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Isole economiche

Un territorio depauperato e lasciato all’incuria, dopo diverse migliaia di euro dell’UE spese per il recupero ambientale. La zona è quella della provincia messinese orientale, quella dell’alluvione del 1° ottobre del 2009.

di Piero Buscemi - mercoledì 5 ottobre 2016 - 3578 letture

L’ottavo giorno Dio creò le isole ecologiche e disse che erano cosa buona. Potremmo iniziare con questa storpiatura biblica la storia che stiamo per raccontare, ma l’incuria, lo spreco e l’arroganza dell’uomo in queste circostanze, riporta la discussione in termini molto più terreni. Quando qualche lustro fa, con l’istituzione ufficiale dell’Unione Europea, si avviarono anche quegli investimenti delle risorse economiche che giungevano da Bruxelles, in molte località italiane, tra i progetti, furono avviati anche quelli del recupero del territorio con l’intenzione condivisa di restituire la bellezza naturale e riqualificare zone da anni abbandonate, per il bene della collettività.

Realizzare piste ciclabili o sentieri percorribili a piedi, con annesse piazzole attrezzate di gazebi e panchine di legno per improvvisate gite fuori porta, era di quanto meglio auspicabile per evidenziare la natura paesaggistica del territorio italiano. Fu così che in molte località, furono progettati e realizzati dei parchi ecologici, i cui costi per la realizzazione furono sostenuti con finanziamenti che provenivano anche dalla Comunità Europea.

A questo appuntamento con il rilancio della natura, nel suo significato più nobile, non mancarono le amministrazione del comprensorio della riviera ionica messinese, quello per intenderci che, da sette anni, il 1° ottobre ricorda le vittime dell’alluvione di Scaletta Zanclea e Giampilieri, che anche quest’anno ha consentito un ottimo palcoscenico visivo, forse anche un po’ ipocrita, ai sindaci e amministratori locali della zona.

Molti abitanti della riviera si ricorderanno il susseguirsi, quasi con cadenza regolare, delle cerimonie di inaugurazione delle così dette in modo generico "zone verdi", che ogni singola amministrazione ha denominato a seconda della creatività e fantasia del momento. Siamo andati a visitare in questi giorni quella chiamata "Corridoi ecologici Val D’Agrò" o, se preferite, "Environmental path of Val D’Agrò", come riportato sulle tabelle turistiche collocate all’interno del parco.

La zona in questione è quella dell’alveo del torrente Agrò, da cui il nome della valle, che divide i paesi di Santa Teresa di Riva e S. Alessio Siculo. Un torrente quasi sempre in secca, come molti altri presenti nella riviera ionica e, altrettanto pericoloso in presenza di alluvioni, frequenti in questa parte del messinese. Lo stesso torrente, a causa dell’accumulo di detriti e terra durante le piene, è stato più volte oggetto di studio come principale causa dell’erosione delle spiagge dei due paesi confinanti.

Negli anni successivi alla realizzazione di questa area ecologica, la zona è stata abbandonata a se stessa. Ne sono seguiti ipotetici progetti di recupero e di ennesima riqualificazione che sono rimasti come, solo ed irridenti, discorsi da campagna elettorale. La tecnica della "scarica barile", che ne è derivata, ha portato alle accuse reciproche tra i vari sindaci della zona, senza una reale intenzione di porre, almeno in parte, rimedio allo scempio e allo sperpero di denaro che, a nostro avviso, avrebbe trovato una più significativa giustificazione nella messa in sicurezza del territorio, tanto decantata, ma mai portata a compimento.

Ritornando al parco, la nostra visita ci ha rivelato lo stato d’abbandono di tutta l’area. Il parco, suddiviso da due stradine in sterrato sulle due sponde del torrente, utilizzate per passeggiate a piedi o con mountain bike, risale il fiume per diversi chilometri. Le due ciclabili sono collegate da un ponte in legno che, oltre ad un evidente scricchiolio delle tavole, presenta anche qualche buca pericolosa.

Il progetto prevedeva la possibilità di venire a contatto con la macchia mediterranea, tipica del posto, evidenziata in alcuni cartelli turistici presenti ma già quasi illeggibili che, oltretutto, ci hanno chiarito una iniziale competenza di gestione della manutenzione del parco a carico del paese di Savoca e di S. Alessio Siculo. Abbiamo anche riscontrato la presenza di un piccolo teatro all’aperto nel quale, evidentemente, si era pensato di allestire qualche rappresentazione. Presenti anche alcune aree attrezzate a pic-nic che, nonostante lo stato d’incuria, supponiamo siano tutt’ora usate durante qualche scampagnata improvvisata. La presenza di diversi sacchetti della spazzatura, abbandonati qua e la, ce ne ha dato la conferma. Una vasca, ormai in parte ricoperta di liquame di dubbia natura, è posta a ridosso del teatro, ma non siamo riusciti a comprendere il suo originario utilizzo, restando nel dubbio che potesse essere stata concepita come una probabile fontana decorativa.

Non spetta a noi andare ad approfondire le responsabilità dello spettacolo indecoroso che si è presentato alla nostra vista. Né ci sembra il caso di soffermarci a commentare le proposte di recupero che ci sono giunte alle orecchie, una delle tante prevede la realizzazione di un parco divertimenti in stile Disneyland, che implicherebbe l’esborso di altre centinaia di migliaia di euro, né tanto meno, abbiamo intenzione di perderci nei meandri degli slogan che saranno sventolati in occasione degli imminenti rinnovi delle giunte comunali della zona. Vogliamo ricordare che, da qualche anno, tra i due paesi, a causa dell’usura, il ponte che li unisce posto sopra il torrente sulla strada statale 114, è dotato di un semaforo per la circolazione a senso unico alternato ed è, di questi mesi, l’apertura di un cantiere per la realizzazione di una bretella temporanea che consentirebbe la messa in sicurezza del ponte in questione.

Ci limitiamo ad affermare che, cosa scontata ma unica sicura, lo spreco di denaro stanziato dall’Unione Europea alla quale facciamo parte tutti e, quindi, di denaro anche dei cittadini, è sotto gli occhi di tutti. Le foto allegate all’articolo servono solo, ce lo auguriamo, a documentare una parte della scelleratezza dei nostri amministratori che, ammettiamo pure, alla fine scegliamo noi.

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Cartello esplicativo all’ingresso del parco

 

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Cartello turistico lato S. Alessio Siculo

 

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Cartello turistico

 

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Cartello divieto discarica rifiuti

 

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Cassonetto della spazzatura all’interno del parco

 

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Gradinate del teatro

 

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Palco del teatro

 

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Panchina

 

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Ponte di legno tra le due aree del parco

 

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Sacchetto immondizia abbandonato

 

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Vasca con residui di liquami

 

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Vasca di liquami tra tralicci corrente elettrica


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