Israele deve rispettare la decisione della Corte internazionale di giustizia

La decisione odierna della Corte internazionale di giustizia di emanare misure cautelari in risposta alla denuncia di genocidio presentata dal Sudafrica contro Israele, rappresenta un passo significativo che potrebbe contribuire a salvaguardare la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata, evitandole ulteriori sofferenze e danni irreparabili.

di Amnesty - mercoledì 31 gennaio 2024 - 542 letture

La Corte internazionale di giustizia ha stabilito sei misure cautelari, tra cui l’obbligo per Israele di astenersi da atti contemplati dalla Convenzione sul genocidio, di prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico al genocidio, nonché di adottare misure immediate ed efficaci per garantire l’assistenza umanitaria ai civili nella Striscia di Gaza. In modo cruciale, la Corte ha anche ordinato a Israele di conservare le prove del genocidio e di presentare entro un mese una relazione dettagliata alla Corte su tutte le misure adottate in conformità con la sua decisione.

“La decisione di oggi è un autorevole richiamo al ruolo cruciale del diritto internazionale nella prevenzione del genocidio e nella tutela di tutte le vittime di crimini atroci. Invia un chiaro messaggio che il mondo non rimarrà in silenzio mentre Israele intraprende una spietata campagna militare per decimare la popolazione della Striscia di Gaza e scatenare morte, orrore e sofferenze contro i palestinesi su una scala senza precedenti”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

“Tuttavia, la decisione della Corte da sola non può porre fine alle atrocità e alla devastazione che la popolazione della Striscia di Gaza sta subendo. I segnali allarmanti di genocidio a Gaza e la palese violazione del diritto internazionale evidenziano l’urgente necessità di esercitare una pressione efficace e unitaria su Israele per fermare il suo assalto contro i palestinesi. Un immediato cessate il fuoco da parte di tutte le parti in conflitto rimane essenziale e, sebbene non ordinato dalla Corte, rappresenta la condizione più efficace per attuare le misure cautelari e porre fine a un sofferenza civile senza precedenti”, ha proseguito Callamard.

“Le sfide non potrebbero essere più alte: le misure cautelari della Corte indicano che la sopravvivenza dei palestinesi a Gaza è a rischio. Il governo israeliano deve conformarsi immediatamente alla decisione della Corte. Tutti gli stati, compresi quelli che sono stati critici o si sono opposti alla presentazione del caso di genocidio da parte del Sudafrica, hanno il chiaro dovere di garantire l’attuazione di queste misure. I leader degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Germania e degli altri stati dell’Unione europea devono manifestare il loro rispetto per la decisione legalmente vincolante della Corte e fare tutto il possibile per adempiere al loro obbligo di prevenire il genocidio. Il mancato rispetto di tale impegno sarebbe un grave colpo alla credibilità e alla fiducia nell’ordine legale internazionale”, ha concluso Callamard.

Tutti gli stati devono altresì adottare provvedimenti urgenti per prevenire i crimini internazionali in corso, anche attraverso un embargo totale sulle armi nei confronti di Israele e dei gruppi armati palestinesi.

Amnesty International ha segnalato il rischio di genocidio a Gaza a causa del terrificante numero di vittime palestinesi, della diffusa distruzione causata dall’ininterrotto bombardamento israeliano e della volontaria negazione di aiuti umanitari nell’ambito del protratto blocco illegale israeliano che infligge livelli allarmanti di sofferenza alla popolazione civile di Gaza. Preoccupanti segnali arrivano anche dall’aumento del linguaggio razzista e disumanizzante da parte di funzionari del governo israeliano, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu, e dalla storia di oppressione e discriminazione dei palestinesi nel sistema israeliano di apartheid.

Di fronte a un serio rischio di genocidio, tutti gli stati sono obbligati, in base al diritto internazionale, ad agire per prevenire la commissione di un genocidio.

Oltre 26.000 palestinesi, per lo più civili, sono stati uccisi nell’incessante bombardamento di Gaza da parte di Israele, con circa 10.000 persone ritenute ancora disperse tra le macerie. Almeno 1,8 milioni di palestinesi sono stati sfollati internamente e privati di accesso a cibo, acqua, riparo, servizi igienici e assistenza medica adeguati.

Amnesty International chiede a Israele, ad Hamas e agli altri gruppi armati palestinesi di sospendere immediatamente tutte le operazioni militari a Gaza. Israele deve porre fine al suo assedio illegale e disumano e permettere il flusso incondizionato e senza ostacoli di aiuti umanitari urgentemente necessari ai palestinesi, che stanno soffrendo a causa di una carestia deliberatamente orchestrata. Sollecita inoltre Hamas e gli altri gruppi armati palestinesi a liberare tutti gli ostaggi civili ancora nelle loro mani.

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