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Io ho paura


Un articolo di Loris Campetti uscito su "Il Manifesto" del 12 luglio su questa Guerra Mondiale (la Terza o la Quarta...fate voi!) mai dichiarata ma da troppi anni combattuta.
mercoledì 27 luglio 2005, di Redazione - 2079 letture

Io ho paura. Ho paura che tra il massacro di Falluja e quello di Londra ci sia un nesso. Ho paura di chi massacra la popolazione civile in Iraq, con le bombe o le autobomba. Ho paura di chi massacra i civili a New York, a Madrid, a Londra. O a Kabul. Ho paura di chi uccide e si uccide in nome di un dio ma ho paura anche di chi dice di farlo in nome del suo dio ma lo fa in nome del danaro o del petrolio. O per esportare la democrazia, la sua democrazia. Ho paura di chi giura che il suo modo di vita non sarà cambiato dagli attacchi nemici mentre io questo modo di vita vorrei cambiarlo a prescindere dal nemico. Chi è il nemico? Ho paura che non si debba guardare troppo lontano per individuarlo e una volta individuato, potremmo scoprire che assomiglia a quell’altro nemico che scorrazza in motocicletta nelle montagne tra l’Afghanistan e il Pakistan.

Ho paura che una buona parte della civiltà superiore che vogliamo difendere dalla barbarie sia già morta, a Guantanamo, ad Abu Graib, a San Foca.

Ho paura che per un palestinese nato in un campo profughi la speranza e la gioia siano sentimenti sconosciuti. Temo che il filo che divide la vita dalla morte, per lui sia troppo sottile.

Ho paura di chi pensa che prima vengono gli interessi del suo paese e poi quelli del pianeta Terra e per difendere il suo presente uccide il futuro, nostro e suo. Ho paura di chi dice che il nemico economico ha il muso giallo e il nemico sociale o religioso ha il muso nero, o la barba lunga, o il velo. Ho paura di chi ha la barba lunga o il velo e pensa che io sia il suo nemico. Ho paura che la guerra non sia scoppiata l’11 settembre ma che l’11 settembre il fronte si sia allargato fino al mio giardino.

Ho paura di chi pensa che usare il preservativo sia peccato e di chi impedisce a chi non l’ha usato di curarsi se non ha un conto in Svizzera. Ho paura di chi in Svizzera raccoglie i profitti dello sfruttamento selvaggio e guerrafondaio nelle miniere africane e di chi fa crescere il pil del 10% l’anno con il terrore, la semischiavitù, l’avvelenamento del pianeta.

Ho un sacco di paure con cui fatico a convivere ma che mi aiutano a non cedere all’assuefazione e a non aderire ad alcun esercito. Soprattutto, ho paura di chi non ha paura o dice di non averne e invita i suoi cittadini o i suoi lettori a non averne, anzi a continuare a consumare, affamare, sfruttare, ammazzare e inquinare come se nulla fosse successo. Ho paura di chi non fugge mai, di chi non si ritira mai, di chi non ci ripensa, di chi non ha il coraggio di disertare. Mi fanno paura perché pensano che questo sia l’unico mondo possibile e vorrebbero impedirci di provare a costruirne un altro.

Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Io ho paura
18 agosto 2005, di : Saverio Tommasi

Articolo bellissimo, essenziale e drammaticamente condivisibile.
> Io ho paura
22 agosto 2005, di : Sonia

Questo articolo sintetizza tutti i sentimenti che provo personalmente, ma che purtroppo molti non hanno (o fingono di non avere). Ho paura anche di un governo che ha trascinato il nostro paese in un conflitto (l’Iraq) contro la volontà di pace della maggioranza degli Italiani. Ho paura dei mass media e in particolare dei notiziari con la loro propaganda a favore della guerra e con i loro inutili gossip, che hanno completamente dimenticato il vero scopo del giornalismo: informare, dire la verità, trattare onestamente le problematiche che affliggono l’italia ed il mondo intero. Ma ho anche una speranza: che sia possibile cambiare le cose in meglio, con la volontà di tutti. Sfruttiamo ogni occasione per farci sentire in favore della pace e della solidarietà. Partecipiamo ad esempio alla marcia per la pace che si terrà l’11 settembre da Perugia ad Assisi. Ogni piccolo passo nella direzione giusta è una vittoria contro le guerre, il razzismo, l’unilateralismo.
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