
Carissimi,
L’Italia appare una Nazione stanca. Con il fiato corto. Ansimante. Senza punti di riferimento in grado di alimentare la sua vita quotidiana. Ogni giorno si appalesano segni che dimostrano un vivere difficoltoso e sempre più precario. Persino i rapporti fra noi italiani appaiono complessi.
E’ venuto il momento di interrogarci con profondo senso di responsabilità sulle cause di origine dell’attuale situazione della nostra Italia. Cosa significa? Noi dobbiamo operare una rilettura senza schematismi della recente storia della nostra Nazione. Una siffatta modalità analitica costituisce un sicuro viatico per aprire l’Italia al futuro. Determinante temporale di cui abbiamo un impellente bisogno. La rilettura, attenzione, non deve assumere un significato statico, ma di perenne propensione dinamica. Pensare in relazione al fare. Mai pensare con lo scopo di impartire saccenti lezioni di morale agli altri. La nostra Nazione non le richiede. Le necessità sono ben altre.
Ci sono due eventi che hanno marcato in maniera profonda la storia della nostra Nazione negli ultimi anni. Mi riferisco al fenomeno “tangentopoli” e all’avvento del movimento politico della “Lega”.
Il primo fenomeno sembrava aprire nuove possibilità di avvenire per l’ Italia. Tutti volevano un cambio radicale delle elite dirigenti la nostra Nazione. Questo non è avvenuto poiché si è assistito a una riproposizione dei mali tipici della c.d. “Prima Repubblica”. Con il risultato che la vita di una sedicente “Seconda Repubblica” è apparsa subito debole e piena di criticità. Il “feedback” sulla popolazione italiana è stato al dir poco disastroso. Mentre ben altre erano le speranze. Si è, infatti, istaurato un relativismo etico e morale che con il passare del tempo ha corroso i fondamenti della nostra convivenza civile.
L’altro fenomeno chiave riguarda l’apparire sulla scena sociale e politica italiana della “Lega”. Il fatto che un movimento politico che basa la sua attività politica su una dimensione prettamente territoriale ha fatto comprendere ai più che il processo di unità nazionale iniziato nel Risorgimento non è mai stato portato a termine impedendo la creazione di una vera identità nazionale. Esserci accorti di questo è stato senza alcun dubbio un trauma perché la coesione nazionale è una condizione imprescindibile per superare le asperità. Quando non c’è allora si mettono in funzione pericolose tendenze centrifughe.
Non so se l’avete notato. Ma dagli anni novanta in poi abbiamo assistito a una totale “vacatio” della sinistra italiana. Presa in contropiede dalle accelerazioni impresse dall’evoluzione degli eventi sembra essersi smarrita. Non ha più esercitato quel ruolo di dirigenza della nostra Nazione come era stato fino agli anni ottanta. Il Pci di Berlinguer è stato davvero l’ultimo fatto politico di rilievo prodotto dalla sinistra. Dopo il buio più totale. Un buio che si sta ripercuotendo in maniera devastante sull’Italia. Di certo l’attuale sinistra, se si può continuare a chiamarla così, non è al momento utile alla nostra Nazione. Divisa com’è tra fughe nel passato, improbabili pulsioni riformatrici, populismi sterili, tendenze elitarie e abbandono di impegno sociale e politico.
Da un lato, in sintesi, abbiamo il relativismo etico e morale; dall’altro la mancanza di una vera identità nazionale. Mi pare che i problemi che stanno affliggendo il presente della nostra Nazione partano proprio dall’incrocio delle conseguenze delle due criticità indicate sopra.
Come, dunque, svincolare la nostra Nazione da una situazione di palese e pericolosa staticità? Alcune azioni possono essere previste. Quali?
I. Avere una vera identità nazionale. L’amore di Patria non significa affatto esercitare il potere di soperchieria su altri popoli o Nazioni. Significa, tout court, portare rispetto al luogo dove si è nati e operare con orgoglio ogni giorno per il suo bene. E’ un sentimento del tutto naturale ed attiene all’umanità dell’uomo.
II. Esercitare la virtù dell’esempio. Noi tutti abitanti della Nazione Italiana dobbiamo porre in essere atti e azioni virtuose capaci di recuperare il senso dell’etica e della morale. Quando l’esempio diverrà base fondante del nostro agire avremo allora una maggiore cognizione dei nostri valori. Sia etici. Sia morali.
III. Il senso di spontaneismo o di autodeterminazione della base sociale deve ricoprire un ruolo preponderante nell’Italia del futuro. Il risultato è lo sviluppo di una dinamica sociale non più basata sull’imposizione, ma sull’attuazione di una vera e propria Democrazia partecipativa.
IV. E’ necessario coltivare il valore della solidarietà come naturale propensione degli esseri umani ad aiutarsi al fine di assicurare la risoluzione compartecipata delle criticità presenti nella vita quotidiana di una comunità.
V. Le diversità che esistono nel tessuto sociale e territoriale della nostra Nazione devono trasformarsi in un formidabile strumento di rilancio dell’Italia. Le diversità raccontano della nostra millenaria storia e hanno costituito il sigillo dell’eccellenza della nostra Patria nel mondo.
VI. Una diffusa e condivisa responsabilità aiuterà la nostra Nazione a porre in essere azioni e comportamenti che tengano in massima considerazione l’interesse generale e non solo di alcuni. E’ venuto il momento di capire che ogni nostra azione ha dei riflessi sulla vita degli altri. E la nostra vita non si costruisce certamente a discapito di quelle che ci stanno attorno.
A questi punti, da considerarsi paradigmatici, bisogna aggiungerne un altro. Forse il più importante. Non dobbiamo avere paura delle sfide della quotidianità e dell’avvenire. Dobbiamo comprendere che dall’esercizio diuturno della sfida nascerà il nuovo codice valoriale del popolo italiano. Ossia un insieme di segmenti che apporterà novella linfa alla nostra Nazione e alla vita di tutti i giorni.
Tutto in fondo parte da noi. Da noi cittadini. Noi dobbiamo essere liberi di costruire la nostra “felicità”. Noi siamo “gli umili lavoratori” che operano per il bene della nostra Nazione. Senza nessuna necessità di ricorrere a inutili elucubrazioni dottrinali o a padroni assolutistici.
Vi abbraccio fratelli e sorelle dell’Italia unita e diversa.
Emanuele Gentile