lui come ministro, “gli immigrati non avranno mai il diritto di voto”. Uno dei problemi più gravosi nel nostro Paese. Non le mafie, le speculazioni, le truffe ordite dai potenti, i precari, i posti di lavoro che mancano, i monumenti che crollano. No. Il dramma degli italiani quando si svegliano la mattina è un dubbio atroce: voteranno o no gli immigrati? Roba da togliere il sonno residuo.
Sono parole di grande levatura che dimostrano il percorso intellettuale di Bobo. Avvocato, militante prima dei marxisti-leninisti e poi di Democrazia proletaria è un suonatore di organo e di sassofono. E’ anche Cavaliere dell’Ordine Piano, un ordine fondato da Pio IX e che, oltre a Bobo, ci stanno vari personaggi del passato e del presente, da Benito Mussolini a Gianfranco Fini, da Galeazzo Ciano a Giorgio Napolitano, da Francesco Cossiga a Ciampi e tanti altri. Sarebbero i cavalieri che facevano la scorta al papa. Ecco, lui è uno di questi. D’altronde il passo è breve: dai marxisti-leninisti a cameriere di spada e cappa del papa. Quando i ministri si riuniscono, in quel museo delle cere (e cerone) che è il Consiglio dei ministri, si guarda sempre con grande apprensione nella direzione di Bobo preoccupati che voglia suonare l’organo Hammond vestito da cameriere del papa, con spada e cappa. Ma lui Bobo, il Cavaliere Piano, non degna uno sguardo e altezzoso va a telefonare ai prefetti di Brescia e Milano.
Signor ministro, eclatante è un brutto francesismo. La prossima volta usi clamoroso, eccezionale, anche splendido non è male. Pensi come cambierebbe il senso delle sue parole. Comunque se proprio vuole usare questo aggettivo lo usi per sé. Magari detti al suo ufficio stampa questo comunicato: “Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, cavaliere dell’Ordine Piano, con un gesto eclatante ha difeso la lotta dei lavoratori stranieri, costretti, per farsi notare, dopo essere stati truffati, a stare 17 giorni su una gru. La legge è uguale per tutti e va rispettata. Per questo sento vergogna di quel che ho detto a suo tempo e ho deciso di andare anch’io, per solidarietà, sulla gru con loro”.
Questo sì sarebbe un gesto eclatante, veramente eclatante. E potrebbe con soddisfazione, la mattina prima di uscire, guardarsi allo specchio, guardarsi negli occhi con coraggio e senza vergogna.