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L’Altra città, n.52 - luglio dicembre 2015

Il numero 52 de L’Altra città (luglio / dicembre 2015)
di Redazione - mercoledì 17 febbraio 2016 - 5389 letture

Il ricordo personale del prof. Vincenzo Cabianca, urbanista, intellettuale colto ed ironico, poeta e seduttore, che ci ha lasciati l’estate scorsa a 90 anni.

di Luciana Bedogni

Da oltre un anno ci sentivamo quasi tutte le sere. Il tutto era iniziato nel 2013 con il Concorso nazionale sulle Mura di onigiane. Vincenzo Cabianca era stato nominato presidente onorario della Commissione valutatrice del concorso. Un incarico che lo aveva riempito di gioia. L ’ appuntamento del concorso gli aveva trasmesso una nuova motivazione, energia ed entusiasmo, che lo portavano quotidianamente ad attingere al suo infinito patrimonio di conoscenze per diventare un vulcano di idee. Ricordo ancora l a nostra prima tel efonata nello studio dell’avvocato Corrado Giuliano. Eravamo in viva voce. Il professor Cabianca sembrava intimorito e la prima cosa che fece fu di chiedermi scusa perché non riuscivaa parlare bene e doveva fermarsi spesso per prenderefiato. Solo dopo ho capito il perché di questo pudore: Cabianca è sempre stato un grande oratore, dove lui era presente tutta l’attenzione si concentrava sulla suafigurae su quello che diceva. Visto che non conoscevo il suo volto ho cercato sull a rete immagini che lo ri traessero. Quando ha saputo di questa cosa è scoppi ato a ridere divertito, ma non nascondeva di essere lusingato da questo mio interesse nei suoi confronti. Ho dovuto aspettare l’estate 2013 per incontrarlo personalmente. Io e l’avvocato Giuliano lo abbiamo raggiunto nell a sua casa di Roma per analizzare insieme i progetti che partecipavano al Concorso sulle Mura dionigiane. Ricordo ancora i primi attimi di questo incontro. Lui ci aspettava seduto su una poltrona accanto alla porta di ingresso, era girato verso di noi ad aveva gli occhi lucidissimi per l’emozione. Il professor Cabianca è stato sempre gentile di una gentilezza rara e preziosa, felice di mettere a disposizione le sue conoscenze, generoso di riconoscimento per il lavoro altrui. Sapevo di essere molto fortunata. Lo avevo conosci uto già anziano, in un periodo in cui la ricchezza delle relazioni che si intrattengono nel pieno dell’attività professionale si va affievolendo [...].

(Il resto dell’articolo, sul n.52 de L’Altra città).


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