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L’arte di arrangiarsi. Storie di azzeccagarbugli e di segretarie


Il Sud, in genere, ma in modo particolare la Sicilia è conosciuto per la sua arte dell’arrangiarsi. E si sa, le buone abitudini sono difficili da scardinare.
mercoledì 4 ottobre 2006, di Piero Buscemi - 4001 letture

L’arte dell’arrangiarsi, da sempre, ha accompagnato le storie e le leggende della Sicilia. Le soluzioni creative per ridurre il divario socio-economico con il resto di Italia, hanno riempito le pagine dei giornali e della letteratura isolana. Il connubio, poi, di quest’arte con il lavoro, appare scontato.

Una prova di questo, che è più di un luogo comune, ci è stata consegnata dalle vite arrampicate dei venditori ambulanti dei nostri mercati. O dai tricicli improvvisati all’uscita degli stadi di calcio, a vendere panini, pizzette o panelle. O dai tanti parcheggiatori abusivi, in lotta da sempre contro i vigili urbani e sostenuti da automobilisti, più o meno accondiscendenti.

Ma esistono attività più nobili di quelle appena descritte, che accomunano il popolino da strada con i detentori del pezzo di carta, tanto decantato dai nostri padri. Uno fra tanti, il consulente fiscale. Questa figura del panorama tributario italiano, con il quale tutti i cittadini devono fare i conti ogni anno, sta rivestendo un ruolo sempre più determinante, per districarsi nella complicata normativa fiscale del nostro paese.

E’ risaputo che, malvolentieri al Sud il cittadino si documenta sulle norme da seguire per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi nelle sue varie forme, quali il mod.730 o l’UNICO. Rivolgersi ad un esperto, o presunto tale, consente di dedicare il proprio tempo ad attività meno noiose rispetto alla spulcia di fatture, scontrini, rendite catastali, detrazioni o deduzioni (a seconda dei governi in carica).

Non ci soffermiamo a discutere sulla competenza di questi professionisti delle tasse, da pagare o da rendere più digeribili, né appare di facile spiegazione la scelta di rivolgersi ad essi, quando nel caso di cittadino pensionato, si ha facoltà di presentare la dichiarazione dei redditi all’ente che eroga la pensione (di solito l’INPS). E in forma completamente gratuita. Sì, perché non è dato sapere con precisione l’indennizzo dovuto al servizio reso dagli organi conosciuti come CAF (centri assistenza fiscale), ma resta ferma la necessità della sottoscrizione della tessera del sindacato, con conseguente versamento della quota. O dell’onorario per il professionista.

Non ci soffermeremmo neanche su qualche problema che si presenta ad agosto, il mese della resa dei conti. Ma per rispetto all’informazione, accenniamo qualche notizia in merito. In pratica, nel mese di agosto l’importo a conguaglio del 730, in caso positivo, verrà erogato con la rata di pensione (ricordiamo che per i lavoratori dipendenti, il mese interessato è luglio), e in caso negativo, verrà dilazionato in più rate. I responsi delle dichiarazioni dei redditi presentati dai CAF, però, talvolta non mancano di sorprese, perché errare, si sa, è cosa umana.

Diventa difficile per il contribuente sanare queste situazioni. I mezzi ci sono, ovviamente. Si va dal modello 730 integrativo, a quello correttivo. O eventualmente, alla presentazione del modello UNICO a correzione. Dipende dai singoli casi e talvolta, le rettifiche possono ricadere nell’applicazione di varie forme di sanzione. Penoso mettersi nei panni del vecchietto, che ha già quantomeno sborsato i soldi della tessera sindacale, combattuto se rivolgersi alla stessa professionalità che gli ha inoltrato la dichiarazione dei redditi, o cambiare parrocchia con l’incognita di una nuova tessera da sottoscrivere. O un nuovo onorario da sborsare.

Ma l’arte lavorativa dei consulenti fiscali non si limita a questo. Lo abbiamo riscontrato fermandoci a parlare con Samanta e Debora (usiamo nomi di fantasia), due giovani e vivaci ragazze che svolgono mansioni di segreteria alle dipendenze di uno dei tanti commercialisti siracusani. Occorre fare una premessa: come abbiamo visto, la figura del consulente fiscale può essere rivestita dal commercialista, nel senso stretto della parola che lo identifica o può essere surrogata dai tanti enti di patronato che, una volta all’anno, svolgono anche la funzione di assistenti alla compilazione e presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Questi ultimi, inoltre, mantengono l’importante ruolo di intermediari tra il cittadino e la pubblica amministrazione, quali l’INPS, l’INPDAP o gli Uffici del Governo (le vecchie Prefetture), per citarne qualcuno.

Ribadiamo: questi ultimi. Nel senso che il commercialista tipo, con il suo ufficio privato, le sue avvenenti segretarie e la sua professionalità non è riconosciuto legalmente per trattare pratiche con la pubblica amministrazione, che non siano di stretta pertinenza con la sua attività. Gli enti di patronato, invece, ne hanno piena facoltà a seguito di una delega predisposta e firmata dall’assistito. Potremmo aggiungere che il cittadino può rivolgersi al patronato gratuitamente, come previsto dalla legge, ma preferiamo non addentrarci negli accordi segreti che regolano questi rapporti privati.

Su questi contatti tra la pubblica amministrazione e l’esterno, Samanta e Debora hanno confermato la confusione che regna nello stabilire il confine tra il lecito e la consuetudine. I loro problemi nascono dalle pretese, a loro detta, dei clienti dell’ufficio che avendo versato un onorario per materie fiscali, ritengono che il commercialista abbia il dovere di trattare anche pratiche di diversa natura, quali quelle previdenziali o assistenziali. La paura del commercialista di perdere un buon cliente, lo incoraggia ad esporsi ad eventuali diatribe e conseguenti rifiuti degli impiegati della P.A.

Il risvolto della medaglia di questa, già assurda situazione, è rappresentato dalla scelta del commercialista di non esporsi personalmente, ma di farlo tramite le Samanta e le Debora del caso. Le due segretarie si addossano l’onere (molto poco l’onore) di violare il limite di competenza, sfiorando molte volte la lite, per soddisfare le richieste del loro datore di lavoro, inoltrando richieste approfondite sulla situazione contributiva o debitoria dei loro clienti.

Abbiamo fatto notare alle due segretarie, la presenza nella legislazione italiana della legge n.675 del 31 dicembre 1996 e delle sue successive integrazioni, che tutela i cittadini, in materia di dati personali e sensibili. Le due ragazze, all’unisono, hanno replicato: “E quale legge tutela noi, che siamo ancora senza contratto di lavoro?”

Alla faccia della privacy. Forse, avrebbe detto Toto’. E della lotta al lavoro nero, aggiungiamo noi.

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L’arte di arrangiarsi. Storie di azzeccagarbugli e di segretarie
18 ottobre 2006, di : Ascipide

EH no caro Piero! Anche qui come nel resto di girodivite si vuole mistificare la realtà l’arte di arrangiarsi e napoletana o se vogliamo essere proprio elastici campana. La sicilia e conosciuta per altre cose: i pizzini, le coppole l’etna, la mafia i carretti, u cuttiddu, i cannoli, la lupara ecc.... Non cominciamo a prenderci meriti e caratteristiche altrui.
    L’arte di arrangiarsi. Storie di azzeccagarbugli e di segretarie
    19 ottobre 2006, di : Piero Buscemi

    Secondo me, sei poco informato e ti informi poco, ma se avessi letto il pezzo con più attenzione, ti saresti accorto che nella premessa si parla del Sud in genere e poi, della Sicilia.

    Comunque, il cinema ha dedicato un film all’arte dell’arrangiarsi, e guarda caso, è ambientato a Catania:

    L’arte di arrangiarsi

    CAST

    Franco Coop Armenia Balducci Alberto Sordi Elli Parvo Marco Guglielmi

    TRAMA

    Il catanese Rosario Scimoni, detto Sasà, dal 1912 al 1953 cambia casacca a ogni mutar di vento politico traendone profitto. Pur smussando l’acre moralismo satirico di Brancati che gli aveva già fornito i copioni di Anni difficili e Anni facili per puntare sui risvolti comico-patetici, Zampa va egualmente a segno, grazie anche a un Sordi in gran forma.

    CREDITI

    Titolo originale: L’Arte Di Arrangiarsi Regia: Luigi Zampa

    Anno: 1954 Nazione: Italia Durata: 95’

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