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Io e Pirandello

Il Teatro Val d’Agrò di Santa Teresa Riva (Me) ha ospitato il monologo di Sebastiano Lo Monaco
di Piero Buscemi - domenica 19 gennaio 2020 - 5003 letture

Luigi Pirandello è stato il teatro. Quello che ha raffigurato l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, dalle debolezze alle arroganze, dalle ipocrisie alle verità. Il drammaturgo agrigentino lo ha fatto attingendo, durante tutta la sua vita artistica, ai luoghi e agli abitanti della sua terra, trasferendoli su fogli di carta per farli diventare personaggi delle sue storie.

Sebastiano Lo Monaco, l’attore ciurdiano, come l’espressione dialettale pretende dai nativi di Floridia, la piccola località nell’entroterra siracusano, ha costruito gran parte della sua carriera sui testi dello scrittore agrigentino. Questa sua devozione verso l’opera letteraria, ma soprattutto teatrale, di Pirandello non è soltanto la sua personale valigia dell’artista, è anche un omaggio dovuto ad una delle menti più sopraffine della creatività siciliana, conosciuta in tutto il mondo.

Lo Monaco lo sottolinea, sin dalle prime parole che pronuncia all’inizio del suo lungo monologo. Il titolo va oltre a quel significato intrinseco che sembra suggerire al pubblico le tematiche che si appresterà ad ascoltare. C’è quell’intimità, in nessun attimo nascosta durante le quasi due ore di recitazione, tra questo rapporto interpretativo dell’attore e la parola scritta, presa a prestito dallo scrittore per restituirle un’impronta personale ed unica.

Lo ribadisce più volte, Lo Monaco. Lo rafforza quando, rivolgendosi al pubblico, sottolinea come qualsiasi opera scritta scivoli dalle mani dell’autore alla mente dell’attore, proprio nel momento in cui viene posta la parola "fine" alla fine del testo. Lo stesso testo potrà essere letto da milioni di lettori, in seguito, ma chi mette il sigillo come un’impronta digitale, riconoscibile in mezzo a tante altre, è l’attore di teatro che marchia a fuoco quelle parole, rendendole immortali. E con il suo personalissimo stile. Unico, inimitabile, forse irripetibile.

Questa sua precisazione ci ha fatto venire in mente una battuta pronunciata dal compianto Massimo Troisi, quando interpretando il postino nell’omonimo film, si rivolge a Neruda (Philippe Noiret, nel film) e dice: "La poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve". E’ spontaneo questo accostamento con il comico napoletano, perché caratteristica indubbia dell’attore siracusano è un’innata comicità, soffocata con difficoltà da una grande capacità di interpretare ruoli drammatici. Un destino bizzarro da condividere da grandi attori del passato. Una sorta di sindrome da Pierrot, che rende grande un attore.

Il monologo di Lo Monaco diventa un atto di riconoscenza rivolto al maestro agrigentino. L’attore ripercorre la sua vita, aprendosi al pubblico presente in sala. Coinvolgendolo, a tratti recitando e assecondando la voglia di manifestare la propria presenza da parte degli astanti. Lo Monaco si spoglia della maschera di artista di successo e regala al pubblico la sua più credibile essenza umana. Utilizza l’ironia, le espressioni arcaiche siciliane, ereditate dalla famiglia di origine e si delizia a sedersi quasi in mezzo al pubblico che utilizza, a volte come un confessore, a volte come complice della sua irresistibile voglia di comunicazione.

Un amarcord felliniano, che parte dall’infanzia trascorsa a Floridia e giunge all’Accademia di arte drammatica, al cospetto e al giudizio di un altro grande agrigentino, Andrea Camilleri. Si resterebbe lì, davanti a questo artista, che spazia da un cenno a Edipo Re, ad un altro frammento di Agamennone, per giungere i più alti livelli emozionali quando, appoggiando delicatamente una toga nera sulla spalla, umilmente, quasi a chiedere scusa, interpreta il giudice Borsellino, intento a ricordare l’omicidio efferato dell’amico Giovanni Falcone, barbaramente ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992.

Un messaggio di attaccamento alla propria terra, a quest’isola dalle stravaganti contraddizioni, che ha dato i natali ad uno dei più grandi scrittori del panorama letterario mondiale, autore di una produzione teatrale che il tempo ha innalzato a testimonianza storica di un’attualità sconvolgente. Un omaggio, lo ribadiamo, da parte di Lo Monaco che ha suscitato alla fine del monologo, un desiderio nel pubblico di poter urlare "Noi e Pirandello".

Lo spettacolo di Sebastiano Lo Monaco fa parte del cartellone 2019-2020 proposto dal Teatro Val d’Agrò di Santa Teresa di Riva (Me), gestito dall’Associazione Culturale Sikilia - Teatro Musica Danza, nata il 23 ottobre 1997, la cui ideatrice e portavoce Cettina Sciacca si impegna da anni per sostenere la finalità principale dell’associazione, ossia quella di tramandare, conservare e divulgare le autentiche tradizioni popolari siciliane.

Per ulteriori informazioni: Associazione Culturale Sikilia

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Sipario chiuso
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Sipario aperto
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Cettina Sciacca
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Sebastiano Lo Monaco
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Inizio spettacolo
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Un momento del monologo
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Edipo Re
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Enrico IV
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Interpretazione di Paolo Borsellino
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Sebastiano Lo Monaco e Cettina Sciacca


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