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L’antica Roma commerciava con l’India

La globalizzazione è da sempre esistita
di Emanuele G. - lunedì 5 novembre 2018 - 905 letture

Il commercio, da sempre, è stato un volano incredibile delle dinamiche dei rapporti fra stati o continenti. Anzi, lo si può considerare quale un elemento insostituibile per l’affermarsi della civiltà e del progresso. Attraverso il commercio sono venuti a contatto persone e popoli di differente cultura che hanno iniziato a confrontarsi proprio grazie al commercio. Ciò ha aiutato - in maniera probante - gli scambi interculturali e la diffusione del sapere.

Oggi vi voglio parlare del commercio che l’antica Roma intraprendeva con la millenaria civiltà indiana. Un tema poco conosciuto. Per nulla affrontato nei manuali di storia. Eppure, il commercio fra paesi distanti negli scorsi millenni era un aspetto molto più frequente di quanto si creda. L’unica differenza era negli strumenti che permettevano il trasporto delle persone e delle merci. Allora c’erano solo le rotte carovaniere oppure le navi a vela. Ai giorni d’oggi abbiamo gli hub intermodali, le ferrovie transcontinentali, gli aerei e le navi portacontainer. Per rendere chiari i termini della questione: se oggi si impiega 1 unità di tempo allora se ne usavano 10. I tempi erano più dilatati dovuto al fatto che gli strumenti di trasporto erano molto meno sviluppati rispetto ad oggi.

Il commercio fra Roma e l’India inizia con l’età volgare. Ossia dopo la fine del reame tolemaico in Egitto e l’incorporazione di quel paese ad opera di Augusto in seno all’impero romano. Bisogna dire che gli stessi regnanti tolemaici avevano sviluppato a suo tempo relazioni commerciali con la lontana India.

Ciò che permise di attivare tale commercio fu la scoperta del regime dei monsoni che assicurava una navigazione più sicura rispetto a quella lungo le coste. Queste rotte commerciali sopravvissero anche dopo la fine dell’impero romano e durarono a lungo. A fasi alterne anche fino ai giorni nostri.

Già si capisce che il perno del commercio romano-indiano era l’Egitto per la sua posizione intermedia. Per certi versi fungeva da hub in quanto permetteva alle merci in provenienza dall’India di giungere nell’antica Roma e viceversa. Infatti, vino toscano giungeva fino in India, mentre manufatti tessili indiani erano facilmente rintracciabil a Roma.

I capisaldi di tale commercio erano, pertanto, i porti egiziani e quelli indiani. Per quanto concerne l’Egitto - ma anche la Penisola Arabica - abbiamo i porti di Arsinoe-Clysma nella zona dell’attuale Canale di Suez più quelli di Myos Hormos e Berenice nel Mar Rosso. Dalla parte indiana abbiamo gli insediamenti portuali di Barygaza (vicino a Mumbai), Muziris e Arikamedu. Questi ultimi collocati sulla punta estrema dell’India. Muziris sull’Oceano Indiano e Arikamedu identificata come un’antica città nell’attuale Territorio di Pondicherry sul Golfo del Bengala. E’ da ricordare che a Muziris si installò una nutrita comunità di commercianti romani.

Le rotte commerciali, dal versante mediterraneo, partivano dai porti campani per giungere in quelli egiziani. Qui le merci venivano caricate in quei porti egiziani che avevano dirette relazioni commerciali con l’India. Le rotte avevano due direttrici. O il porto di Barygaza, oppure il sud dell’India. Dai porti del sud dell’India partivano, a sua volta, rotte che risalivano il Golfo del Bengala fino all’estuario del Gange vicino all’odierna Calcutta.

Chi materialmente organizzava dalla parte romana il complesso sistema del commercio romano-indiano erano commercianti di Pozzuoli da sempre rinomati come persone in possesso di un innato senso degli affari e in grado di commerciare con aree lontanissime e remote.

Un brano di Strabone ci illumina sul commercio dell’antica Roma con la lontana India:

«Ad ogni modo, quando Gallo era prefetto dell’Egitto, lo accompagnai risalendo il Nilo fino a Syene e alle frontiere dell’Etiopia, e appresi che fino a 120 vascelli stavano salpando da Myos Hormos verso l’India, quando in precedenza, sotto i Tolomei, solo in pochi si avventuravano nel viaggio intrattenendo commerci con l’India»

(Strabone, Geografia, II.5.12.])

Vorrei segnalare alcune particolarità.

Un coccio di vasellame romano proveniente da Arezzo fu trovato a Virampatnam, Arikamedu (I° secolo, Museo Guimet).

In India furono coniate nel I° secolo monete imitazione di una moneta di Augusto. Moneta esposta ora al British Museum.

Il filosofo greco Clemente Alessandrino (150 d.C. - 215 d.C.) cita parecchie volte nelle sue opere Gautama Buddha a dimostrazione che fra il mondo del Mediterraneo e la millenaria civiltà indiana erano in atto facondi e approfonditi contatti risalenti a tempi antecedenti alla c.d. "età volgare".

Il commercio fra Roma e l’India inizò a declinare con l’avvento dei Bizantini e l’invasione araba dell’Egitto che fece cadere in disuso i porti di quel paese atti al commercio con le nazioni rivierasche dell’Oceano Indiano. Il risultato fu di costringere l’India ad interrompere quasi del tutto il commercio con il Mediterraneo ed a guardare verso il Sud-est asiatico.

Così il c.d. "Periplus maris erythraei" (trad. "Periplo del mare eritreo") fu un pallido ricordo di un passato fumoso e sconosciuto ai più.

Photo credits:

La foto di copertina è stata presa dal sito Trend Online


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