Circa 7,6 milioni gli italiani indigenti; di questi 1,5 milioni non arriva a 800 euro al mese e oltre 4 milioni di lavoratori si trovano sotto i 700 euro mensili...
Circa 7,6 milioni gli italiani indigenti; di questi 1,5 milioni non arriva a 800 euro al mese e oltre 4 milioni di lavoratori si trovano sotto i 700 euro mensili. Si registrano forti disuguaglianze di reddito e alla crescita del Centro-nord si contrappone l’ennesimo calo del Sud che, seppure limitato, accentua il divario territoriale. Nel Mezzogiorno una famiglia su 4 è povera. Questo il ritratto a tinte fosche, per l’economia italiana, che emerge dall’annuale rapporto dell’Istat sullo stato del paese.
Ma leggiamo gli altri dati.
Il tasso d’occupazione rimane invariato al 57,5%, circa 6 punti percentuali in meno della media Ue. Rallenta anche l’aumento delle retribuzioni: +3,1% le retribuzioni lorde per unità di lavoro, in linea con quelle contrattuali. Peggiorano infine i conti pubblici. Nel 2005 il rapporto deficit/Pil passa dal 3,4% al 4,1%; il saldo primario scende dall’1,3% allo 0,4 del Pil, mentre il rapporto debito/Pil per la prima volta da un decennio cresce dal 103,8% al 106,4%. L’incidenza sul Pil della spesa pubblica aumenta dal 48,0% al 48,5%, con le entrate totali che calano di 2 decimi di punto (al 44,4%), anche per effetto dell’accelerazione della spesa sanitaria.
Quasi invariata la pressione fiscale complessiva ( dal 40,7 al 40,6%). Sembra che il peggio sia passato ma guai ad abbassare la guardia.
“Nel primo trimestre del 2006 - secondo l’Istat - l’espansione” ha ripreso vigore. “Ma alle spalle c’è un 2005 stagnante in cui la crescita in Italia ha segnato una battuta d’arresto a fronte di un’economia mondiale dove invece la crescita nel 2005 si è mantenuta vigorosa”. Peggiorano infine i conti pubblici. Nel 2005 il rapporto deficit/Pil passa dal 3,4% al 4,1%; il saldo primario scende dall’1,3% allo 0,4 del Pil, mentre il rapporto debito/Pil per la prima volta da un decennio cresce dal 103,8% al 106,4%.
“Come per l’inflazione, anche in questo caso ci troviamo di fronte a dati sottostimati”, afferma Carlo Rienzi, presidente Codacons, che aggiunge: “le famiglie che patiscono un disagio economico, che non riescono più ad arrivare a fine mese con lo stipendio, che presentano bilanci in rosso, che si indebitano anche per acquisti di piccola entità, sono assai più numerose di quelle registrate dall’Istat”.
Per Rienzi, “finché affittare una casa costerà 600 euro al mese, un kg di ciliegie 10 euro, le tariffe rc auto o la benzina continueranno a subire aumenti, il numero delle famiglie in stato di disagio economico crescerà costantemente”.
Di qui la necessità per “una riforma urgente nel settore economico e misure concrete mirate ad aumentare il benessere degli italiani e a far scendere i prezzi e le tariffe”.
La relazione dell’Istat segue di pochi giorni il rapporto dell’Ocse sul potere d’acquisto dei salari in Italia: nella particolare classifica stilata dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, il livello delle nostre buste-paga scivola quasi in coda alla classifica. Siamo al 23/o posto tra i 30 paesi industrializzati, dietro non solo a Germania, Francia, Giappone, Usa ma anche Spagna e Grecia.
L’organizzazione di Parigi ha calcolato “la media annuale delle retribuzioni per una persona single senza figli”. Secondo l’Ocse, un italiano guadagna al netto mediamente 16.242 euro l’anno, circa 1.350 euro al mese, compresa la tredicesima. Ovvero il 42,1% meno dei coreani, che spiccano in vetta alla classifica insieme agli inglesi. La differenza con la busta-paga di un tedesco è del 23,5%, con quella di un francese del 17,6%.
Ma davanti agli italiani in questa classifica troviamo anche spagnoli, greci, irlandesi. Per non parlare poi dell’area scandinava, di Usa e Canada, o di Paesi in cui da sempre gli stipendi sono più sostanziosi, come in Svizzera e in Giappone. I soli sette Paesi dove, a parità di potere d’acquisto, i salari risultano inferiori a quelli del nostro Paese sono: Portogallo, Turchia, Repubblica Ceca, Polonia, Messico, Slovacchia, Ungheria.
Anche i “dati dell’Ocse dipingono una situazione economica del Paese” che “ha assoluto bisogno di interventi urgenti e concreti”, sottolinea il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, per il quale “è importante che la necessità di recuperare la situazione non si trasformi in una nuova via crucis per le piccole e medie imprese”.
Pare, quindi, un coro generale: bisogna trovare i rimedi che, però, non gravino sulla pelle dei cittadini e delle piccole e medie imprese già ampiamente “spremuti oltre il possibile”.
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