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L’architettura mentale di Damiano Gulluni


Attraverso un fitto gioco di rimandi, Damiano Gulluni indaga l’universo, scava la psiche, dissolve i sentimenti nelle gocce iridescenti della pittura e nelle perle opalescenti della poesia...
mercoledì 26 dicembre 2007, di Damiano Gulluni - 561 letture

L’architettura naturale, murale, preistorica si fa architettura lineare, pittorica, mentale nella geometria morbida, nella planimetria informale, nel gesto segnico del caleidoscopio cromatico di Damiano Gulluni. Covinto assertore della poetica di Piet Mondrian, della dottrina di Chevreuil e dell’arte di Paul Klee, Gulluni supera la realtà fenomenica, il mondo visibile, le mille verità, presentando la sua opera omnia come il labirinto della mente, il flusso della coscienza e l’estro della creatività.

L’allegoria della creazione si erge in segni svolazzanti, segni stravaganti ed immagini oniriche, sull’ossatura di disegni ornati, idee astratte, visioni cosmiche, con la preponderanza del colore squillante: simbolo della gioia di vivere e della pace interiore, oltre la depressione, la solitudine e l’inquietudine, che travagliano il mondo. I vuoti ed i pieni delle sue composizioni sono le rientranze e le sporgenze, le barriere e le muraglie dell’anima umana, in lotta perenne, per l’affermazione del bene, contro l’arco scuro del male occulto, mai totalmente sconfitto, ma sempre in agguato. Alla lotta intrapresa da Damiano Gulluni, contro le forze negative dei mali esistenziali, con carnevali festosi,, zingare indovine, foreste amazzoniche, in verdeggianti vegetazioni e sfolgoranti costumi, corrispondono una pittura d’azione ed un’arte ottica, capaci di catturare l’attenzione del fruitore, per non abbandonarlo mai più.

Ogni sua composizione è orchestrata non secondo rigide leggi geometriche, ma in base alla sezione aurea, in senso ideale, oltre la durata del tempo, misurato sulle lancette dell’orologio, ed il ritmo meccanico dello spazio, limitato da ristretti confini.

Attraverso un fitto gioco di rimandi, Damiano Gulluni indaga l’universo, scava la psiche, dissolve i sentimenti nelle gocce iridescenti della pittura e nelle perle opalescenti della poesia. Le sue fantasie poetiche non distinguono il figurativo, sulla tela, dallo spirituale nell’arte, ma concretizzano i suoi mutevoli stati d’animo in fantasmagorie cromatiche, di colori, in perenne movimento e di pensiero, in perenne divenire, nella sua architettura mentale. Gianni Latronico

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