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L’Irish Pub riaprirà - ma lo Stato non ci aiuta a capire

L’incredibile vicenda del Pub Siracusano incendiato per ben tre volte dalla malavita ha un seguito. Intervista a Bruno Piazzese, l’imprenditore taglieggiato divenuto coordinatore delle associazioni antiracket siracusane
di Salvatore Mica - mercoledì 5 ottobre 2005 - 4537 letture

L’incredibile vicenda del Pub Siracusano incendiato per ben tre volte dalla malavita ha un seguito. Ci racconta passato presente e futuro dell’Irish Pub Bruno Piazzese, l’imprenditore taglieggiato divenuto coordinatore delle associazioni antiracket siracusane e simbolo della lotta al racket delle estorsioni.

Ci racconti brevemente la sua Odissea

La storia inizia con l’apertura di questo locale notturno, nell’Aprile del 2000 ho inaugurato questo locale irlandese che ha avuto grande successo di pubblico perché è una tipologia di locale nuovo per Siracusa, c’è parecchia musica dal vivo, si organizzano spettacoli di cabaret....Il locale è molto frequentato, si parla di 500/600 persone a sera. Allo stesso modo con cui abbiamo attirato l’attenzione della gente per bene, abbiamo attirato anche gente di altro tipo che puntualmente dopo qualche mese dell’avvio dell’attività incominciarono a farmi visita per chiedermi inizialmente di posizionare all’interno del locale delle macchinette del Videopoker, questo è uno dei modi con cui i mafiosi iniziano ad infiltrarsi nelle attività, successivamente passeranno all’estorsione vera e propria. Io non facevo lavorare queste macchinette, perché non erano la tipologia di macchinette che più si adattavano al mio locale, dopo qualche mese le portarono via ma in cambio mi chiesero tre milioni di lire al mese. Io ovviamente mi opposi, dicendo che se non se ne fossero andati, li avrei denunciati, non credettero a questa cosa, ma in effetti li denunciai nell’Ottobre del 2001, il 5 Febbraio del 2002 furono effettuati 6 arresti. Dopo circa un mese, nel marzo del 2002, aprii il locale e sentii un forte odore di benzina, chiamai la polizia che prontamente intervenne e rinvenimmo sopra il tetto due taniche di benzina, in quell’occasione non riuscirono materialmente ad appiccare il fuoco, perché scattò l’allarme, poi da li vennero posizionati delle telecamere, alcuni poliziotti con il senno di poi mi dissero che “avrebbero dovuto dormire li dentro” perché sicuramente ci avrebbero riprovato e puntualmente ci riprovarono, il 19 Marzo un incendio di proporzioni devastanti distrusse il mio locale. Fu un atto di ritorsione contro questa mia denuncia. Dopo quest’incendio il questore di Siracusa mi affidò la scorta, vivo scortato da allora

Anche adesso?

Si. Assunsi direttamente la posizione di ”testimone di giustizia”, prevista dalla legge 44 del ’99. Ebbi accesso ai fondi previsti da questa legge e con questi nel giro di un anno ricostruii il locale e lo inaugurai nuovamente il 5 Dicembre del 2002 alla presenza del Questore e del Prefetto di Siracusa, il locale tornò nuovamente a lavorare con lo stesso riscontro di prima, parallelamente andava avanti anche la vicenda giudiziaria per cui l’anno successivo, nel luglio 2003 furono emesse le sentenze di primo grado, furono condannati in quattro a sei anni di reclusione e due a nove anni.

Bottaro-Attanasio?

Si, il Clan Bottaro-Attanasio. A luglio la sentenza di condanna, il 26 Agosto del 2003, il secondo incendio. Nuovamente il locale chiuso. E’ ovvio che li si stenta a trovare la forza per andare avanti. Ma prima o poi si trova l’energia necessaria per resistere. Nel frattempo avevo già cominciato a prendere degli incarichi direttivi all’interno delle associazioni Antiracket, nell’Aprile del 2004, il locale è ancora chiuso per lavori di strutturazione, divento Presidente dell’Associazione Antiracket, nel Giugno successivo, visto il buon lavoro che stavamo facendo, i presidenti delle dodici associazioni antiracket esistenti nel territorio siracusano mi chiedono di coordinare le associazioni e quindi divento coordinatore ed entro a far parte del direttivo Nazionale delle associazioni Antiracket presieduta all’epoca da Tano Grasso. A Giugno del 2004 ultimo i lavori ed alla presenza del Sen. Centaro presidente della commissione Antimafia, inauguro per la terza volta il locale. Il 3 Giugno riapre il locale, faccio anche delle scelte diverse, introduco il famoso “pizzolo” che è una specialità siracusana, in particolare di Sortino, i Siracusani rispondono bene e riprendo a lavorare. Grazie ad un contributo di 20000 euro che con molta determinazione il Presidente Bruno Marziano volle dare alle associazioni Antiracket, realizziamo una campagna pubblicitaria per spronare gli imprenditori ed i commercianti alla denuncia, che è l’unica arma che loro hanno contro i mafiosi. Con questi soldi realizziamo uno spot pubblicitario...Inizialmente avevamo qualche difficoltà perché non trovavamo un commerciante disposto a far riprendere la sua attività in questo spot, perché in questo spot si simula un’attentato in piena regola: si vede un uomo che butta la benzina, appicca il fuoco e una volta sviluppate le fiamme compare la scritta:

“Spegni il fuoco del racket, accendi la scintilla della Solidarietà. Denuncia sempre. Le associazioni Antiracket sono al tuo fianco”

subito dopo si vede l’immagine del poliziotto e del carabiniere di quartiere e poi tutti e dodici i presidenti delle associazioni antiracket che passeggiano a braccetto su Corso Gelone (la via principale di Siracusa Ndr) sul modello del Quarto stato. Per presentare questa cosa, realizziamo una conferenza stampa all’interno del salone dell’amministrazione provinciale l’8 Ottobre del 2005, io ovviamente sono in prima fila, il 20 Ottobre il terzo incendio. Questa volta quindi non era rivolto a me, era rivolta al mio simbolo, questo incendio era una sorta di risposta allo spot, la mafia diceva : “Non denunciate, sennò finisce come lui” questo è un messaggio che non DEVE ASSOLUTAMENTE PASSARE. Dopo i primi giorni di sconforto, di scoramento...Quattro attentati ti segnano in profondità... Ci fu una manifestazione spontanea sulla terrazza del mio locale qualche giorno dopo l’incendio e dopo una manifestazione in piazza organizzata da CGIL CISL e UIL appoggiata da dodici altre sigle sindacali, praticamente tutte! Cinquemila persone scesero in piazza a manifestare contro il Racket delle estorsioni. Dopo questa manifestazione fummo ricevuti dal Ministro dell’Interno Pisanu assieme al Capo della Polizia e facemmo delle richieste precise: che si facesse al più presto possibile luce sugli esecutori materiali dell’attentato, le misure immediate che vennero adottate dal Ministero furono quelle di inviare intanto cinque poliziotti altamente qualificati per indagare sull’accaduto, il locale fu messo sotto assedio: misero tre uomini con mitra e giubbotti antiproiettili, e il diveto di sosta nell’intera zona circostante il locale, fecero dei lavori di rifacimento nella seconda parte del locale, quella da cui tutti gli attentati erano sempre partiti: era una sorta di giardino d’inverno, quindi facilmente penetrabile, il locale è stato completamente blindato e tutto il perimetro è monitorato h24( 24 ore su 24 Ndr) da un sistema di telecamere a circuito chiuso collegate direttamente con la sala operativa della Questura. Adesso quindi c’è una rigida vigilanza. Adesso che è chiuso. Quando era aperto non c’era nessuno. Questo è il paradosso....Abbiamo scoperto poi che la notte dell’ultimo attentato sono bastate due telefonate false pervenute nella sala operativa della Questura che segnalavano due episodi che accadevano nella zona alta della città poi rivelate infondate: erano telefonate di depistaggio. Da allora il locale è controllato h24, il mio impegno è continuato ad andare avanti: in questo periodo sto lavorando molto nel campo dell’educazione alla legalità, perché andando avanti si ci rende conto che il problema è innanzitutto un problema culturale. Mi sono reso conto che oggi a distanza di molti anni da cui vivo questa vicenda, il mio impegno è molto più forte, il locale dovrebbe reiniziare fra poco perché ho avuto accesso ancora una volta ai fondi dello Stato, farò diventare l’Irish Pub un punto di riferimento per quello che riguarda gli eventi culturali della città, sto cercando anche di creare una saletta dove poter proiettare film di un certo livello, Il pub dovrà diventare un contenitore culturale, cercherò anche di coinvolgere gli enti comunali e provinciali in questo, il locale dovrà diventare un manifesto per le associazioni culturali che si impegnano per combattere il fenomeno mafioso. Perché oggi se ne parla poco, si dice che la Mafia non esiste più, ma non è ASSOLUTAMENTE VERO. E’ per questo che secondo me è importante che la gente viva la vita politica in forma attiva. Oggi la tendenza è proprio quella di disinteressarsi e far disinteressare la gente alla vita politica e amministrativa del Paese e questo è quanto di più sbagliato ci possa essere.

Dopo essere stato taglieggiato per ben tre volte e dopo essere rimasto solo a combattere questa guerra, il suo socio a quanto ne so si è ritirato, lei ha rilanciato ed ha accettato di divenire il coordinatore delle dodici associazioni antiracket presenti nel territorio siracusano. Perché?

Il messaggio che hanno voluto dare era rivolto agli altri commercianti, non a me. Era rivolto al simbolo che io rappresento. Perché mio malgrado sono diventato un simbolo. Con quest’ennesimo attentato loro hanno voluto dire ai commercianti: “Non denunciate, pagate in silenzio perché chi denuncia finisce con il locale bruciato” non è vero. Uno a tutti può mentire tranne che a se stesso, questo dico sempre ai ragazzi che incontro nelle scuole, quando poso la testa sul cuscino posso pensare “Vivo questa situazione, ho perso determinati aspetti della mia vita privata ecc...Ma non ho rinunciato alla mia libertà. Non consentite MAI A NESSUNO di toccare le vostra libertà” Io ho ascoltato tantissime storie di persone che hanno pagato per anni, quando si paga, quando si accetta di sottostare ai vili ricatti che la malavita impone...Si vive male. Allora è meglio non pagare, come ho fatto io, vivere una condizione disagiata ma non rinunciare alla propria libertà. Il mio impegno deriva da questa consapevolezza, so che il fenomeno vivrà fino a quando ci sarà gente che accetterà in silenzio queste cose. Ribellarsi, saper convivere con la paura significa anche saperla trasformare in rabbia. La mia paura, perché ce l’ho e guai se non ci sarebbe, siamo umani, la trasformo sempre in rabbia. Rabbia perché in uno stato di diritto con una storia così grande alle spalle, con tutte le conquiste che abbiamo ottenuto, ancora oggi c’è chi impone questo tipo di vessazioni.

Lei si è sentito tutelato dalle istituzioni?

Nel mio caso lo Stato è stato molto presente. Per certi aspetti. Per altri aspetti no...Ci sono state delle carenze gravi perché non si doveva assolutamente consentire che per la terza volta l’Irish Pub andasse a fuoco. Io mi sono esposto e mi dicono tutti “sei coraggioso”, io non credevo a questa cosa, pensavo “ma ci vuole coraggio a fare una cosa semplice come questa?” Mi rendo conto invece che siccome non la fa nessuno, allora questa diventa una cosa coraggiosa! Io ho fatto quello che tutti dovrebbero fare. Non ho fatto niente di particolare, non sono un eroe, se tutti la facessero questa cosa io sarei una persona come tutti gli altri, ma non è così purtroppo.

Per certi aspetti lo Stato è stato ed è presente e noi sappiamo bene che è importante tenere saldi i rapporti con le Istituzioni, ma siamo ancora capaci di indignarci, siamo ancora capaci di chiedere con forza maggiore attenzione, perché il fenomeno è presente con punte inaccettabili dell’80% di commercianti che pagano il pizzo per cui l’attenzione dev’essere molto più alta di quanto non sia adesso. Altrimenti succede quello che è successo a Palermo, si mettono in azione meccanismi politici che servono solo a deviare l’attenzione della gente.

Quali meccanismi politici?

Quelli che abbiamo visto nel corso degli anni. Per quello che riguarda il movimento antiracket regionale e nazionale tutto inizia nei primissimi anni del 1990, sicuramente il meccanismo siracusano che ha messo in moto la capacità dei commercianti di ribellarsi sono state le ronde organizzate di Palazzolo d’accordo con l’allora Maresciallo dei Carabinieri locale i commercianti si unirono e combatterono in prima persona l’avanzamento del racket delle estorsioni legato al clan Nardo-Apalo: armati di fucile i commercianti sorvegliavano i propri negozi, da li si sviluppò il movimento di Tano Grasso a Capo D’orlando, adesso presidente onorario della FAI, poi le stragi del ‘92 e del ’93, l’uccisione di Libero Grassi nel ’91...Una serie di eventi che avevano portato ad una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica, lo Stato ha perso una grande opportunità...L’opportunità di sconfiggere definitivamente la Mafia. Sull’onda di quello che era successo vennero varate molte leggi e nacquero soprattutto molte associazioni per combattere il fenomeno mafioso che ottennero dei risultati eccezionali. Poi i meccanismi politici di cui ho accennato hanno fatto in modo che le cose tornassero come prima, quando si vanno a colpire le sfere alte della politica, quando si vanno a colpire alti interessi, le cose finiscono così. Adesso abbiamo la consapevolezza che la mafia esiste solo perché c’è una parte del mondo politco che è collusa con essa, allora sinquando ci saranno persone che accetteranno, favorendo soprattutto gli interessi personali e sacfrificando i valori civili che possano contrastare il dilagare di questi fenomeni...Fino a quando ci saranno queste persone sarà veramente difficile contrastare il potere mafioso. Io sono convinto che uomini come Falcone e come Borsellino, hanno raggiunto la consapevolezza proprio perché hanno potuto toccare con mano le connessioni tra il mondo imprenditoriale ed il mondo politico, una volta che ti rendi conto che sono cose grandi e che se ci fosse una consapevolezza di tutta la gente, potrebbero essere debellati, uno di loro ha detto “La mafia come tutte le cose umane, ha avuto un inizio e avrà anche una fine” io ci credo. E’ difficile ma non è impossibile. L’impegno che sto mettendo nel mio lavoro è proprio dovuto a questo: creare una coscienza nella gente, gridarlo forte che la mafia c’è e va combattuta, se riusciremo a diventare tanti allora riusciremo a vincere.

Lei ha fatto cenno alla collusione di alcuni ambienti politici con la mafia...Diciamo che in mezzo c’è L’Irish e la società civile, da una parte ci sono i mafiosi e dall’altra parte i politici, tra cui vi sono anche i collusi con la Mafia: si è mai sentito “accerchiato”?

Si. E’ una sensazione che provo spesso, è una sensazione che provi quando ti senti impotente rispetto a questo sistema di cose. Credo che la proverò ancora spesso in futuro. Quando ti rendi conto del fenomeno, hai prontezza e capacità di capirne le origini, ma hai anche la capacità di capire che non sarebbe difficile sconfiggerlo. Ma siccome ci sono interessi così grandi, così forti da impedirti di mettere in pratica quelle poche cose che servirebbero per poter estirpare questo cancro. In questi casi io mi sento impotente, accerchiato come giustamente lei suggerisce. Bisogna reagire in maniera semplice: acquisendo quanti più dati possibili, io da quando vivo questa vicenda ho avuto la meravigliosa opportunità di incontrare migliaia di persone, la cosa più bella è quando incontro i ragazzi, che per certi aspetti sono ancora “puliti”,è bello far capire loro che devono cercare di tenersi lontano da questi meccanismi, ma ho anche avuto modo di frequentare certe segreterie politiche sia di desta che di sinistra, li si ci rende conto di quanto siano complessi certi meccanismi, anche in campo politico, una persona magari parte con ceti ideali, con molti entusiasmi e poi quando si arriva a certi livelli i meccanismi sono così grandi e contorti, gli interessi così giganteschi che non puoi non farti coinvolgere in qualche modo.

Il potere dell’Estabilishment...?

Esattamente. Si deve reagire a mio parere, intanto ricordando i propri obiettivi fondamentali, perché non si può fare politica, come oggi troppo spesso accade, solamente per curare i propri interessi, è una cosa talmente semplice da apparire ridicola...Bisogna partire dalla base: il lavoro che noi facciamo nelle scuole, alla “base” diciamo, ma il fenomeno mafioso esiste ed esiste proprio perché gli adulti accettano quei meccanismi di cui sopra, il messaggio deve quindi essere rivolto anche agli adulti in modo che prendano parte attiva alla vita politica e mettano in pratica in maniera consapevole l’unico strumento che hanno: il voto. La gente oggi è sfiduciata per questa ragione. A mio parere la politica è fatta di persone se si è capaci di scegliere al meglio la persona che ti deve rappresentare si è anche capaci di chiedere conto a questa persona del suo operato...Io impazzisco quando vedo le manifestazioni per il calcio...Migliaia di persone! E’ incredibile come la gente possa mobilitare una forza così gande, per un motivo fondalmente banale, ludico.Ed invece sembra paralizzata di fronte alle richieste politiche, di fronte ad istanze impotanti come la legalità, come le condizioni di vita ecc...

Pensa di poter individuare un ente statale, un’organo istituzionale a cui poter attribuire la maggior parte della responsabilità dell’accaduto all’Irish Pub?

Subito dopo l’ultimo attentato Tano Grasso mi ha detto: “Ora non parleremo con nessuno se prima non ci riceve il Ministro” e così è stato. E’ ovvio che ci sono state delle responsabilità: un locale già colpito due volte, divenuto un simbolo, non può rimanere sguarnito, noi abbiamo fatto in modo che queste responsabilità venissero fuori ma purtroppo questo non è ancora accaduto. Se ci sono delle responsabilità è giusto che chi le ha, paghi in pima persona. E’ importante dimostrare di saper rispondere a questi atti con efficienza. Dare delle risposte concrete è importante per la gente onesta. Le cose si stanno muovendo, seppur con la lentezza tipica dello Stato, io non ho ancoa avuto accesso ai fondi pe ricostruire il locale, mi hanno detto che è questione di giorni ma, me lo dicono sempre...Ma non appena saranno disponibili le risorse per ricostruire il locale sarà più bello di prima. Nn appena avrò i fondi mi rimetterò al lavoro, mi auguro che questo sia un punto di partenza per tutte le associazioni che hanno lavorato e si sono impegnate con noi in questi anni per avere risultati e per riuscire ad avanzare in questa lotta.

Lei presume di sapere quindi a chi attribuire le responsabilità per l’accaduto, ma ancora questa persona o questo ente non ha pagato...?

Non è compito nostro dire di chi è la colpa di quello che è successo. Il compito nostro è di chiedere a gran voce che si faccia luce su quest’avvenimento ma nient’altro...Per esempio furono inviati cinque poliziotti altamente qualificati per questi compiti, quando portarono via molti elementi di indagine dal Pub si pensava che potessero essere in breve tempo determinanti per le indagini ma a distanza di quasi un anno ancora non sappiamo nulla, siamo in attesa di risposte.

Dopo il Secondo attentato all’Irish pub, ricordiamo delle ambigue dichiarazioni del Sen. Centaro che ci hanno sinceramente stupito: si tentava di minimizzare l’episodio sostenendo che si trattava più o meno di un episodio isolato. Il fatto che una carica politica così alta dica una cosa del genere ci ha quantomeno impressionati. Cosa ne pensa lei?

Non posso che essere d’accordo. In quell’occasione non solo il Sen. Centaro ma anche un ministro della Repubblica (Giovanardi Ndr) rispondendo ad una interrogazione parlamentare del 3 Novembre disse una cosa stupefacente, rispose all’interrogazione parlamentare di Piscitello volta a capire come si era potuto verificare dopo due attentati un “buco” simile nella sorveglianza dell’Irish, perché lo Stato si fosse trovato impreparato una volta di più, dicendo qualcosa come “Però noi gli abbiamo dato i soldi”. Io avrei piacere di incontrare un giorno il Ministro Giovanardi per sapere cosa vuol dire “Noi però gli abbiamo dato i soldi”. Giovanardi ci avrebbe dovuto rendere conto di quello che era andato storto, di ciò che bisognava fare o di quello che non era ancora stato fatto. Quella risposta fu così evasiva da lasciarmi senza parole, ed in quei giorni tutte le dichiarazioni fatte dal Sen. Centaro dall’allora ministro Prestigiacomo o da altri politici che vennero a visitare il locale. Credo sia naturale, una volta capito che vi sono state delle mancanze, cercare di minimizzare l’accaduto e credo che questo sia completamente sbagliato, si devono individuare le responsabilità, capire chi ha sbagliato nella protezione del locale e si deve mandare a casa, perché se uno non sa fare il lavoro che fa, bisogna che vada a casa, è ovvio. A questo punto però entrano in gioco i meccanismi politici di cui abbiamo accennato prima: siccome chi ha responsabilità ha interessi ad alto livello o è protetto da Roma, allora a quel punto non paga nessuno. La colpa dev’essere riversata su tutti, generalizzata, annacquata in modo che non paghi nessuno. Questo è sbagliato. Soprattutto quando certi ruoli o incarichi vengono ricoperti da uomini del governo vigente in quel dato momento. Non parlo ne di destra ne di sinistra, ho le mie idee politiche ma questo non c’entra nulla, bisogna avere più coscienza civile,in ogni senso, bisogna fare politica con onestà, questo è quello che manca.

Citando testualmente dalla risposta del ministro Giovanardi lui ha attribuito la responsabilità dell’accaduto alle “lungaggini burocratiche che hanno impedito di dare un’adeguata protezione al locale “

Quando sono stato alla Direzione distrettuale Antimafia il magistrato mi fece vedere che c’era una richiesta partita dalla Provincia di Siracusa per l’installazione delle telecamere. Da Siracusa è partita questa richiesta, Catania l’ha avallata, a Roma si è bloccata, quindi si dovrebbe andare a Roma e vedere chi ha disatteso la richiesta e poi si dovrebbe far pagare la mancanza, non è difficile fare questo, ma se non si VUOLE fare, tutto diventa più difficile.

Io per esempio documentandomi sulla vicenda dell’Irish pub mi sono posto una domanda. Da profano, le telecamere costavano 250 euro al giorno e per questa ragione dopo un mese le hanno tolte...E’ abbastanza assurdo intanto che le mettano e le tolgano nel giro di un mese, è come non fare nulla in buona sostanza, ma oltre a questo con tutti quei soldi non si poteva pagare un piccolo esercito personale per sorvegliare l’Irish?

E’ la stessa cosa che ho detto io. Si potevano anche comprare le telecamere con 250 euro al giorno! Ma all’epoca le procedure non permettevano di fare questo. Ora le cose sono diverse, il sistema è stato acquistato ed è fisso...Finalmente. Ma la cosa brutta è che in Italia le cose prima devono succedere e poi si corre ai ripari, sarebbe come a dire: prima si muore e poi si diventa credibili. Se gente come Falcone, Borsellino, Grassi avessero avuto più attenzione da chi di dovere, forse non sarebbero morti.

Ho parlato con il Sen. Rotondo che mi ha documentato sui fortissimi tagli che sono stati fatti al Budget delle procure, mi ha addirittura detto qualcosa di inquietante sull’istituzione del poliziotto di quartiere: sarebbe uno specie di bluff! Ci sono due volanti a disposizione della città, quando ci sono i poliziotti di quartiere, c’è una volante in meno.

E’ esatto. Io ho avuto già modo di commentare questa notizia. Bisogna fare delle cose concrete, non sono a favore di quei provvedimenti che danno solo l’appannaggio di efficienza da parte dello stato: io vivo giornalmente i quartieri della città, non a caso ho scelto di andare quotidianamente a ritirare i miei giornali in uno dei quartieri più a rischio di Siracusa, che è la borgata.

Ci va personalmente?

Sì. Ogni giorno, sosto un po di tempo li per fare in modo che mi vedano, anche questo è un segnale forte. Una volta ho parlato con il carabiniere di quartiere a cui è assegnata quella zona e mi diceva che si trova in grande difficoltà: un carabiniere solo, in quel quartiere che porta la divisa rappresenta lo Stato e per fare uno dei tanti esempi mi ha raccontato che una volta ha visto due ragazzi sul motorino che salgono sulle panchine, quando ha cercato di fermarli loro gli hanno fatto un gestaccio e l’hanno mandato a quel paese. Quel poveraccio che poteva fare? Piuttosto che puntare sul poliziotto di quartiere istituirei delle volanti in borghese che potrebbero essere molto più efficaci sul territorio o dei ragazzi che sappiano fare il loro lavoro su delle moto, molto più agili delle macchine....Le forze dell’ordine devono essere messe in grado di svolgere il proprio lavoro.

Ho letto in una intervista da lei rilasciata in passato, forse in un momento di sconforto, lei diceva di pensare seriamente a lasciare sia Siracusa che la Sicilia.

Si. Soprattutto dopo il terzo attentato ho avuto dei momenti simili. I primi due attentati potevano avere un senso, ma il terzo non me lo aspettavo davvero perché oramai la mia vicenda si era conclusa, il fatto che si sia consentito di colpire il simbolo che avevamo costruito...Ma poi grazie alle parole di conforto ricevute dal Ministro e dal capo della Polizia, grazie alla grande solidarietà della gente, alla mia famiglia e a tutti gli amici ho potuto riacquistare fiducia ed energia necessaria per andare avanti.

Quindi possiamo smettere di preoccuparci, lei rimarrà qui?

Sì.

In alcune interviste lei si è detto abbandonato dalle istituzioni, lei si è sentito anche abbandonato dalla gente?

Ho provato dei momenti di solitudine. Soprattutto dopo l’ultimo attentato come ho già detto. Ma poi ci sono altri momenti in cui tutto questo passa, un paio di mesi fa ho assistito ad un convegno nazionale di “Libera” e ho sentito parlare magistrati in prima linea che hanno tirato fuori dei numeri impensabili sulla quantità di denaro che la mafia ha a disposizione grazie al commercio transnazionale degli stupefacenti, delle griffe false o delle armi...Li si sente un forte senso di impotenza. Ma il giorno dopo senti parlare Ciotti che ti apre il cuore o un’altra persona che combatte contro la mafia in un’altra parte della Sicilia...I momenti di sconforto capitano ma poi passano, è bello stare in prima linea, è bello sapere di stare combattendo per una giusta causa.

“A che serve vivere se non si ha il coraggio di combattere? “ credo l’abbia detto Pippo Fava.

L’ha ripetuto anche Borsellino. E’ davvero un peccato che certe frasi debbano avere vasta risonanza solo dopo la morte dell’autore.

Lei prima ha parlato di difficoltà nel reperire un commerciante disposto a far riprendere il proprio locale per lo spot antiracket, lei crede che il popolo siciliano sia codino e omertoso come spesso viene rappresentato?

Alla luce dei fatti è difficile pensare che non ci sia omertà ed acquiescenza a queste cose. Ci dobbiamo battere per evitare che questo accada. Il nostro scopo è proprio quello di far si che la gente si elevi culturalmente, fare in modo che la gente abbia conoscenza di questi fenomeni, soprattutto per garantire un futuro sereno ai nostri figli, altrimenti non ci sarebbe speranza io invece sono convinto che questa terra meravigliosa che è la sicilia non possa essere messa in ginocchio da gente che ha una visione così bassa della vita.

Potendo tornare indietro rifarebbe tutto quello che ha fatto?

Sicuramente sì. Con più consapevolezza e determinazione.

Lo Stato da una parte, la mafia dall’altro, L’irish pub e la società civile in mezzo. Chi ha vinto?

Non credo che ci siano dei vinti e dei vincitori in questa fase, credo sia un momento importante, da una parte c’è lo Stato che comunque deve contrastare nella maniera più forte possibile la recrudescenza di questi fenomeni, è ovvio che questi fenomeni sono presenti e se ne deve parlare tanto, il vostro (degli operatori dell’informazione Ndr) è un ruolo importantissimo in tutto questo perché avete una grande responsabilità: la gente deve capire che queste cose non si possono relegare in una parte della società. Mi piacerebbe molto parlare di vittoria, magari fra qualche anno....Però ci credo in una vittoria futura e per questo è importante che tutti facciano la propria parte per giungere a questa meta.


Tutta la vicenda ha coinvolto il mondo politico più di una volta: le responsabilità dell’accaduto vanno cercate nelle sfere politiche-amministrative, le lentezze delle risposte date alla malavita provengono dal mondo politico e la speranza di Piazzese in una vittoria finale contro la mafia non può trovare a nostro parere migliore interlocutore dei protagonisti del mondo politico.

A tal fine abbiamo cercato di contattare esponenti di entrambi gli schieramenti: per il centro sinistra abbiamo avuto occasione di parlare con il gentilissimo Sen Rotondo autore tra gli altri dell’interrogazione parlamentare al Ministro Giovanardi di cui abbiamo parlato con Piazzese.

Senatore l’Irish pub è stato bruciato tre volte, pensa che siano ravvisabili delle responsabilità politiche?

Le responsabilità politiche ci sono e sono legate al fatto che manca un vero e proprio controllo del territorio, bisognava mettere in atto tutti i meccanismi logistici e tecnologici di cui disponiamo per proteggere seriamente il locale. Sono state fatte tante promesse ma nulla è stato realizzato. Tra l’altro per quanto riguarda l’Irish Pub la situazione è molto particolare: la mafia non ha colpito l’Irish pub perché Piazzese non ha pagato il pizzo, è stata chiaramente una sfida aperta allo stato, il messaggio era:

“Noi siamo così inseriti nel territorio che lo Stato pur proteggendo, pur attuando degli strumenti di controllo...Nn riesce comunque a tutelare chi denuncia.

Oltretutto il terzo attentato è stato eseguito facendosi precedere da due telefonate di depistaggio.

Si, questa è stata una manifestazione di forza della malavita organizzata, uno schiaffo allo Stato, hanno fatto capire a tutti gli imprenditori che anche se denunciano, loro possono reagire in qualsiasi caso, anche se i locali sono attivamente difesi dalle forze dell’ordine. Io so che le forze di polizia hanno chiesto in passato adeguati potenziamenti ma questi non sono stati poi ottenuti.

Questa è una cosa abbastanza misteriosa, abbiamo potuto notare, documentandoci sulla vicenda, che lo stesso Sen Centaro ha lamentato la mancata coordinazione tra Roma e Siracusa e la stessa cosa è stata lamentata dal Ministro Giovanardi. Quindi...

E’ la solita storia: a parole sono disponibili, aperti al dialogo, ma nei fatti poi non hanno fatto nulla, anche la storia del poliziotto o del carabiniere di quartiere, è una grandissima fesseria perché hanno in realtà smobilitato le volanti per istituire i poliziotti di quartiere, è ovvio che i poliziotti a piedi devono essere coadiuvati da un eventuale supporto automobilistico, ma i soldi sono pochi, le macchine anche, i soldi per la stessa benzina a volte non sono stati neanche disponibili, perché il budget era quello che era.

Il taglio dei fondi alle questure di cui si è tanto parlato, secondo lei ha potuto influire sulla recrudescenza dei fenomeni malavitosi nella Provincia di Siracusa?

Non passa notte che non vengano bruciate delle macchine. Il territorio è sempre più in mano alla malavita. Non dobbiamo parlare solo dei tagli alle questure ma di tagli ai Ministeri veri e propri, io quest’estate ho denunciato il fatto che i gommoni ed i mezzi navali della Questura non potevano più uscire perché non avevano materialmente il carburante per farlo

Secondo lei i commercianti di Siracusa pagano il pizzo?

Purtroppo si. Se ci basiamo su delle statistiche serie che sono state messe a disposizione dalle associazioni antiracket siracusane da queste si evince chiaramente che una stragrande maggioranza paga regolarmente il pizzo.

Sono risaltate ai nostri occhi delle dichiarazioni a caldo del Sen Centaro dopo il secondo attentato all’Irish Pub che ha tentato di minimizzare l’avvenuto, sostenendo che comunque si trattava di un fenomeno isolato e bisognava tenere comunque uno sguardo d’insieme del fenomeno.

Purtroppo non è così. Questa tendenza a minimizzare il Sen Centaro l’ha dimostrata sin dall’inizio della legislatura. Il fenomeno malavitoso si sta allargando e non si tratta affatto di fenomeni isolati, nel territorio Siracusano è un fatto che fa notizia proprio perché Siracusa non ha mai vissuto un forte controllo della malavita, se si unisce questa recrudescenza criminale, con la disoccupazione dilagante e i tagli di cui abbiamo parlato prima ottiene un quadro assolutamente preoccupante, una situazione pesante per la quale bisognerebbe intervenire in maniera molto più decisa di quanto non si sia fatto fino ad adesso.

Chi crede che abbia la maggior parte della responsabilità nell’accaduto all’Irish Pub?

La situazione è chiara: le forze dell’ordine fanno quello che possono ma se non hanno gli strumenti, i mezzi, le persone, non possono far nulla.


Una testimonianza chiave purtroppo ci è stata negata. Abbiamo tentato più volte di metterci in contatto con il Sen Centaro per ottenere delle dichiarazioni sulla vicenda dell’Irish Pub ma purtroppo non abbiamo avuto alcun riscontro.

Il Sen. Centaro ci avrebbe potuto rispondere in merito alle “lungaggini burocratiche” di cui abbiamo parlato in precedenza, ci avrebbe potuto aggiornare sui forti tagli che le questure hanno subito, sulle ripercussioni che questi tagli hanno avuto sul tessuto sociale e sulle attività criminali, sulle ambigue dichiarazioni a caldo da lui rilasciate dopo il secondo attentato, sul passato e sul futuro dell’impegno delle Istituzioni nella lotta alla Mafia.

Ma purtroppo ci è stato detto che il Sen Centaro era molto impegnato a votare la finanziaria 2005/2006 e a rilasciare interviste in tv nei giorni in cui ci serviva la sua testimonianza, non aveva tempo “per un’intervista sulle vicende della legalità in generale” quale noi richiedevamo.

Vorrà dire che ci faremo bastare la grinta di Piazzese: L’Irish Pub riaprirà. La società civile ha vinto.


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