Quest’anno voglio ricordarli così...
A Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino
La poesia che segue, l’ho scritta nel luglio del 1992 dopo l’omicidio di Paolo Borsellino ad opera della mafia. A maggio non ero riuscito a farlo per Giovanni Falcone, ma con questi pochi versi, li ho voluto ricordare insieme.
A un uomo
Una pennellata di vernice rossa
La gente è tornata a casa
Con le mani sporche
Il tempo le pulirà.
Ho voglia di sedermi
Sopra un guard-rail
Ad aspettare che il mio assassino
Mi passi vicino.
Ho voglia di incidere nella mia mente
Le parole di un uomo
E di sentirmi un essere umano
Tentando di farle mie.
Ho voglia di cancellare
Il mese di luglio dal calendario
E contare i minuti
Che mi separano dal mondo.
Ho voglia. Ho voglia, ho voglia.
La mano ha azionato il congegno
Il sangue si è mischiato alle idee
E la polvere percorre
L’orbita dell’ipocrisia.
Aspetto. Aspetto, aspetto.
Devo espiare la mia colpa
Saltare fuori dal silenzio
E parlare ai bambini
Che stanno nel vero.
Poi tornerò
A fare esplodere la mia coscienza
E pagherò il coraggio di un uomo
Unendomi al Mondo di Nessuno.
Speriamo almeno, che esista un dio.
> Io voto per loro
27 maggio 2004
Leggendo la sua poesia sono rimasta letteralmente senza parole. Certe volte l’arte ci aiuta a capire l’infinito, certe volte e’ talmente al di sopra della vita di tutti i giorni che penso sia essa stessa qualcosa di smisurato che non va giudicato , essa stessa l’infinito.
A quel punto pero’ non si capisce piu’ se e’ arte o meno. Allora un’altra poesia ci aiutera’ a capirla e cosi’ via. Di generazione in generazione, di poeta in poeta, le poesie ci insegnano a farsi ascoltare, ma alcune, le piu’ sublimi, come un rumore assordante, ci ammutoliscono.
Le sono grata perche’ nel porgermi l’assoluto della sua poesia, lei mi ha reso per un attimo partecipe delle grandezze siderali che voi poeti abitate e che vi permettono di cogliere l’essenza dell’uomo e della storia, l’immensita’ della vita e dei misteri eterni, quelle domande che non hanno risposta. Forse e’ questo che lei ha provato davanti al foglio bianco, prima di scrivere i suoi versi. Mi piace pensare che sia stato cosi’. Che i fatti le abbiano dato il coraggio di mettere sulla carta in poche righe e in poche parole la potenza dell’evento, che certe volte e’ altrettanto orribile. Forse allora e’ la premonizione dell’apocalisse che lei ha deciso di scongiurare, ricoprendo il foglio con i suoi versi meravigliosi che mentre restituiscono tutta la potenza dell’evento, riescono pero’ a fermare il tempo e arginare l’apocalisse. Le parole cosi’, come se fossero scolpite, rimangono per sempre, ad eterna memoria di cio’ che e’ stato e di cio’ che il poeta ha sentito.
Grazie,
Enza
> Io voto per loro
27 maggio 2004, di :
Piero Buscemi (autore)
La ringrazio io, Enza, per aver provato le stesse mie sensazioni. Io nel scriverla, lei nel leggerla. Riuscire ad entrare in simbiosi emotiva con chi legge quello che scrivi, in modo particolare se si tratta di poesia, è veramente difficile.
Se le fa piacere, mi comunichi il suo indirizzo e sarò lieto di farle dono della raccolta dalla quale è stata estratta la poesia.
Grazie ancora, suo Piero Buscemi