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L’approdo a destra dell’Europa

Un intervento del sociologo Salvatore Turi Palidda (Pressenza)

di Redazione - domenica 17 settembre 2023 - 730 letture

L’approdo a destra dell’Europa è ormai evidente, nonostante finora la destra abbia vinto solo con il 27% o il 30% degli elettori aventi diritto di voto, grazie ad un forte astensionismo che quasi ovunque si suppone sia di chi prima votava a sinistra.

Nei media è diventato abituale leggere che “c’è stato un cambiamento antropologico”. In realtà è certo che dall’inizio degli anni ’70 la “controrivoluzione del capitalismo neoliberista” ha sconvolto profondamente tutte le società. Si è avuto la fine della società industriale conosciuta da due secoli, la fine delle grandi strutture produttive, del proletariato di fabbrica che influenzava in una certa misura tutta la popolazione e faceva paura ai dominanti. Da allora in poi, la destrutturazione economica, sociale, culturale e politica è stata devastante. Si è quindi assistito al proliferare della segmentazione eterogenea e instabile di ogni tipo di attività e quindi all’individualizzazione delle posizioni lavorative, alla diffusione del subappalto anche “in cascata”, del precariato e del lavoro semi-nero nero totale nelle economie sommerse. Queste sono sempre più diffuse – in Italia il 32% del PIL come le stima Eurispes – e sono fortemente sostenute dalle destre perché lo richiede il loro elettorato. E’ in primo luogo il “popolo” gli evasori fiscali e delle contributi sociali poiché abitualmente pratica il super-sfruttamento; perciò chiede anche la tolleranza verso tutti i suoi illegalismi, quindi delle forze di polizia al suo servizio e anche zelanti contro i lavoratori che si ribellano a questa situazione.

La gigantesca mobilitazione in Francia contro la riforma delle pensioni è stata sconfitta dalla svolta a destra del regime di Macron-Darmanin. Ma in nessun altro paese c’è stata una tale mobilitazione, anche se la resistenza è diffusa ovunque e continua a ripetersi (anche perché è sempre una questione di sopravvivenza). Solo in Spagna le destre non hanno vinto, ma solo di poco.

Gli elettori di destra e dell’ex-sinistra (in Italia e altrove) sembrano ancorarsi con forza alla difesa del neocolonialismo e dei privilegi che elargisce o promette di concedere. Sta qui la radice del brutale super-sfruttamento oggi diffuso e quindi la radice dell’odio contro i migranti che il “popolo” delle destre (e in parte dell’ex-sinistra) vuole inferiorizzato in tutti i sensi. Il fascismo “democratico” si impone quindi ovunque (“democratico” perché pretende di essere legittimamente eletto). E qui sta la radice del neo-razzismo, del sessismo e del brutale super-sfruttamento dei lavoratori senza protezioni. Non c’è bisogno di colpi di stato o guerra civile come negli anni Venti e Trenta (con il fascismo in Italia, il nazismo in Germania, la dittatura autarchica di Franco in Spagna, ecc.). E non c’è quasi nessuna resistenza perché la maggioranza dei lavoratori non vive nelle condizioni favorevoli alla dinamica collettiva che può portare alla resistenza (la densità dinamica di cui parlava Durkheim). Ma non manca la riproduzione delle rivolte e sommosse dei “dannati del liberismo-neocoloniale”.

Si può quindi dire che l’Europa rilancia la sua natura del 1957 segnata dalla Francafrica diventata Eurafrica (vedi l’ottima recensione del libro di Peo Hansen et Stefan Jonsson di Ludovic Lamant e la prefazione a questo libro di Etienne Balibar). Questa tendenza è alimentata da una gestione degli affari europei che la Commissione di Bruxelles non manca di sottomettere a 1.250 lobby e di fatto alla corruzione. Allo stesso tempo assistiamo a una sfacciata banalizzazione dell’estrema destra in tutti i paesi europei. In totale sprezzo della retorica europea sui diritti umani, Frontex persevera nelle sue pratiche criminali e le morti di migranti nel Mediterraneo e nella Manica continuano ad aumentare. In questo contesto non sorprende che si sia passati da Jean-Claude Juncker (vedi: voir investigazioni dell’ICIJ note come Lux-leaks) a Ursula Von der Leyen, entrambi piuttosto coinvolti in affari sporchi e ben collegati a lobby (tra l’altro losche I fatti: nel 2015 – allora ministro della Difesa – fu coinvolta nello scandalo dell’acquisto di 138 elicotteri da guerra; nel 2019 promosse la politica tedesca di esportazioni di armamenti in Arabia Saudita e Turchia.

In vista delle elezioni europee del 2024, ha assunto impegni a favore della destra e promette molto di più di una rottura nell’agenda verde dell’UE per “proteggere meglio l’industria”; ha anche difeso l’ignobile accordo con la Tunisia. Tutto suggerisce che lei miri a posizionarsi come leader di un’Europa chiaramente virata a destra, molto zelante al servizio della lobby militare (proprio come Josep Borrell, alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente presidente della Commissione europea).


Salvatore Turi Palidda è sociologo, è stato professore presso Università degli Studi di Genova. Ha studiato a Parigi all’EHESS - Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. L’articolo è stato diffuso da circuito di Pressenza.



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