Quante parole inutili inondano la nostra povera Italia! Si parla a gettito continuo per addivenire a nulla. Quando ci si occuperà finalmente delle persone che lavorano ogni giorno con fatica e umiltà? Vorrei parlarvi del mio panettiere.

Sono davvero singolari le dinamiche del dibattito nel nostro paese. Ogni attore fa a gara con gli altri, intendo attori, per farsi accreditare come il migliore rappresentante possibile degli interessi della gente. Anzi, tutti sono pienamente convinti sull’opportunità di dissotterrare il calumet della pace sociale perché è in gioco l’avvenire dell’Italia. Ma allora perché si sta assistendo a una pericolosa deriva della tenuta democratica del nostro paese. Non passa giorno che sorgono polemiche tese a creare fratture negli assetti istituzionali e nel corpo sociale. La polemica non è certo un aspetto negativo in una democrazia. Ma deve rappresentare una tappa intermedia per giungere alla soluzione dei problemi presenti nell’agenda politica. Invece, oggi, si assiste a un continuo moto di delegittimazione dell’avversario. Vorrei ricordare che uno degli aspetti fondanti di una democrazia compiuta risiede proprio nel riconoscimento della parte opponente. Cosa ne viene al cittadino della burrasca in corso? Nulla, un aggravamento della situazione e un ulteriore divaricamento della forbice società/politica. Quando ci si occuperà della figura fondamentale di una democrazia, ossia del cittadino? Il cittadino è al centro dell’agenda politica? I piani alti delle istituzioni pubbliche e private conoscono questo oscuro essere denominato “cittadino”? Ho i miei dubbi.
L’occasione mi pare buona per parlarvi del mio panettiere. Un “tipo medio” che ben rappresenta il cittadino italiano.
Il signor x non ha orari. La pasta e il suo risultato finale, il pane, necessitano di una cura ininterrotta. Come se fosse un figlio. Anzi il figlio di un panettiere è il pane. Il prodotto del suo amore per il grano e la vita. Lo noto ogni giorno. Il suo esercizio è davanti casa mia. In realtà non ha un orario di chiusura. Il laboratorio lavora a ciclo continuo perché asseconda il ritmo del processo di lavorazione che iniziando con il grano termina con l’uscita dal forno delle varie forme di pane. Chiude la panetteria alle due, minuto più minuto meno, ma già un istante dopo inizia un ennesimo giorno lavorativo. Infatti, passa qualche ora ed apre nuovamente la panetteria. Deve cominciare a impastare la pasta. La pasta è un prodotto delicato che va controllato più volte. Non è pensabile di perderla per un banale errore. I suoi ingredienti sono da miscelare con cura. Il grano. L’acqua. Il sale. Il lievito. Dopo aver preparato la pasta è la lievitazione la fase più importante del suo lavoro diuturno. La lievitazione va controllata spesso, quasi di continuo. Basta un’alterazione delle condizioni climatiche è la lievitazione va a male. Il mio panettiere è sempre lì. Apre la porta e va a controllare. Sia che faccia caldo africano o diluvi come non mai. E’ un processo lungo che occupa tutto il pomeriggio e la sera. Concordo quando molti definiscono il fare il pane un’arte. Ci vuole tanto amore e molta perizia. Così che il pane delicatamente croccante si scioglie con pieno gusto nella nostra bocca. La notte, lunga lunghissima, è il momento in cui la pasta informe assume i contorni decisi del pane. Pertanto, la pasta viene pesata, spezzettata e formata. Pronta per entrare nel forno che è stato preparato molte ore prima in quanto assieme alla lievitazione è l’elemento fondamentale per produrre un buon pane. Il forno ha finalmente partorito il pane. In gran quantità. Fresco. Fragrante. Profumato. In varie forme. Il panificio apre. I cittadini vengono a prendersi il pane che desiderano. Allo stesso tempo il panettiere con il furgoncino va a portare il pane a quelle persone che non possono andare a comprarlo direttamente. E’ un continuo andare e venire. Il panificio diventa un luogo di aggregazione sociale per il quartiere. Il panettiere un gradito ospite con cui scambiare quattro chiacchiere per chi lo riceve a casa. Alle due di pomeriggio dopo una lunghissima e faticante giornata chiude. Ma è solo una chiusura temporanea. Bisogna pensare a preparare il pane per l’indomani. Il pane non va in vacanza. E’ essenziale per l’uomo. E’ il simbolo della vita.
Il signor x non ha particolari pretese. Vorrebbe che lo Stato gli fosse più vicino. Non con la solita prosopopea. Sapete i discorsi riguardanti una maggiore prossimità dello Stato oppure una pattuglia dei Carabinieri che effettua giri più frequenti nelle vicinanze del suo esercizio. Nulla di tutto questo. Vogliamo immaginare le aspirazioni del mio signor x?
Prima di tutto, gli piacerebbe uno Stato che gli desse più sicurezza. Cosa significa sicurezza? In sintesi una condizione di agevolazione alle sue attività. Il concetto di sicurezza non discende esclusivamente da quello di ordine pubblico, è piuttosto una sensazione psicologica che non ci sono criticità in grado di ostacolare il proprio lavoro. Sa che ha alle proprie spalle uno Stato che opera in modo fattivo all’eliminazione di tutti quei fattori ostativi al libero esercizio dell’attività imprenditoriale. E’ ovvio che lo Stato necessità della collaborazione del cittadino per raggiungere risultati soddisfacenti. Se non c’è questo spirito di collaborazione è difficile che il signor x possa essere soddisfatto del suo senso di sicurezza.
Quindi, sicurezza, ma vi è altro ancora.
Al signor x piacerebbe che l’adempimento degli obblighi burocratici non si trasformasse in un incubo. Non vuole perdere tempo perché per lui il tempo significa lavoro. Lui intende occupare tutto il tempo disponibile per lavorare e non girare di ufficio in ufficio a ricostruire pratiche che non si trovano o sono incomplete. Ciò vuol dire avere a che fare con impiegati in grado di rendere facile la sua vita lavorativa. Ciò vuol dire poter andare negli uffici pubblici sapendo quando ne potrà uscire per dedicarsi alla sua attività lavorativa.
Allo Stato il signor x chiede agevolazioni e facilitazioni per poter concretamente progettare l’allargamento della propria attività. In che senso? Essere in grado di assumere del nuovo personale per soddisfare le esigenze della clientela. Poter acquistare quei beni strumentali che gli siano di utile supporto alla produzione del pane e di altre specialità a base di grano. Avere la certezza di acquisire locali più ampi per rendere il suo lavoro più facile e organizzato. Anche poter aprire altri punti vendita sarebbe un progetto che al signor x non dispiacerebbe di certo.
Sempre il signor x vorrebbe che anche le banche potessero dargli una mano. Concreta. Efficace. Banche realmente intenzionate a supportare le piccolissime e piccole realtà imprenditoriali del territorio. Banche capaci di accompagnare la vita imprenditoriale del signor x con sagge politiche in riferimento al credito e all’assistenza finanziaria. Con banche vicine a chi vuole lavorare e contribuire alla ricchezza collettiva si possono superare momenti di crisi con maggiore fiducia. Il signor x, il mio signor x intende la banca come quello strumento ideale in grado di assicurargli un avvenire sereno e facondo in termini di risultati.
Come potete notare il signor x non chiede poi così tanto. Chiede solo la possibilità di lavorare. Onestamente e con profitto. Gli si vuole dare una chance reale? L’avvenire della nostra Nazione dipende dalla piena realizzazione del progetto imprenditoriale del signor x. Questa è l’Italia che mi piace. Bisogna partire dalla c.d. “Piccola Italia” se l’Italia intende assicurare un futuro positivo per se stessa e i suoi cittadini. O qualche potere nascosto non vuole un’Italia migliore?