Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Città invisibili |

L’albero della Memoria

Oggi Peppino Impastato avrebbe 59 anni. Hanno sradicato l’albero piantato in sua memoria nell’aiuola comunale di Termini Imerese. E’ stato appoggiato al muro accanto ad una scritta "Viva la mafia"...
di Sonia Lombardo - martedì 10 aprile 2007 - 3682 letture

Oggi Peppino Impastato avrebbe 59 anni. Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, nipote del capomafia Cesare Manzella, Peppino la mafia la conosceva bene. Come recita il film a lui dedicato, abitava a soli cento passi dalla casa di Tano Badalamenti mandante del suo assassinio, il 9 maggio 1978.

Forse, se fosse ancora vivo Peppino conoscerebbe anche le facce di quelli che hanno sradicato l’albero piantato in sua memoria nell’aiuola comunale di Termini Imerese. E’ stato appoggiato al muro accanto ad una scritta "Viva la mafia". La polizia indaga sulla natura del gesto, ci si chiede se è stata solo una bravata o un messaggio mafioso.

Qualunque sia la domanda che ci si pone, il risultato non cambia: la malavita affonda ancora le radici nell’ignoranza e nel disagio che quelli come Peppino Impastato hanno tentato di combattere con le denunce contro la speculazione sulla costruzione della terza pista all’aeroporto di Punta Raisi, l’opposizione all’esproprio delle terre agli agricoltori della zona, i programmi satirici di radio Aut fondata nel 1976 insieme ai compagni.

Tutto questo l’ha portato ad esplodere con una carica di tritolo sui binari della ferrovia. Le autorità allora dichiararono che Peppino era rimasto ucciso mentre sistemava la carica per un attentato, poi il ritrovamento di una sua lettera fece archiviare il caso come suicidio.

Ci sono voluti più di vent’anni, grazie agli sforzi della madre Felicia e del fratello Giovanni, insieme al centro di documentazione di Palermo, perchè la magistratura dichiarasse la natura mafiosa della morte di Impastato e accusasse Tano Badalamenti e Vito Palazzolo come mandanti dell’omicidio.

E dopo vent’anni purtroppo risulta quasi impossibile confutare le parole di quella lettera-testamento lasciata da Peppino: “Proclamo pubblicamente il mio fallimento come uomo politico e come rivoluzionario. Non voglio funerali di alcun genere, dal punto di morte all’obitorio. Gradirei tanto di essere cremato e che le mie ceneri venissero gettate in una pubblica latrina della città, dove piscia più gente. Addio. Giuseppe.”


Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
L’albero della Memoria
14 aprile 2007, di : Patrizia

Dare una nascita alle origini della criminalità e un compito un pò arduo, l’Italia purtroppo è un paese pieno di illegalità, perchè l’organizzazione criminale non si nasconde solo dietro alla mafia, ma anche su volti rispettabili di magistrati, giudici, avvocati, politici, dottori. Con tutto ciò la mafia non è invicibile, bisogna rendersi conto che è un fenomeno serio e che solo impegnando con onestà e giustizia tutte le forze migliori delle istituzuioni potremmo sconfiggerla. La "bravata" almeno così la defisco, per coloro che hanno sdraticato l’albero in memoria di PEPPINO IMPASTATO, è una vergogna per chi ha dato la vita per la legalità. Il gesto di quei ragazzi è sinonimo d’ignoranza e mancanza di rispetto per tutti coloro che hanno lottato contro la criminalità organizzata. Dovrebbero cercare di seguire l’esempio di tutti gli uomini che ogni giorno lottano contro questo male, credendoci in un futuro migliore, facendo della legalità un percorso di vita.
L’albero della Memoria
14 aprile 2007

Chi ha sradicato l’albero non è semplicemente un maleducato, ma è un mafioso. Non è una questione di buona o cattiva educazione. Teniamolo bene a mente.