Il petcoke è un residuo solido del processo di raffinazione del petrolio, prodotto dalla raffineria di Gela e accatastato all’aperto con pale meccaniche in attesa di essere bruciato nella centrale termoelettrica...
Mentre in Paese ci si lacera le vesti e si mette in discussione la libertà di esprimere le proprie preoccupazioni sugli effetti devastanti per la salute umana, dell’utilizzo del PETCOKE da parte della Italcementi. Noi proviamo a farcene un’idea........
La vicenda giudiziaria più clamorosa che ha coinvolto l’area industriale di Gela è stata però quella relativa al petcoke, sollevata dalla Procura di Gela nel 2002. Il petcoke è un residuo solido del processo di raffinazione del petrolio, prodotto dalla raffineria di Gela e accatastato all’aperto con pale meccaniche in attesa di essere bruciato nella centrale termoelettrica.
Il Decreto Ronchi allora lo classificava tra irifiuti ed è tuttora utilizzato come combustibile per alimentare la centrale elettrica dello stabilimento e venduto ai cementifici per le fornaci. Il Gip del Tribunale di Gela, con un decreto del 13 febbraio 2002, dispose il sequestro del petcoke in quanto la centrale di Gela, in base al decreto Ronchi, non avrebbe avuto i requisiti per utilizzarlo. Un provvedimento che determinò di fatto il blocco dell’intero impianto per mancanza di energia elettrica. La reazione della popolazione gelese, preoccupata per la perdita del posto di lavoro, è sfociata nell’occupazione degli impianti e in due scioperi generali che hanno bloccato la città e portato a diversi momenti di tensione per l’ordine pubblico. Il governo nazionale è intervenuto clamorosamente con un decreto ad hoc, poi convertito in legge, che ne ha autorizzato l’uso del petcoke, trasformandolo da rifiuto a combustibile. La Procura ha dovuto quindi, emettere il decreto di dissequestro, con roventi polemiche da parte degli ambientalisti e non solo.
Intanto...Nel corso degli ultimi anni si sono registrate nascite di feti malformi con una punta più alta nel 1995 con 45 casi. Scorrendo su internet i dati del registro I.S.MA.C sulle nascite malformi registrate in provincia di Caltanissetta tra il 1999 e il 2001, salta all’occhio in maniera assolutamente inaspettata che solo nelle caselle dell’Ospedale V. Emanuele di Gela i risultati sono pari a zero. Viene segnalata soltanto una nascita nel 2001, mentre dal numero di articoli che appaiono sulla carta stampata la percentuale è molto più alta. Solo nel 2002 ne vengono segnalate addirittura 46 su 919 nati, il valore più alto della provincia. L’Ufficio di Igiene e Sanità dell’allora Usl di Gela, nell’ambito di un’indagine epidemiologica sulla mortalità per patologie cancerogene, ha ottenuto il seguente risultato: la mortalità per neoplasie nel triennio 1983/85 è pari al 17,8% mentre nel triennio 1993/95 è pari al 23,9%; il tumore al polmone rimane la prima causadi morte con percentuali del 28,2%, mentre il tumore al fegato supera di 4-5 voltela media nazionale. Soltanto il rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità sullo stato di salute delle popolazioni delle aree ad elevato rischio ambientale, fornisce un quadro indicativo più chiaro sulla situazione sanitaria a Gela. Secondo il rapporto dell’Oms, nell’area del Comune di Gela si registrano tra le cause tumorali, eccessi significativi per il tumore allo stomaco e il tumore al colon retto e al fegato, mortalità che risulta per tutti i tumori superiore all’atteso regionale.Per quanto riguarda le cause non tumorali, soprattutto negli uomini, si registrano le più alte percentuali di morte e comunque, si legge nel rapporto, «il profilo di mortalità dell’area è indicativo di uno stato di salute influenzato da numerosi fattori di rischio a carico dell’apparato digerente».
L’Oms non si limita ad analizzare i dati, ma lancia anche un preciso allarme: «si registra nell’intera area, un aumento di rischio di contrarre un tumore polmonare tra gli uomini per le generazioni più giovani (...) per l’accumularsi di effetti sulla salute legati ad esposizioni professionali nei decenni passati». Infatti l’insieme delle esposizioni, che si verificano durante la raffinazione del petrolio, è stato classificato come probabile cancerogeno dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, soprattutto per quel che riguarda il tumore polmonare, quello linfoematopoietico, alla vescica e le leucemie. Il rapporto dell’Oms conclude dicendo che non è da escludere che le esposizioni ambientali possano avere conseguenze sulla salute, soprattutto tra i residenti più prossimi allo stabilimento o sottovento.
http://www.legambiente.com/documenti/2005/0510_dossier_bonifiche/
La_chimera_delle_bonifiche.pdf
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