"Vita abusiva che resisti nel fondo / di una stanza murata su se stessa / tra un vibrare di cingolati / di bassi amplificati nel ventre / mentre / per le strade transennate dell’Europa / il secolo s’oscura / ciecamente dilaghi, sesso ostinato, / implacato aderire, prima che il vento scardini la casa" (Maria Attanasio)
San valentino e la parola amore.
Nei versi immortali di grandi poeti le molteplici sfaccettature di un sentimento cardine
del mondo.
Ricorrenza di San Valentino, vescovo di Terni martirizzato il 14 febbraio di secoli fa cui pare gli innamorati di tutti i tempi debbano qualcosa, a cominciare dalla prima coppia che egli sposò, lui pagano, lei cristiana- si presume che l’innamorato abbia abbracciato la fede
della sua donna.
Tra fiori da ricorrenza, baci veri e baci di cioccolato, sms, t.v.t.b. scritti a pennarello
sugli autobus di linea, gesti teneri che si spera possano colmare anche l’indifferenza o il tedio da cui talvolta anche gli innamorati più sinceri sono presi, è questo il giorno calendarizzato e dunque deputato a sottolineare il sentimento che lega una coppia (a
chi è solo provvede, l’indomani, il 15 febbraio, San Faustino patrono dei cuori solitari).
Come non festeggiare San Valentino? Con che cosa rendere memorabile (unico) questo giorno che ci ricorda che amiamo e siamo riamati? Ma se la parola amore è talvolta confusa, spesso inficiata da egoismi e possessività, proviamo qui a darne un saggio attraverso i poeti, con i loro versi immortali: "Che l’amore è tutto è tutto ciò che sappiamo dell’amore", scrive Emily Dickinson, ma pure sappiamo che non sempre questo sentimento cardine del mondo è fonte di delizia: talvolta è rammarico, invettiva, spasmo divorante, dolore e fonte di malintesi.
E la lingua poetica ne è conseguente alta rappresentazione: "Ora mi afferri le caviglie, ti fai strada / tra le gambe / e vieni a trapassarmi nel punto della fame", scrive la poeta performer Anne Sexton; e ricordiamo di Jacques Prevèrt "Questo amore, così violento / così fragile, / così tenero / così disperato(...) / Bello come il giorno, cattivo / quando il tempo è cattivo / Questo amore così vero / (...) / Così felice / Così gioioso / Così irrisorio / Tremante di paura come un bambino quando è buio / (...) / Questo amore che faceva paura agli altri / E li faceva parlare e impallidire / (...) / Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato / (...) / Questa cosa sempre nuova / (...) / Vera come una pianta / (...) / Calda viva come l’estate / (...) / Ci guarda sorridendo / (...) / E io l’ascolto tremando / E grido / (...) / Ti supplico / Per te per me per tutti quelli che si amano / E che si sono amati / (...) / Resta dove sei / Non andartene via / Resta dov’eri un tempo / Resta dove sei / Non muoverti / Non te ne andare / (...) / Non avevamo che te sulla terra / (...)", un’ode all’amore che ancora ci emoziona.
Di Costantino Kafavis, il "guizzo dei sensi arsi" in questi versi magnifici: " Camera misera, soffocata / Quattro pareti nude / tappezzate di verde. / Là si consuma nella sua fiamma / un lampadario bellissimo. / Ogni bagliore è vampa di passioni / (...) / Nello stambugio che si arroventa / dei barbagli d’incendio della lumiera / tanta luce è miracolosa. / Non è dei corpi pavidi / godere splendidamente / nel bruciarsi".
Le due antologie curate da Francesca Pansa (Poesie d’amore, del 1991, e Poesie d’amore. In segreto e in passione, del 1999, entrambe edite da Newton, rispettivamente voci di poeti e voci di poete del novecento italiano) offrono testi e stili più disparati sul "ragionamento d’amore": gioco sottile e incalzante, respiro che pare mancare, seduzione e follia, abbandono, desiderio, tentazione, acredine, talvolta, silenzio e attesa. Per necessaria brevità ecco alcuni versi: "La casa non geme più / sotto lo scricchiolio dei tuoi passi, / la casa non geme più / e datemi dei rumori / (...) / datemi i rumori di Charles; datemi il suo pensiero / e il suo lento fuggire. / Ridatemi i rumori / della sua carne perfetta" (Alda Merini); "Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno / dopo l’altro ti lascio, anima mia. / Per gelosia di vecchio, per paura / di perderti / - o perché / avrò smesso di vivere, soltanto" (Giovanni Raboni); "Se le mie lettere, come hai detto, sono lapidi / il tuo amore sarà, dico, il loro giusto cimitero." (Antonio Debenedetti); " Nelle tue pupille dilatate vedo / la luce riposante delle grandi / arcate, e io che corro verso te / senza respiro, perché bruciato dalle tue fiammate" (Biagio Arixi); "giovinezza precipitante trae fuori l’anima dal corpo / e tra i dolci frutti scova supplizio fermentante / e non rimane dolore / perché si unge i polsi / e la regione del cuore" (Iolanda Insana);" Mia cara, / della piazza attraversata, di te vicina / non mi restava che una mediocre illustrazione. / Slittando, ormai, senza rimedio, attorno, / in basso... inutile / la benché minima nozione del giorno, / l’anno...la fase dell’abbraccio" (Maurizio Cucchi); " Mi si incaglia / il respiro del tuo viso / nel mio dormiveglia. / Che io respiri finalmente sveglia!" (Patrizia Cavalli); "Prendimi ancora, quando il villaggio / sarà
tutto assopito, nel cielo in festa / dei veli di una sposa, già molto prima / apparsa in un velo di tulle" (Giovanna Sicari). Sono solo alcuni esempi di quanto la poesia sia il mezzo espressivo più efficace per dire dell’amore, dei sempiterni rituali del corpo e dell’anima, della modalità di relazione con l’altro/a da sé.
E a proposito del punto di vista erotico femminile, è molto stimolante la lettura d’un volume di poesie della scrittrice Maria Attanasio, Eros e mente, edito nel 1996 da
La Vita Felice.
Qui l’amore è sottoposto al vaglio inflessibile dell’intelletto, la pulsione si incontra con
"la separazione / uno spazio di oggetti divergenti: / mensole libri / foglie corrose dal dubbio", e incontra il buio, il nero, il nulla. Il tempo notturno che è gorgo e addensamento "nel mondo arruffato di astri e sogni" mentre incombe il terzo millennio, è la sua vigilia,
e l’intelletto apre la strada a una precaria ma possibile resistenza: "Vita abusiva che resisti nel fondo / di una stanza murata su se stessa / tra un vibrare di cingolati / di bassi amplificati nel ventre / mentre / per le strade transennate dell’Europa / il secolo s’oscura / ciecamente dilaghi, sesso ostinato, / implacato aderire, prima che il vento scardini la casa".
Ma certo tocca all’eros il ruolo di attenta sentinella quando la vita è minacciata, quando
agisce nell’ombra "Occulta notte d’incubazione / nella mente il vampiro il serpente / scissione d’atomi luce segregata. / Brusii frane estinzione: eros / a guardia con occhi di vetro".