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L’Italia è un paese razzista

L’Italia è un paese razzista / di Anna Curcio. - Bologna : DeriveApprodi, 2024. - 144 p. - (Hic sunt leones). - ISBN 978-88-6548-514-9.

di Alessandra Calanchi - sabato 1 giugno 2024 - 631 letture

Il recente libro di Anna Curcio, L’Italia è un paese razzista (DeriveApprodi 2024), ci dà due notizie, una buona e una cattiva. La cattiva notizia sta nel titolo; la buona notizia sta nel fatto stesso che possa ancora uscire un libro di denuncia, in un Paese che si è incamminato su una brutta china fatta di censure, manganelli e menzogne.

E pensare che all’università ci avevano insegnato che la “razza” non esiste. Eppure, il “razzismo” continua ad avere dei proseliti, e questo è un ossimoro culturale che personalmente trovo aberrante.

Per Curcio – docente e sociologa – il razzismo si esprime in due modalità: c’è quello interno, “che affonda le sue radici nel processo di nation building e nella definizione di identità nazionale”, e quello “coloniale e postcoloniale, che segue lo sviluppo dei processi migratori”. Esiste per fortuna anche un nutrito dibattito antirazzista, che si oppone con forza alla “dimensione strutturante del razzismo”, e questo libro ne è una prova tangibile: agile, garbato, documentatissimo, dimostra con la forza dei dati e della ricerca sul campo quanto razza e razzismo siano incapsulati non solo nella retorica del fascismo o del (neo)colonialismo, ma dello stesso capitale.

Ci sono aspetti del razzismo che sono sotto gli occhi di tutti, e che riguardano gli sbarchi: davanti ai rifugiati e alle rifugiate c’è chi prova orrore e disgusto, chi li/le giudica per aver messo in pericolo la vita dei figli, per aver tradito i loro paesi d’origine. La nostra umanità si è assuefatta ai privilegi di cui godiamo per cause etniche e di classe (e magari anche di genere), non per il nostro merito personale. L’attivismo politico di chi sostiene queste persone – o meglio, quelle di loro che non affogano nello stesso mare in cui andiamo in vacanza – è poi guardato con sospetto, quasi fosse un atto di sciacallaggio.

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Copertina di L’Italia è un paese razzista, di Anna Curcio

C’è poi un altro razzismo, che ci tocca ogni giorno da vicino: non c’è bisogno del libro di Curcio per notare certi atteggiamenti suprematisti e discriminatori sugli autobus, la diffidenza basata sul colore della pelle (o sull’abbigliamento), e il linguaggio apertamente offensivo di certi giornalisti che non perdono l’occasione di insultare verbalmente persone nate in, o provenienti da, nazioni (o regioni) che evidentemente (magari inconsciamente) considerano inferiori. Così come ritengo scandaloso che si invochi un ritorno alla natalità perché gli italiani rischiano di estinguersi (!) quando abbiamo nel nostro paese migliaia di giovani che parlano e studiano italiano, che sono nate/i in Italia, e che avrebbero ben diritto alla cittadinanza (e al voto).

Invece, il libro di Curcio serve davvero moltissimo, perché, oltre ai fatti, espone le basi teoriche utili a comprendere il nocciolo della questione. Per esempio, Curcio ritiene che la razza non sia la causa ma il prodotto del razzismo, e che parlarne serva a “richiamare l’intero sistema di diseguaglianze sociali e del lavoro” in modo da orientarci verso la trasformazione dei rapporti tra razzismo e potere. “Razza” è insomma una credenza da “disimparare”: non basta non nominarla.

La storia del razzismo in Italia, dall’unificazione al fascismo alla globalizzazione, e dei suoi rapporti con l’Europa, con tanto di nomi e cognomi, andrebbe a mio parere studiata a scuola e letta anche da genitori, docenti, mediatrici e mediatori culturali, cittadine e cittadini che abbiano una coscienza politica. Questo libro di appena 140 pagine sarebbe perfetto: per la semplicità del linguaggio, il rigoroso metodo scientifico, le tante note ed esempi pratici, si rivolge a persone giovani e meno giovani, a chi è già profondamente antirazzista e a chi deve farsene ancora un’idea o sta lottando coi suoi fantasmi. E racchiude un vero tesoro: ci prende per mano per portarci a una de-colonizzazione del sé, ci spiega parole come antagonismo, solidarietà, neoliberismo, ius soli. La necessità di un’autentica inversione di rotta è convincente e urgente. A livello collettivo, ma anche individuale. Siamo pronte/i?


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