Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Città invisibili |

L’asina che morì di lavoro


In merito alla vicenda dell’asina di Castelbuono stramazzata al suolo non posso che esprimere tutta la mia rabbia. Gli animali si rispettano, si amano, non si fanno lavorare. E’ stata l’asina a voler fare l’operatrice ecologica? Avrebbe messo un cane al suo posto? Paola Re.
mercoledì 6 settembre 2017 , Inviato da Redazione - 580 letture

Nel Comune di Castelbuono (PA), un’asina è stramazzata al suolo per la fatica.

La notizia non è così sorprendente, visto che è sempre più frequente leggere di cavalli che trainano carrozze cadere al suolo per l’incapacità di sopportare quel lavoro troppo pesante e stressante per loro. Proprio in Sicilia, il mese scorso è toccato a Oliver morire di una morte assurda e umiliante.

Questo caso di cronaca pone ancora una volta il problema in primo piano. L’asina in questione è una “lavoratrice” …con tutte le carte in regola… poiché è assunta dal Comune per fare la raccolta differenziata. Dopo l’incidente accadutole, ovviamente sono scoppiate le polemiche alle quali il Sindaco di Castelbuono ha replicato: «Invito tutti coloro che si stanno interessando tardivamente a questo metodo di raccogliere i rifiuti a venire a Castelbuono o di collegarsi su Google, cercando Castelbuono Asini, per visionare le decina di video dedicati a questo servizio dalle più importanti testate giornalistiche mondiali. Inoltre, basta vedere la reazione dei cittadini di Castelbuono per comprendere che noi i nostri asini li amiamo».

Ho colto l’invito del Sindaco e ho guardato uno dei video in cui ho visto una scena di una tristezza inesprimibile. Un animale schiavo, imbrigliato, bardato, caricato con dei pesi viene condotto in giro per il paese a lavorare. Eh sì... deve pur guadagnarsi la pagnotta...

Oltre al video, ho anche cercato informazioni del progetto sul sito web del Comune di Castelbuono:

“C’è un paese in Sicilia, in provincia di Palermo, (…) Lì, tempo fa, le famiglie tenevano l’asino o il mulo, poi la civiltà contadina è andata in decadenza e gli asini non li voleva più nessuno. Senonché, otto anni fa, sono tornati utili per fare la raccolta differenziata porta a porta. Questo paese si chiama Castelbuono: (…) E’ lì che nel 2007 l’allora sindaco Mario Cicero si è inventato un modo ecologico, originale, simpatico per fare la raccolta differenziata: sei asine di razza ragusana girano per i quartieri del centro storico, accompagnate da un operatore, raccogliendo i rifiuti porta a porta. Le ragioni sono chiare e condivisibili. L’asino non inquina, l’auto compattatore sì, soprattutto nelle piccole vie di un borgo medievale. L’asino è economico, si stima un costo annuo di 2000€ tutto compreso, mentre le spese per un mezzo a motore ammontano a 8000 € l’anno. (…). Con le asine il sindaco ha avuto la trovata giusta. Adesso tutti gli abitanti del paese le conoscono, le coccolano e hanno imparato quanto si possa vivere meglio senza il rumoroso e inquinante auto compattatore. In più i dati della raccolta differenziata sono saliti molto, rendendo Castelbuono uno dei comuni siciliani più virtuosi in questo senso. (…) A dare ulteriore lustro e un significato sociale al progetto, si è scelto di affidare il ruolo di netturbini, accompagnatori delle asine, a cittadini che vivono in condizioni di disagio sociale. L’esperienza virtuosa è stata già replicata in diverse cittadine italiane e anche all’estero, grazie al grande interesse suscitato su tutti i media nazionali e internazionali: persino la BBC ha fatto un servizio su Castelbuono e i suoi asini.”

Se da una parte l’incidente accaduto alla disgraziata asina mi suscita molta rabbia, dall’altra provo una gran pena per l’arretratezza culturale in cui si trova questo paese che non riesce a capire quanto sia alto il prezzo da pagare per non sentire più il “rumoroso e inquinante auto compattatore”. Chi lo paga? Un animale, quindi poco importa.

Definire questo schiavismo “ecologico, originale, simpatico” è una mistificazione ed è una presa in giro della dignità delle sei schiave a quattro zampe.

E, come se non bastasse il danno, ecco la beffa: fare svolgere a “cittadini che vivono in condizioni di disagio sociale” un lavoro basato su dominio e schiavitù non è affatto educativo, anzi, è esso stesso un disagio. Gli animali hanno sempre lavorato al servizio dell’essere umano ma questa non è una buona ragione per continuare a farli lavorare perché essi non sono macchine e nel terzo millennio è ora che lo si riconosca.

A Sala Biellese (BI), esiste Il Rifugio degli asinelli un luogo in cui gli asini sono davvero coccolati, non costretti a lavorare. Purtroppo qui arrivano anche asini “a fine carriera”, dopo avere condotto una vita come quella che conducono le sei asine di Castelbuono.

Gentile signor Sindaco, ci ripensi, e fermi quel progetto che riporta Castelbuono indietro nei secoli.

Paola Re



Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
Ricerca
Inserisci la parole da cercare e premi invio
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica