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Jonathan Coe a Librino

La cronaca, personale, di un incontro deludente. Coe a Catania; occasione più unica che rara per incontrare, a Catania, uno degli scrittori più interessanti del panorama contemporaneo.

di Ugo Giansiracusa - mercoledì 28 aprile 2004 - 5418 letture

L’appuntameno era in un istituto scolastico a Librino con lo scrittore inglese Jonathan Coe. Occasione più unica che rara per incontrare, a Catania, uno degli scrittori più interessanti del panorama contemporaneo. Con libri come "La famiglia Winshaw", "La banda dei brocchi", "La casa del sonno", "Questa notte ho aperto gli occhi" l’autore britannico si è fatto conoscere e amare dai tanti lettori che si sono lasciati conquistare dalla sua brillante inventiva e da uno stile sempre vivace e da un modo cinico e ironico di descrivere la realtà. Organizzato da Presti come gli altri incontri dell’iniziativa "Viaggio in Sicilia" sarebbe potuto essere un evento interessante e di notevole spessore. Sarebbe potuto essere...

- Io: Come andiamo all’incontro?
- Pina: Potremmo prendere l’autobus...
- Io: Per andare a Librino? Mmmm
- Pina: Allora andiamo in macchina.
- Io: Sappiamo la strada?
- Pina: Insomma...
- Io: Da bravo catanese non sono mai stato a Librino.
- Pina: Io un paio di volte... per gli altri incontri... forse ricordo come arrivarci.

Mezz’ora per trovare la strada giusta. Fra grandi palazzi e strade larghe e anonime e rotatorie con indicazioni che non richiamano alla memoria nessun luogo conosciuto. Un pizzico di timore nel cuore - siamo a Librino - e informazioni che si chiedono solo a ultra sessantenni - non si sa mai -

Finalmente arriviamo nel luogo giusto. "Buonasera... Buonasera... Buonasera... Buonasera... Buonasera..." Non sono impazzito e non mi si è impallato il pc. Sono le ragazze di una qualche scuola alberghiera che sono state cooptate per fare le hostess dell’incontro. Una ventina di ragazze dislocate tra il cancello esterno e l’atrio della scuola e nella sala in cui si svolge l’incontro. "Buonasera... Buonasera... Buonasera... Buonasera..." Rimangono fuori. Con i loro vestiti scuri puliti e stirati. L’iniziativa non è per loro.

Ci sarebbe piaciuto poter scrivere un resoconto dell’incontro semplicemente riportando le parole di Coe e quelle delle persone presenti. Un resoconto fatto di uno scambio di battute fra uno scrittore e i suoi lettori. Purtoppo il tempo dedicato al dialogo è stato limitato dall’esecuzione di brani musicali di un discreto chitarrista, dall’introduzione all’autore fatta da una studentessa della scuola che ospitava l’incontro e da un veloce (ma non troppo) resoconto degli incontri precedenti. Quindi, finalmente, la parola passa a Coe. Ringrazia tutti per l’accoglienza, scherza tra l’ironico e il compiaciuto, per la pittura che lo ritrae posizionata alle spalle del palco, dice che gli piacerebbe sbrigarsi perché preferirebbe essere tra la gente anziché sul palco. Rivolto al pubblico presente ringrazia gli abitanti di Librino (nessuno gli ha detto che fra i presenti, di Librino, c’è solo la studentessa che ha letto la presentazione!) e legge un brano tratto da "La banda dei brocchi". Ogni due righe si ferma per far tradurre... alla faccia del piacere di ascoltare l’autore che recita i suoi scritti.

Finisce la lettura. Applausi. Ci sono domande? Una giornalista di una qualche rete televisiva regionale sale sul palco e comincia ad intervistare lo scrittore invece di lasciare la parola al pubblico. Chissà cosa è passato per la mente di Coe... ma a giudicare dalle risposte, lapidarie e ironiche, nulla di buono. Le domande si commentano da sole.

- Intervestatrice: "Pensa che la cultura possa sconfiggere il degrado"?
- Coe : "No. Il degrado dei palazzi e delle strade e dei quartieri non può essere sconfitto dalla cultura... e per quanto riguarda gli esseri umani penso che ci sono persone che hanno un sacco di cultura e fanno cose assai criticabili..."
- Intervistatrice: "Lei è stato critico nei confronti di Blair, cosa ne pensa di Berlusconi"?
- Coe: "Questa domanda mi piace meno di quella che mi hanno fatto riguardo alle mie impressioni sulla Sicilia cinque minuti dopo essere sceso dall’aereo. Sono un ospite nel vostro paese e non mi sembra il caso di criticare il vostro governo"
- Intervistatrice: "Ha mai pensato di fare un film"?
- Coe: "Ci sono scrittori che ci riescono ma non so come facciano. Scrivere un romanzo e fare un film, per me, sono cose opposte"

Finalmente il microfono scende nella platea grazie ad una delle giovani hostess. Ma non riesco più ad ascoltare... vado fuori a fumare una sigaretta. Lontane si sentono le voci provenienti dall’interno amplificate dai microfoni. Più vicini i rumori e le voci del quartiere. Una signora, in strada, va a buttare un sacco di plastica nel cassonetto della spazzatura, un paio di ragazzi sfrecciano in motorino, passa una macchina con il volume dell’autoradio al massimo tanto che anche a distanza si sente la musica, le hostess chiaccherano fra loro e mandano sms con il telefonino. Librino è li fuori e noi stiamo asserragliati ed estranei in questa scuola. Mi viene la voglia di andare dalla signora che butta la spazzatura e dirle "Signora qui c’è un grande scrittore che è venuto a Librino per incontrarLa, per conoscerLa, per parlare con Lei" ma non lo faccio...

Vai alle pagine di Antenati per leggere la biografia e le recensioni ai libri di Jonathan Coe


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Jonathan Coe a Librino
22 agosto 2006, di : Meme

Se potessi, andrei a stringere la mano all’organizzatore dell’evento. Che molto probabilmente sarà anche stato un estimatore entusiasta di Coe,oddio, mi piace pensarlo, magari invece gli era solo stato segnalato da altri, ed era animato solo dalla volontà di movimentare un pò la vita di provincia...Ma dov’è Librino? Vabbè, sarà anche un bel posto, non mi permetto mica di giudicare, ma povero il mio adorato Coe...