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L’Italia di Davis di nuovo competitiva?

Fognini n. 14, Cecchinato n. 21, Seppi n. 49 e Berrettini n. 57. Con questi numeri, siamo autorizzati a pensare in grande.
di Piero Buscemi - martedì 7 agosto 2018 - 1140 letture

La stagione agonistica è in pieno fermento. E’ appena iniziato il Master 1000 di Toronto che, ricordiamo, aveva visto l’anno scorso la finale inedita Zverev-Federer, una sorta di passaggio di consegne generazionale, con il ventenne tedesco a prevalere sull’esperto svizzero, grazie anche ad una condizione fisica dello svizzero non al massimo.

Federer ha rinunciato alla partecipazione di quest’anno. I 37 anni meritano rispetto e una programmazione ponderata, se si vuole competere con i migliori per almeno qualche altro anno. Una scelta che non può tenere conto di particolari prestigi di posizioni al vertice del ranking, lasciando spazio a chi avrà la forza di occupare finalmente quei posti monopolizzati da decenni, a corrente alternata, dai soliti nomi.

Nadal, grazie specialmente alle sue conferme sulla terra rossa, si è ripreso il primo posto marcando il territorio con un notevole margine di punti di vantaggio. La rinuncia di Federer a Toronto, gli ha regalato di fatto altri 600 punti che lo svizzero perderà per la non conferma della finale dell’anno scorso.

Del Potro sembra ritrovato. Alla soglia dei 30 anni, acciacchi lasciati alle spalle, è diventato protagonista abituale di molti tornei, con la giusta continuità che lo vede spesso presente negli ultimi atti delle varie competizioni.

Tra questi innominabili, si piazza il tedesco Zverev. Appena ventunenne, per ora ha dimostrato una discreta continuità di rendimento nei Master 1000, ha vinto qualche torneo Atp di minore importanza, ma sufficiente da farlo oscillare con costanza tra la terza e la quarta posizione del ranking. Qualche difficoltà in più è trapelata nei grossi appuntamenti della stagione. Gli slam per ora sono troppo impegnativi, specialmente per la durata mentale che comportano nell’affrontarli. Avrà tempo per smentirci.

Tra tutte queste incertezze che potrebbero dare uno scossone alla classifica mondiale, già all’indomani della finale di Toronto, l’unica certezza che rimane è di trovarsi davanti ad una classifica che vuole, nei primi dieci posti, 5 ultratrentenni (Nadal, Federer, Anderson, Isner, Djokovic) due che si aggregheranno al club nei prossimi mesi (Del Potro e Cilic), Dimitrov molto vicino anche lui con i suoi 27 anni suonati, un prossimo venticinquenne, Thiem, e il rovina media, Zverev con i suoi 21 anni.

Al di qua delle Alpi, in virtù dei buoni successi e risultati di prestigio fatti registrare dai nostri tennisti, si può ben sperare che, in questo mai completato cambio generazionale, si possano collocare anche gli italiani. I successi di Fognini a San Paolo, Bastad e Lo Cabos dimostrano un maturità mentale e agonistica, alla quale non si sperava più. I due successi a Budapest e Umago, conquistati da Cecchinato e, soprattutto, la semifinale dello slam di Parigi, hanno riportato alla ribalta un atleta che era finito nel dimenticatoio, oltre a fargli fare un balzo notevole nella classifica mondiale. Seppi, pur non avendo conquistato alcun trofeo di prestigio, a parte il Challenger di Camberra, in questo 2018 è riuscito a rientrare in top 50, grazie a delle ottime prestazioni in vari tornei importanti, togliendosi anche la soddisfazione di battere il tedesco Zverev nel torneo di Rotterdam e sfiorando l’impresa in semifinale con Federer, che avrebbe vinto il torneo.

Matteo Berrettini è la vera sorpresa di questa prima metà del 2018. Dopo un inizio di stagione con ottimi prestazioni sia in tornei minori, ma anche negli slam di Parigi e Londra, si è aggiudicato il torneo Open di Gstaad, esperienza ripetuta nella stessa edizione in doppio, accanto al quarantenne Daniele Bracciali.

Un veloce riepilogo delle imprese portate a termine dai tennisti italiani, ha fatto subito pensare ad una delle competizioni alla quale l’Italia ha avuto sempre un legame particolare. Quella Coppa Davis che, nei decenni passati, ci ricollega sempre al quartetto storico che se la aggiudicò nel 1976 in Cile. Avere oggi a disposizione dei singolaristi come Fognini, Cecchinato e Berrettini, senza tralasciare lo stesso Seppi, un doppio ancora competitivo formato dalla coppia Fognini-Bolelli e, una riserva come Paolo Lorenzi che, nonostante i suoi prossimi 37 anni, ha voglia ancora di togliersi qualche soddisfazione, oltre a trasmettere ai giovani la sua immensa esperienza, ci fa prospettare l’ipotesi di riconoscere alla nostra nazionale il ruolo di mina vagante che, è bene ribadirlo, in questi ultimi anni, ha potuto vantare la semifinale contro la Svizzera nel 2014, i quarti di finale contro l’Argentina nel 2016 e lo stesso risultato nel 2017 contro il Belgio. Un punto di partenza, dal quale si può sperare solo di migliorare.

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Quartetto italiano Fognini-Cecchinato-Seppi-Berrettini


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