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Israeliani uccidono Ahmed Yassin

A Gaza tre missili israeliani uccidono Ahmed Yassin, capo spirituale di Hamas e leader islamico conosciuto in tutto il mondo arabo.

di Cesare Piccitto - mercoledì 24 marzo 2004 - 5446 letture

Dall’inizio dell’Intifada di al Aqsa mai Israele aveva osato tanto. Il movimento islamista palestinese minaccia: «Ora è guerra totale, uccideremo centinaia di sionisti» Territori in rivolta Alla notizia della morte dello sceicco (nella foto ap) sono scoppiati scontri in tutta la Palestina. Due morti a Nablus, quattro a Khan Yunis MI. CO. L’omicidio è stato ordinato e seguito minuto per minuto dal premier israeliano Ariel Sharon. All’alba di ieri lo sceicco Ahmed Yassin era appena uscito dalla moschea di Gaza city dove andava a pregare ogni giorno, accompagnato da guardie del corpo e amici che spingevano la carrozzella sulla quale era costretto da decenni. Quando Sharon ha ordinato «fuoco» per il 65enne fondatore di Hamas non c’è stato scampo: raggiunto da tre missili sparati da elicotteri Apache, del corpo di Yassin è rimasto ben poco, mentre altri sette palestinesi, tra cui un figlio del leader islamico, sono rimasti uccisi. Si è trattato della più grave «esecuzione mirata» messa a segno dal governo israeliano dall’inizio, nel settembre 2000, della seconda intifada, un assassinio che segna la volontà dell’esecutivo, guidato dal Likud di Sharon assieme a partiti di estrema destra, di andare verso lo scontro frontale con le organizzazioni armate della resistenza palestinese. Le reazioni furiose dei gruppi dell’intifada sono arrivate pochi minuti dopo che i minareti di Gaza avevano annunciato la morte dello sceicco. Il braccio armato di Hamas, responsabile di decine di attacchi suicidi in Israele, ha fatto sapere che per rappresaglia «moriranno centinaia di sionisti», mentre il numero due dell’organizzazione, Abdelaziz al Rantisi, ha dichiarato che «non ci sarà una vendetta ma una guerra aperta con questi assassini, criminali e terroristi (gli israeliani)». Il presidente palestine Yasser Arafat e il primo ministro Abu Ala, prima di convocare una riunione d’emergenza del governo, hanno definito l’uccisione «un crimine barbaro, che ha superato ogni limite e che spalanca le porte del caos». Le Brigate martiri al Aqsa, gruppo armato legato al Fatah di Arafat, hanno fatto sapere che il loro «obiettivo ora è la testa di Sharon», mentre per il Jihad islami «la nostra guerra contro Israele entra oggi in una nuova fase». Si sono fatti sentire anche gli hezbollah libanesi, sciiti, bombardando dal sud del paese le postazioni israeliane.

Solo due ministri dell’esecutivo Sharon, il titolare dell’interno Avrahm Poraz e quello della giustizia Yoseph Lapid, hanno disapprovato l’uccisione di Yassin. Poraz ha dichiarto che il capo di Hamas «non era una bomba pronta ad esplodere» e anche di aver paura «che abbiamo aperto una fase in cui molti moriranno». In previsione dei prevedibili attacchi suicidi all’interno dello Stato ebraico, in tutto Israele è entrato in vigore lo stato di massima allerta, con tutte le unità della polizia mobilitate e gli agenti in licenza richiamati in servizio. Per ora la morte di uno dei leader più amati dai palestinesi - soprattutto da quelli di Gaza - ha prodotto, oltre a un grande shock, uno stato di sollevazione generale in tutti i Territori occupati. Quattro palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano durante combattimenti nel campo profughi di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza; scontri e due morti anche nel campus universitario di al Najah, a Nablus, mentre una rivolta dei prigionieri del carcere di Ketziot, nel deserto del Neghev, è stata sedata a fatica dai militari israeliani.

Nel pomeriggio 200.000 persone hanno accompagnato la bara con i resti dello sceicco Yassin verso il Cimitero dei martiri di Gaza, nella più grande processione di supporto per un leader palestinese dopo quella per ritorno di Arafat in Palestina, nel 1994. Centinaia di uomini armati e mascherati, di tutte le organizzazioni della resistenza all’occupazione israeliana, hanno attraversato le principali strade di Gaza city gridando: «Addio sceicco Yassin, tu sei il miglior leader, il più onesto», ma anche «vendetta, vendetta» contro Israele. Solo una settimana fa Yassin aveva dichiarato alla Reuters che «quando viene ucciso un leader di Hamas ne nascono altri cento».

Fonte: ilmanifesto.it

Chi era Ahmed Yassin

Era il fondatore e il leader spirituale del movimento integralista islamico Hamas, cui si deve un numero incalcolabile di attentati contro Israele. Lo sceicco aveva 65 anni e da 53 era costretto su una sedia a rotelle, reso tetraplegico per un incidente avuto da ragazzo giocando a calcio nel campo profughi di Chatti (Gaza). Nato a Ashkelon (nel sud di Israele) nel 1936, studente all’ universita’ di Al Azhar in Egitto, la sua carriera politica inizio’ negli anni Settanta, quando al Cairo venne in contatto con il movimento dei ’Fratelli musulmani’. Decise quindi di formare una propria organizzazione chiamata ’Mujama al Islami’ e nel 1982 diede vita a un’altra organizzazione piu’ integralista e radicale ’Majd el-Mujaheddin’ (Gloria dei combattenti dell’Islam). Arrestato una prima volta nel 1984, condannato per detenzione di armi ed esplosivo, fu rilasciato un anno dopo, nel quadro di un accordo fra Israele e il gruppo palestinese diretto da Ahmed Jibril. Fondo’ quindi, il 14 dicembre 1987 - quasi in contemporanea con la prima Intifada - ’Hamas’, (ardore, zelo in arabo, ma anche acronimo di ’movimento di resistenza islamico’) in contrapposizione all’Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp), di cui contestava le aperture allo Stato ebraico. I suoi obiettivi: resistere all’occupazione ma soprattutto liberare la Palestina eliminando lo stato ebraico. Arrestato di nuovo nel maggio 1989, Yassin fu condannato all’ergastolo nel 1991 da un tribunale israeliano per averordinato il rapimento e l’uccisione di due soldati. Lo sceicco fu quindi scarcerato nel settembre 1997 da una prigione di Tel Aviv in uno scambio di detenuti, due presunti agenti del ’Mossad’ arrestati ad Amman dopo che avevano goffamente attentato alla vita di Khaled Mashaal, il capo dell’ufficio politico di Hamas. Una settimana dopo la sua liberazione, lo sceicco fece un ritorno trionfale a Gaza accolto come un eroe da circa 15 mila palestinesi. Negli ultimi anni la popolarita’ di Hamas, e conseguentemente di Yassin, e’ cresciuta enormemente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, essendo riuscito ad aggregare i ’falchi’ delusi dalla politica di compromesso seguita da Yasser Arafat e per aver realizzato, grazie a finanziamenti internazionali, un capillare sistema di assistenza sociale con una rete diffusa di ambulatori, asili, scuole. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 Yassin e’ tornato alla ribalta per aver detto, durante una conferenza all’universita’ islamica di Gaza, che gli attentati alle Torri Gemelle erano certo ’’opera del Mossad’’, il servizio di spionaggio israeliano. Nel giugno dello scorso anno, dopo il fallimento di un attacco mirato isreliano contro il numero due di Hamas Abdel Aziz Rantisi, lo sceicco Yassin aveva risposto a chi gli chiedeva se temesse di essere nel mirino: ’’Non ho paura. Saro’ felice di morire come un martire. Il credente muore una sola volta, il pauroso molte volte’’. Il 6 settembre dello stesso anno era rimasto ferito a un braccio durante una incursione israeliana a Gaza. E il 19 gennaio di quest’anno il capo di stato maggiore israeliano generale Moshe Yaalon, dopo una ennesima operazione suicida palestinese, aveva detto che Yassin costituiva ’’un obiettivo per una operazione di liquidazione’’.


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