"E’ la vita a non aver confini, non la morte", dice il protagonista di questo stupendo film tratto da un altrettanto stupendo romanzo.
Realismo magico. Con tale ossimoro si definisce la produzione letteraria di Gabriel Garcia Marquez, perché nei suoi scritti razionalità e sentimento, vita e morte si intersecano e diventano inestricabili a volte, facce della stessa medaglia. Questo assunto della filosofia marqueziana non è stato tradito dal film tratto dall’omonimo romanzo, seppure il regista Mike Newell sia inglese, quindi lontano dal “sentire” dello scrittore colombiano. Come in “Cent’anni di solitudine”, vita e morte s’inseguono: in un ambiente dove i colori della natura sono un inno alla vita, dove morire è facile (“il colera ti prende quando meno te lo aspetti”); a Cartagena i contrasti convivono: passionalità e spiritualità, bontà e arroganza, ingenuità e cinismo.
“L’amore ai tempi del colera” è un film sull’amore che diventa saggio filosofico sull’uomo e sulla sua teleologia. L’amore, come il colera, può annullarti, farti soffrire e morire; l’amore, se per ventura lo incontri, ti lacera, ti ottunde e ti può rendere folle. Esso non lascia la presa e il pensiero dell’altra anima domina la tua mente per mesi, per anni. Questo capita a Florentino Ariza (Bardem Javier) quando incontra lo sguardo di Fermina Doza (Giovanna Mezzogiorno) di cui si innamora perdutamente e a cui fa pervenire lettere in cui esprime il suo tracimante sentimento. Lei ricambia con la stessa intensità l’amore del giovane telegrafista ed entrambi provano sensazioni, insieme, dolorose e sublimi, sentite solo dai cuori gentili.
Ma i due giovani non vivono in una dimensione metastorica, essi sono nella storia; si trovano inseriti in un contesto sociale e culturale con cui devono fare i conti. Così dovranno rinunciare ad amarsi e poco importa se entrambi lo desiderino immensamente. Doneranno ad altri il loro corpo, tante volte, senza amore, al buio, gli occhi chiusi, concedendosi all’istinto e alla passione, provando gioia effimera e amara.
I due innamorati si incontreranno dopo cinquantuno anni nove mesi e quattro giorni, nel giorno in cui si officia il funerale del marito di lei (ancora amore e morte insieme), quando il tempo tiranno e impietoso ha già lasciato i suoi indelebili segni sui loro corpi. Le loro anime, tuttavia, pulsano ancora e, a dispetto degli anni e della loro canizie, si incontrano e si amano.
A bordo di un battello da cui sono stati allontanati tutti i passeggeri, immersi in una sfolgorante natura, dondolati dalle placide acque del fiume, lontani da chi li giudica abietti e volgari, finalmente si amano. Nessuno si avvicinerà a loro perché hanno issato sul pennone più alto il drappo che segnala il colera a bordo. Moriranno amandosi e l’eterno gioco di vita e morte si ripete, ma da questo incontro sarà la vita a trionfare: “è la vita a non aver confini, non la morte!”, dice il protagonista di questo stupendo film tratto da un altrettanto stupendo romanzo.
L’amore ai tempi del colera: gli opposti si incontrano
3 gennaio 2008
Cerco compagnia femminile per Capodanno 2008 (stavolta, mannaggia, ci penso per tempo, non come gli ultimi 7 o 8 capodanni).
Donne chiamate il 340/3840284
Se poi non sapete resistere sono disponibile anche per la Befana. O forse sarebbe meglio dire per l’Epifania, giusto per non scomodare la Befana in persona.
Il Capodanno ’con donna omaggio’ è stato deludente: mi è costato 90 euro, ho fatto a cazzotti con il cameriere di Caropepe Valguarnera che faceva finta di non aver visto lo scarafaggio dentro il mio soufflè di patate ed ho chiuso con una foratura con cambio gomma sotto la pioggia battente alle 4 e mezza del mattino in piena autostrada.
L’amore ai tempi del colera: gli opposti si incontrano
13 gennaio 2008, di :
WS
Anche Marquez, con riferimento all’ossimoro, ogni tanto avrà pure il diritto di dire una cazzata!
Mi ricordo che sin dai tempi in cui andavamo alle medie insieme (all’epoca gli correggevo i temi di italiano, per lui una lingua straniera) era solito dire anche un centinaio di cose positive di fila, ma capitava che la centunesima fosse una solenne castroneria.
Dopo la morte si accorgerà di come questa sia sconfinata, molto più di quanto egli stesso possa immaginare.
Forse i confini della morte gli staranno persino troppo larghi. Dove non ci sono confini, i confini li mettiamo noi, e così facendo riveliamo la nostra natura in maniera evidente.
L’ultima frase è di William Shakespeare