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L’antidemocrazia

Le democrazie moderne sembrano connaturate da una tendenza ad essere contro qualcuno o qualcosa. La democrazia non è la più spietata nemica di se stessa?
di Emanuele G. - martedì 12 novembre 2013 - 2247 letture

C’è un male endemico che alberga nel cuore delle democrazie contemporanee: l’antidemocrazia. E’ come se la democrazia fosse la più spietata nemica di se stessa. Immaginiamoci la democrazia come la cellula basilare della struttura sociale di un gruppo. Le cellule al fine di sopravvivere creano degli anticorpi che hanno la funzione di mitigare le aggressioni endogene o allogene. Arrivando all’assurdo di distruggere la medesima cellula. La democrazia si comporta nello stesso modo delle cellule. E’ insito nel suo codice genetico l’eventualità che possa manifestare delle dinamiche ad essa opposte. Nello stesso momento che c’è la democrazia si appalesa il contrario. Cioè l’antidemocrazia. La democrazia – per così dire - nasce con accanto l’antidemocrazia.

A rigor di logica la democrazia dovrebbe permettere a tutti di soddisfare le proprie esigenze vitali. Per due motivi basilari. Il primo attiene al fatto che la democrazia pone ognuno di noi sullo stesso piano. E’ il cosiddetto principio dell’eguaglianza dinanzi la legge. Il secondo riguarda il principio di libertà. Gli esseri umani non devono essere soggetti ad alcune costrizione con lo scopo di affermare la propria volontà. Gli accadimenti storici dimostrano tuttavia il contrario. Sempre per due cause speculari ai motivi indicati poc’anzi. Il principio di eguaglianza è solo formale perché di fatto gli esseri umani non sono uguali fra di loro. La legge ne riconosce l’eguaglianza, ma le società contemporanee sono costruite su fortissime diseguaglianze. Diseguaglianze – è questa la seconda causa – che restringe di molto il principio della libertà. Come si fa a dire che un uomo o una donna sono liberi se non sono in grado di provvedere alla soddisfazione delle esigenze primarie vitali? Avete visto come i principi di eguaglianza e di libertà contengano in loro stessi dei principi antitetici? E se già codesti principi generano principi opposti si può ben credere che la democrazia è in grado di produrre l’antidemocrazia.

Andiamo su casi specifici. Che la realtà di tutti i giorni ci porge in continuazione. Spingendoci ad osservare e riflettere.

a) Una delle principali funzioni dello Stato è la normazione. Attraverso questa funzione si creano materialmente le leggi e gli altri dispositivi legislativi che regolano le società contemporanee. Il principio che dovrebbe sovrintendere a tale funzione dovrebbe essere quella dell’imparzialità. Cioè una legge non dovrebbe favorire un preciso interesse, ma avrebbe da rispettare quello più generale afferente all’intero corpo sociale. Così non è in quanto nel complesso processo di formazione di una norma o di una legge vengono poste in essere pressioni più o meno lecite affinché sempre quella norma o legge favorisca quell’interesse piuttosto un altro. Una contraddizione evidente fra il principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione e la realtà ove si manifestano evidenti diseguaglianze;

b) Spesso l’azione degli Stati moderni non riesce a cogliere che le società contemporanee sono un insieme complesso – qualche volta inestricabili – di interessi. Nel senso che la non conoscenza dell’insieme delle rappresentanze d’interessi spesso porta a delle conseguenze alquanto difficili da gestire. Prendiamo il caso della Tav che dovrebbe collegare la Francia e l’Italia nel quadro di un processo di infrastrutture di trasporti paneuropee. La decisione è certamente lodevole poiché la mobilità di persone e merci viene considerata uno dei principi fondanti dell’Europa unita. Orbene, la decisione di costruirla ha inscenato una vivace diatriba (qualche volta sfociata in atti di violenza) fra interessi contrapposti. Da un lato l’interesse dello Stato a che l’infrastruttura strategica si realizzi. Dall’altro l’interesse delle comunità locali piuttosto contrarie alla medesima per comprensibili ragioni di carattere ambientale. La democrazia dovrebbe essere quel prezioso strumento mediante il quale tutti hanno identiche possibilità ed invece avviene un processo del tutto opposto. La selezione degli interessi mediante il gioco degli stessi;

c) I partiti politici dovrebbero scegliere la loro classe dirigente dando libero accesso a quanti vogliono contribuire alla democrazia o più prosaicamente al benessere di un dato territorio. Sarebbe un processo emozionante poiché coinvolgerebbe moltissime persone che si sentirebbero coinvolte in un’azione di miglioramento e radicamento degli istituti democratici sia a livello nazionale che periferico. Tuttavia, non avviene nulla di tutto questo. I partiti di oggi sono l’estrinsecazione di interessi di fazioni o di parti. Pertanto, qualsiasi tipologia di processi interni ad essi sono governati da logiche di appartenenza e non di inclusione. Se tu appartieni a me o al mio gruppo puoi andare avanti. Se sei fuori dalla mia logica di potere allora ti ostacolerò con tutte le mie forze. Il risultato è che i processi di selezione della classe dirigente di un partito non avviene secondo i principi di eguaglianza e libertà, ma secondo quelli della selezione per interessi.

Avete visto come sia estremamente facile creare un principio antagonista a quello di democrazia? Ciò avviene per quanto già anticipato in premessa. Ovverossia che la democrazia fin dal suo momento fondativo crea un suo alter ego. Un alter ego che con il passare del tempo diventa la norma relegando di fatto la democrazia a una pura speranza. Se non si vuole ciò è necessario sostanziare la democrazia. Se non la si sostanzia si rischia di farla apparire un’espressione priva di ogni significato reale. Ecco un principio vacuo. E visto la situazione sociale complessa che stanno vivendo l’Italia e l’Europa abbiamo bisogno di una democrazia che al momento è solo una bella parola, ma non di più?


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