L’agenda di Giorgia

Gavetta d’alluminio, tazza, cucchiaio, una scatoletta di carne, due confezioni di gallette, una scatoletta di piselli, una barretta di cioccolato...

di Deborah A. Simoncini - domenica 18 dicembre 2022 - 3067 letture

Giorgia sfogliò l’agenda che teneva in mano e si fermò sulla pagina dove aveva scritto al centro:

EQUIPAGGIAMENTO

Scorse in velocità la lista e controllò ogni voce.

Uniforme in buono stato

“ce l’ho addosso”

Berretto di lana

si tastò la capatosta, “non ce l’ho in testa, ma me lo procuro”

Scarponi con stringhe d’ordinanza

“ai piedi”

Cinturone portacartucce

“eccolo”

Gavetta d’alluminio, tazza, cucchiaio, una scatoletta di carne, due confezioni di gallette, una scatoletta di piselli, una barretta di cioccolato, quattro confezioni di biscotti, due barattoli di marmellata, uno di miele, medicazioni per il primo soccorso, maglione di lana di ricambio, tre paia di mutande e tre di reggiseno, sciarpa, orologio e taccuino. Una targhetta d’identificazione con la scritta Giorgia M. Fuciliere, una bandiera italiana stropicciata, ma conservata con cura.

“Ho tutto o quasi”.

Giorgia Meloni e la sua agenda

DA NON DIMENTICARE

Ricordare a Valditara di dare i talenti che ha promesso a Ginevra, non sia mai che se ne dimentichi, come farebbe senza?

“Povera picciridduna, se no cu ci runa? come farebbe a meritarseli?”

Il prof. Cacciari mi chiede una buona parola per la presidenza della “Accademia degli Intronati”, così come l’amico prof. Cardini che vuole entrare a far parte della “Confraternita del Baccalà”.

Ma io che ci azzecco?

Rendere obbligatorie le preghiere nelle scuole e i preservativi gratis per tutti in farmacia.

Contattare “La Bestiolina”, per lanciare il post:

Cosa fareste da soli in auto con la Meloni?

Sarà la volta per dire basta alla storia che io pesco le zucchine di mare.

Convocare la Carolina Mordace per affidarle la Nazionale Italiana al posto del Mancino, così vinciamo i mondiali alla prossima edizione e la smettono col dire che sono omofoba.

Ribadire a Giovannona la mia coordinatrice che ha una gamba importante e non è il caso che indossi calze nere a rete, le stanno male, fa brutta figura e la fa fare anche a me.

“La democrazia è sempre stata solo un imbroglio e io sono una farsa: lo so bene. Gli oligarchi, appena l’uno per cento, molto ricchi e influenti, sostengono il paese e controllano i media, ma con me ce la faranno gratis, non hanno bisogno di mettermi al loro libro paga, sono già per natura disponibile.

Sarò un soldato della patria, italiano nel futuro esercito europeo. L’Italia non è un’oligarchia dominata da una élite ricca e potente, peggio: potenti interessi economici dominano effettivamente la politica.

A New York ho vissuto momenti memorabili grazie all’approccio Meraki, una storia d’amore con la Livornese, praticata con passione e mettendoci tutta me stessa. Affascinata dalla mia bellezza l’ex prostituta mi si mise davanti per attirare la mia attenzione e mi prese sotto la sua protezione. “Considero l’eccesso di allegria segno di stupidità. Ho molto affetto per te. Sei troppo carina devo fare qualcosa per te!”. Da amante esperta mi diede grande piacere da quella prima notte e nelle molte altre a venire, ma non m’informò che il suo ventre era gravido del seme di lui. L’hotel dove ci esercitavamo, nella professione più antica del mondo, raccogliere le mele marce, era nella zona nord, non ne ricordo il nome, sulla centesima strada o giù di lì. A sedici anni mi arrestarono per una leggerezza scoprirono che avevo documenti falsi mentre mi dichiaravo maggiorenne, presentandomi quando me li chiedevano come la nipote di Andreotti. Fatico a parlarne, ma non me ne vergogno. Mi accusarono di promiscuità erotica, di seduzione, stregoneria e dissolutezza, tutti comportamenti scandalosi. I parassiti bisogna eliminarli, non si entra in competizione con loro. La visione del mondo marxista va distrutta, annientata. Alla fine mi tributarono ovazioni e grida di giubilo. Oggi tentano ogni giorno di rovinarmi la reputazione, ma godermi la vita e rilassarmi sono il mio forte. Sorella Giorgia, all’uscita di Montecitorio, all’improvviso si trovò di fronte a una folla vociante e sotto l’attacco di una giovenca selvatica. La bestia con le sue grandi corna la gettò in aria, lei saltò svelta sul dorso dell’animale e tagliatale la gola la allontanò da sé, prima che cadendo potesse rimanere soffocata sotto il peso. Ferita e sofferente si rialzò e riprese a camminare, sconvolta dentro di sé. “Uno spirito guerriero di colore rosso, il colore della guerra è entrato in me e mi dà la forza. Matteo mi procura un sacco di difficoltà politiche, ne ho fin sopra i capelli, mi riempie di angosciosa disperazione. Si lamenta perché al posto dello Stretto io voglio costruire un Muro. Gliene dirò di “tutti i colori” e se non la smette gliele darò di “santa ragione”. Non tollererò mai più la minima modifica alle disposizioni date da me personalmente. E’ uno zotico pompinoso!”.

Nelle campagne i prezzi dei prodotti crollarono e molte aziende agricole non riuscirono più a pagare gli interessi sui crediti che avevano acceso: ne conseguirono fallimenti e aste giudiziarie. Furono commessi attentati dinamitardi contro gli uffici delle imposte e le autorità amministrative locali. Nonostante tutto ciò i consensi per Giorgia crebbero in maniera repentina tra la popolazione rurale. La Sorella d’Italia, come amava farsi richiamare, si sentiva esposta. Molto esposta. Molti agricoltori estremamente arrabbiati erano disposti a violenze di ogni tipo. “L’importante è che tutti parlino di me: i parrucchieri, i camerieri al ristorante, gli autisti, le giornalaie … Ciarletta mi considera una post-fascista, figura bizzarra, diventata sventura nazionale. In passato sono stata profeta su molte cose e di solito devono ammettere che ho avuto ragione a grandi linee. Ho una certezza quasi chiaroveggente e sono convinta della mia missione”. Venne avanti in silenzio, in tutto il suo incedere solenne, la bocca chiusa e centinaia d’occhi puntati su di lei. “Sono circondata da nature demoniache e ultraterrene. Se c’è un inferno è quello che c’è già qui nel mio governo. Più delle cose è importante il senso che gli diamo: dai miei ministri esigo attenzione e apprendimento continui. Concepiscono e giudicano le donne particolarmente dipendenti dal sesso e quindi particolarmente peccaminose. La discrezione non è mai stata il mio punto forte. La scollatura - lo so - è un po’ audace, ma esalta le curve del mio seno: mi hanno assicurata che ho il fisico adatto per mettere il petto in bella mostra. Sono una donna straordinaria, virtuosa, ma pur sempre esponente del “sesso più fragile! Ho caviglie forti, polpacci magri e sono seducente e incisiva, superiore. Da ragazza a chi mi chiamava “Donna del Convento”, rispondevo: “sono Donna del Vento”. Da cacciatora portavo regolarmente carne in abbondanza alla mia famiglia. In grado di mantenere e soddisfare più di un marito, cavalco veloce, senza paura e so versare molto sangue in modo onorevole. Riorganizzerò le strutture sociali e sessuali.

L’empatia mi aiuta a capire l’altro. La violenza, per incrementare la pace e ridurre la guerra nel mondo, deve ritornare nelle mani dello Stato. Bisogna abolire il reato di aggressione e insegnare l’uso della forza. Comparsa dentro il palco reale e avvertito un fremito in fondo allo stomaco si sventagliò energicamente contro il caldo. Scartò una ciocca ribelle dei capelli e increspò le labbra. “Ho ereditato dal padre mio la reputazione di libertina di prim’ordine. Avida di pettegolezzi, ne sono estasiata. Il popolo che sparla è il solo Maestro che riconosco e onoro”.


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