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L’Enfasi e l’Epopea


Reminiscenze inquiete e malinconiche di un uomo, della sua miseria e del suo splendore.
mercoledì 10 giugno 2009, di Giovanni Giuffrida - 572 letture

Ci sono tanti modi per contrastare uno Stato: dal popolo, con la rivoluzione; dai potenti, con il colpo di stato; dal capitale, con il liberismo selvaggio. Ma vi è anche un modello nuovo, inedito: da un uomo, con l’antistato.

Quest’uomo immagina, che vi siano interessi superiori, rispetto a quelli dei cittadini e della collettività: i propri. Si comporta cioè come se lui fosse lo stato, o altra entità paritaria e parallela. Un uomo che, per mantenere e preservare la propria specificità ed esistenza sociale decide, costruisce e mette in atto una entità affine a quello stato legalitario. Lo scopo è quello di gestire una elite di potere e di accrescere, in svariate forme e con ogni mezzo, la propria capacità di ampliare il consenso.

Si pone nei confronti dello stato, non come cittadino, ma come soggetto alternativo e corrispondente, di pari rango, rispetto allo stato stesso. Deve elevarsi al di sopra di tutto e di tutti, senza riconoscere regole ed Istituzioni; se occorre, attuando anche la strategia del conflitto e della mistificazione. Il sistema che si delinea garantisce la libertà di opinione? la libertà di stampa? la libertà di riunione e di associazione? tollera il dissenso’ favorisce i commerci anziché le guerre? determina regole certe che limitano il potere dei più forti? realizza poteri che si controllano vicendevolmente? Il sistema che si rappresenta emula i regimi totalitari e si caratterizza per la cultura del segreto. la strategia è messa in atto da un’elite che gestisce il potere incutendo timore e terrore, generando allo stesso tempo, consenso e obbedienza; fino a far nascere un pensiero unico ed omologato.

Il fenomeno sotto il profilo economico, si colloca e si realizza attraverso un sistema complesso ed articolato sui suoi rapporti con il capitalismo.

Come in certi ambienti, il sistema si fonda anche sulla presunta esistenza di un “codice giuridico o d’onore” il quale, tuttavia, non da certezza. Poiché esiste una ulteriore norma fondamentale: ogni regola può essere violata, purché a farlo sia il capo.

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