Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
 Una società che non si assume fino in fondo la responsabilità di curare la perversione, o deviazione, servendosi appieno di tutti gli strumenti che dispone è essa stessa colpevole dei futuri crimini.
mercoledì 3 maggio 2006, di Giovanni Schiava - 4560 letture
Sono brutali, sono bestiali, sono disumani, sono stati gli assassini del piccolo Tommaso Onofri, il bambino ucciso subito dopo il suo rapimento vicino Parma.
Gli assassini di Tommy: cosa farne? Io li difendo. Li difendo dalla pena di morte e li difendo dall’ergastolo...
Uccidendoli siamo sicuri di aver risolto il problema? O è un modo per eluderlo? Il problema resterebbe tra noi.
Chi ha ucciso Tommy non ha avuto scrupoli nello sfogare la propria aggressività, non ha avuto remore né nello strappare con violenza un bambino di due anni dalle braccia della mamma, né nell’ucciderlo. Perché io, non solo non lo potrei fare, ma non sarei in grado di pensarlo? Perché, invece, gli assassini di Tommy sono riusciti a farlo?
Vi garantisco che non si nasce assassini. L’istinto indiscriminato all’aggressività è in noi e si sviluppa insieme a noi. E’ l’educazione, la serenità dell’ambiente in cui viviamo e cresciamo, i valori che ci vengono trasmessi da bambini che indirizzano la nostra aggressività e ne determinano le perversioni. Una società che non riconosce la responsabilità di tutto ciò è una società cieca, destinata a collassare. Invocare la pena di morte non è altro che la risposta più istintiva, immediata e legalmente riconosciuta a scaricare la nostra aggressività contro gli autori di efferati crimini.
E’ questione sempre di istinti di violenza: gli uni indiscriminati, gli altri incanalati in un senso più civico e socialmente accettati. In termini più spiccioli la pena di morte è vendetta. Sfogo contro l’aggressore. E’ aggressione civilizzata contro l’aggressore barbaro e perverso. Ma il problema della perversione rimane perché non risolto, e un altro pervertito e un altro ancora ci saranno per uccidere uno, due, tre piccoli Tommy. Servisse la pena di morte da deterrente, ma non è cosi, chi uccide non pensa alla pena di morte.
Non mi sembra che vi sia nazione democratica dove l’esistenza di questa pena abbia ridotto il numero degli omicidi o la loro efferatezza. Essa serve solo a soddisfare la sete di vendetta del popolo. Tutto qua. Una società che non si assume fino in fondo la responsabilità di curare la perversione, o deviazione, servendosi appieno di tutti gli strumenti che dispone è essa stessa colpevole dei futuri crimini.
E’ vero, oggi le società avanzate hanno adottato il concetto della pena come rieducazione e non come punizione, ma è pur vero che non si impegnano a sufficienza a battere questa strada. Un istituto penitenziario che dispone di uno psicologo per 700 detenuti rispetta il principio di rieducazione solo sulla carta ma non nella pratica. La verità è che una volta dietro le sbarre, di quelle persone a nessuno, o a pochi importa.
Per questo i governi preferiscono investire più denaro in opere visibili e fruibili da chi sta fuori dal carcere piuttosto che in un programma lungo e radicale che reimposti il recupero degli autori di crimini. Si invoca, allora, la pena di morte, l’ergastolo e in casi estremi si fanno gli scongiuri per coloro che scontata la pena e usciti dal carcere non commettano nuovi crimini.
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Ci sono 9 contributi al forum.
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Vera responsabilità
7 maggio 2006, di : ornella guidi
Alt. Senza difendere la pena di morte, dobbiamo però ricordare che esiste sì una responsabilità sociale ma esiste anche una responsabilità individuale, altrimenti diventa tutto un mordersi la coda.
Il suo ragionamento è pericoloso quanto la pena di morte, perché se dipende tutto dall"educazione" ricevuta allora, nel caso di un crimine, sono pericolosi anche gli altri componenti famigliari e sociali d’intorno; nelle stesse situazioni invece gli altri sono innocui, come mai?
Perché Erica ha ucciso la madre e il fratellino e non il contrario?
Ognuno si assuma la propria responsabilità nel bene e nel male, la società non è un’entità astratta ma l’insieme degli individui che hanno il dovere, in qualunque situazione, di rispettare se stessi e gli altri.
Non barattiamo eventuali attenuanti con una inaccettabile deresponsabilizzazione individuale. Questo in generale, nel caso specifico di Tommy, personalmente non riesco neppure a considerare la parola attenuante per lo scandalo del crimine.
Vera responsabilità
7 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Gentile Ornella Guidi,
non credo che il mio dioscorso punti tutto sulla "responsabilità sociale" affrancando quella "individuale". Il fatto di parlare nell’articolo della prima non esclude la seconda. E’ ovvio che la responsabilità individuale conta. Anzitutto ognuno di noi è responsabile delle proprie azione, ciò non esime la comunità dalla responsabilità di rilevare le negligenze ed le aberrazioni dell’ambiente. Ripeto: gli istinti naturali di violenza sono suoi come anche miei, e di tutti; chi più, chi meno. Presa coscienza di ciò dobbiamo assumerci la responsabilità di tutto ciò che non viene fatto per "incivilirli", soprattutto tra le fasce sociali più emarginate. Erika e Omer? Mi dica, Ornella, lei sarebbe in grado di uccidere sua madre? Che cosa glielo impedisce? L’affetto? La coscienza? Lei non è nata con l’affetto e la coscienza che le impediscono di ammazzare sua mamma. Questo affetto e questa coscienza sono stati inculcati in lei da tutto ciò che l’ha circondata fino ad oggi.
Un saluto.
Vera responsabilità
7 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Gentile Ornella Guidi,
la mia discussione non punta sulla "responsabiltà sociale" con l’intento di affrancare quella "individuale". Do per scontato che ognuno di noi è anzitutto responsabile delle proprie azioni, altrimenti nessuno dovrebbe scontare un anno di carcere. Sia io che lei abbiamo istinti di violenza innati, chi più e chi meno. E’ compito della comunità, delle istituzioni sociali, di "incivilire" tali istinti. E questo è un problema soprattutto delle fasce sociali più emarginate.
Erika e Omar? Lei, Ornella, sarebbe in grado di uccidere sua madre? Cosa glielo impedisce, l’affetto, la coscienza? Questo affetto e questa coscienza lei non ce li ha avuti dalla nascita, le sono stati trasmessi... Da chi? Dal suo ambiente.
Un saluto
PRIMA BISOGNEREBBE STABILIRE SE SONO QUELLI GLI ASSASSINI
7 maggio 2006, di : Adelina
Signori e signore, prima di stabilire quale possa essere la giusta punizione per gli assassini del piccolo Tommy, bisognerebbe stabilire se sono veramente quelli gli assassini.
O se sono colpevoli come Pacciani era colpevole di essere il mostro di Firenze, o come il postino Vanni?
Non avete pensato che se foste stati vicini di casa del piccolo Tommy, magari il giardiniere di famiglia, o semplici conoscenti, avrebbero potuto arrestare anche voi?
Ma non l’avete capito come funziona la macchina della giustizia in Italia, o fate finta di non capirlo?
Aspettate di ritrovarvi personalmente nelle mani di questa giustizia, per capire?
E’ possibile che tutto il mondo ha capito cosa accade in Italia, e che solo gli italiani non hanno capito nulla?
PRIMA BISOGNEREBBE STABILIRE SE SONO QUELLI GLI ASSASSINI
7 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Sono d’accordo con lei. Nessuno è colpevole fino ad una sentenza definitiva. I primi a macchiarsi della colpa di gridare "al mostro" sono i mezzi di informazione.
SCUSA SE TI CORREGGO
10 maggio 2006, di : mariangela
In Italia, e spero che ciò sia di pubblico dominio, si trovano in carcere un enorme numero di innocenti, anche se condannati con sentenze definitive.
E non solo innocenti perchè accusati di fatti accaduti ma che non hanno commesso, ma addirittura accusati e condannati per fatti mai accaduti.
Le sentenze italiane hanno la stessa attendibilità e prevedibilità del testa o croce. A proposito del piccolo Tommy, non so se hai letto le prime ricostruzioni dei fatti. Pare che i due indiziati abbiano rapito il bambino con uno scooter, abbiano avuto un incidente e, essendosi il bimbo messo a piangere per la caduta, l’abbiano ucciso con un colpo di vanga.
QUINDI, SU DI UNO SCOOTER, C’ERANO DUE UOMINI, UN BAMBINO, ED UNA VANGA.
E MAGARI SOTTO LA SELLA HANNO PURE TROVATO UNA BETONIERA.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
7 maggio 2006, di : Stanley
La società è certamente responsabile di vendere coltelli,ma non è lei che li sferra per generare violenza.La responsabilità individuale è colpevole in misura maggiore di quella sociale,che ovviamente non viene però esclusa.La società paga già nel momento in cui viene a mancare l’uomo che la forma.E in un omicidio la società perde dunque sia sul fronte della vittima,che ,ahimè,viene a mancare materialmente;sia dal punto di vista del carnefice,che esce dal sistema sociale nel momento in cui nega il principio di convivenza.La pena per chi uccide non deve essere certamente la morte,che,come Lei ha giustamente ricordato,non solo non rappresenta un buon deterrente,ma è oltretutto immorale.Passare una vita a pentirsi dietro le sbarre forse può funzionare,ma nel caso di persone manifestatamente malate il recupero è indubbiamente più auspicabile,anche se più incerto.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
7 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Credo che siano molti i punti in comune tra il mio discorso ed il suo.
Vera responsabilità
8 maggio 2006, di : ornella guidi
Mi perdoni ma quando si esce con un titolo come questo significa che si dà decisamente poco peso alla responsabilità individuale a meno che non si cerchi un titolo ad effetto e basta.
Anche i titoli hanno la loro ragion d’essere e un articolo così intitolato io non riuscirei a spedirlo ai genitori di Tommaso senza sentirmi in imbarazzo perché per loro, al di là di tutte le tesi, credo suonerebbe come una pugnalata.
Le giustificazioni dell’ambiente sociale, in una società evoluta come la nostra penso che ormai lascino il tempo che trovano, tanto è vero che l’Alessi intervistato lanciò un appello per il piccolo Tommaso e mimò sentimenti di compassione...cioè voglio dire, oggi da noi le persone sanno come ci si deve comportare, non siamo in società particolarmente chiuse, coatte, anche un Alessi ne è consapevole altrimenti non avrebbe potuto assumere quei comportamenti tenuti nel doposequestro.
Anche il discorso di Erica è debole perché in realtà la sua era una famiglia normalmente positiva, era lei che odiava la madre e il fratello.
Per non parlare di Marta Russo che è stata uccisa da un assistente universitario, Giovanni Scattone insieme a Salvatore Ferraro, suo collega, senza un movente, forse suggestionati dall’ipotesi di dimostrare la possibilità di commettere un delitto perfetto, quello senza movente e senza ritrovamento dell’arma usata.
Rimane il fatto che i due sono stati condannati in via definitiva ed il loro back ground sociale è "positivo".
Pensare poi che la società possa curare tutte le deviazioni è una tesi più che astratta, bastassero gli psicologi a fermare delinquenti e assassini! Per gli psicologi Angelo Izzo forse era guarito, infatti lavorava in una comunità per aiutare gli altri, pero’ appena ha potuto ha ucciso una splendida ragazzina e sua madre, l’ha sepolte in giardino...
Purtroppo già all’inizio ci furono Caino e Abele, l’uno l’assassino, l’altro la vittima, eppure erano fratelli.
Un’ ultima cosa a chi, mi pare, ha sollevato dubbi sul modo di indagare dei magistrati: dopo un mese di affannatissime ricerche con dispiego di uomini e mezzi, comprese le unità cinofile, il cadavere del piccolo Tommy è stato rinvenuto su indicazioni degli imputati, rei confessi.
Vera responsabilità
8 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Mi faccia capire: ma lei crede che un’Erika sarebbe stata in ogni caso, in qualsiasi famiglia, in qualsiasi ambiente scolastico e sociale, a prescindere da tutto ciò avrebbe ucciso la mamma e il fratellino?
Vera responsabilità
8 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Per quel che riguarda il titolo, è evidente la provocazione d’attirare l’attenzione su l’articolo che parla di un argomento a cui tengo molto.
Non sarei mai andato dai genitori di Tommy a proporlo. E’ un titolo destinato ad una sede di dibattito intellettuale qual è questa.
MA QUALI REI CONFESSI?
10 maggio 2006, di : Luca
Ah Ornellaaa!
Ma veramente pensi che gliel’abbiano detto gli indagati dove era sepolto il cadavere?
Ma dovevano proprio essere dei fessi per fornire gli elementi utili a farsi condannare all’ergastolo!
Sai che Alessi aveva fatto l’appello per Tommaso, e pensi che sia andato a raccontare dov’era il cadavere?
Ma dai!
Giustizia
8 maggio 2006, di : Re Nero
Non serve condannare alla pena di morte, anche se secondo me la meriterebbero per l’efferatezza del crimine commesso, gli assassini di Tommaso. Credo che sia giunto il momento che nel nostro Paese qualcuno si assuma la responsabilità di creare un sistema serio e quando necessario duro. Rieducare chi commette un crimine è un dovere della società così come lo è punirlo. Le carceri italiane sono diventate delle università del crimine piuttosto che luoghi di rieducazione. A favore di quello che dico basta vedere il risultato ottenuto con la prima condanna e con la conseguente detenzione di Alessi. Ci sono dei crimini per i quali, a mio avviso, non esiste possibilità di recupero, come appunto quello del piccolo Tommaso.
La stessa cosa vale per i mafiosi; provate a rieducare i vari Provenzano, Brusca, Riina ecc.
Vorrei anche ricordare che lo Stato ha il dovere di proteggere i propri cittadini e se per farlo deve tenere dietro le sbarre per tutta la vita qualche delinquente è giusto che sia così. Ovviamente stiamo parlando di delinquenti nel senso più cattivo della parola.... proprio come gli assassini di un bambino di 18 mesi rapito dalle braccia della propria madre.
Vorrei spezzare anche una lancia in favore degli investigatori e dei Magistrati che hanno seguito l’inchiesta: è vero che il nostro sistema non funziona nel migliore dei modi, anzi in alcuni casi funziona decisamente male, ma affermare, o lasciar intendere, che dopo un mese di ricerche ed indagini abbiano arrestato degli innocenti mi sembra quantomeno poco rispettoso nei confronti di coloro che hanno lavorato giorno e notte per non parlare della famglia vittima di questo scempio.
Innocenti che peraltro hanno indicato il luogo in cui si trovava il piccolo cadavere e che guardacaso dopo l’arresto hanno iniziato ad accusarsi a vicenda..... per non parlare della recita che Alessi ha fatto in tv.
Giustizia
8 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Anch’io credo che per rieducare un Provenzano o un Riina ci vorrebbero due o tre vite, ma quello che conta, o perlomeno io ritengo bisogna far contare, è il principio della rieducazione, sempre ed in ogni caso, investendo tutto su di essa.
Ringrazia il cielo
10 maggio 2006, di : Re di bastoni
Ringrazialo di non essere un vicino della famiglia di Tommy, altrimenti a quest’ora saresti in carcere come Alessi.
Non l’hai ancora capito che arrestano il primo che trovano?
Non ti sei accorto che stavano costruendo gli "indizi" per arrestare il padre?
Ma tu credi veramente che se fossero stati colpevoli sarebbero rimasti lì ad aspettare di essere presi?
Certo, potresti dire che avevano famiglia, che non potevano andarsene. Chissà però questa famiglia cosa poteva farsene di uno chiuso in carcere a vita!
A onor del vero hanno arrestato anche la famiglia. Infatti è dentro anche la moglie di Alessi. Peccato che non avesse un’amante, altrimenti avrebbero inventato un ruolo anche per lei, per poterla ingabbiare.
In ultimo un augurio, perchè voglio credere che tu, ReNero, sia in buona fede.
TI AUGURO DI NON AVERE MAI A CHE FARE CON LA GIUSTIZIA ITALIANA, PERCHE’ ALLORA POTRESTI RENDERTI CONTO CHE QUELLO CHE HO SCRITTO E’ TRAGICAMENTE VERO.
Discorsini..ini..ini..
12 maggio 2006, di : ornella guidi
La giustizia è amministrata dagli uomini, più sono capaci e seri, migliore è il risultato.
E’ una banalità, lo so , tanto è cosa ovvia, pero’ ognuno dovrebbe prendersi la responsabilità di ammettere anche le proprie banalità, tipo che gli assassini non confesserebbero perché rischiano l’ergastolo oppure che se fossero stati colpevoli sarebbero scappati...
Intanto il crollo degli assassini con conseguente loro ammissione di colpa è cosa quanto mai comune nei casi giudiziari, testimonianza certissima di colpevolezza laddove indicano agli inquirenti "ignari" dove trovare il corpo della vittima(capite bene che non sono informazioni raccolte al bar).
Per quanto riguarda il fuggire, non mi sembra la più azzeccata delle soluzioni, prima di tutto perché potrebbe essere interpretata come forte indizio di colpevolezza e poi dove andare? Autostrade, città, sono tutte a prova di telecamere, telefoni e telefonini controllati, perfino un mago della latitanza come "lupo solitario" fu catturato, insomma sarebbe veramente difficile senza grandi supporti economici, supporti che in questo caso, non c’erano.
Gli errori giudiziari purtroppo esistono e sono una cosa gravissima ma sputare sulla giustizia con discorsini..ini..ini...
Trovare il problema
12 maggio 2006, di : Fabrizio
Se la giustizia in Italia non funziona probabilmente sarà ora di migliorarlo o di cambiarlo, ma non può essere la causa ed il fine di tutti i mali.
Non si può basare una critica a tutto il sistema sull’incapacità di alcuni organi; si mette mano per migliorarli, non si indicano come piaghe salite dagli inferi per l’eternità.
Personalmente credo che queste persone difficilmente sono recuperabili: assassini efferati senza controllo, ormai troppo avanti con l’età, non sono recuperabili.
Il sistema penitenziario deve tentare di recuperare i condannati finché possibile, poi subentra il dovere di tutelare la società nella sua interezza.
Se vogliamo tenere lontano gli assassini dal resto della popolazione, e trattare loro con tutti i diritti, e mantenerlo a vita a spese dei cittadini, gli spetta l’ergastolo.
Se crediamo che non si possa trattare un colpevole di un tale crimine con gli stessi diritti umani che questi ha negato ad una vittima innocente come il povero Tommaso, allora è necessaria la pena di morte.
Non oso esprimermi, ma credo che la questione cruciale si avvicini a questa.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
18 maggio 2006, di : Sandra
e certo, dobbiamo pure comprenderelo e magari fargli due carezze perchè, poverino, ha sbagliato. Si merita l’ergastolo a vita. Pensi ai suoi figli se ne ha, pensi che qualcuno potrebbe fargli davvero del male e si sentirà strappare via il cuore al solo immaginarlo. La società deve responsabilizzarsi e adoperarsi per guarire certi mali, ma non credo che guariranno mai, è l’uomo stesso ad essere misterioso e imprevedibile.
Quegli esseri schifosi che hanno commesso questo reato mostruoso devono pagare e pagare duramente. Nessuno sconto come loro non lo hanno fatto a Tommy.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
18 maggio 2006, di : Giovanni Schiava
Ho semplicemente preso a riferimento questo fatto di cronaca per esprimere il mio pensiero in fatto di pena di morte e di ergastolo. La punizione fine a se stessa è solo vendetta, voglia di sfogo della propria rabbia, ci si mette sullo stesso piano degli assassini più disumani.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
19 maggio 2006
Cito testualmente la dichiarazione di Antonio Di Pietro nell’intervista di Laura Tussi pubblicata in questo sito il 18-05-2006: "Nessuno nasce criminale, criminali ci si diventa." Mi fa piacere che una voce più nota della mia mi sostenga.
Vera responsabilità
19 maggio 2006, di : ornella guidi
La frase di Di Pietro intesa come la intende lei è sommariamente generica perché non continua a spiegare il come e dove si diventa criminali, lei la interpreta dando, sottinteso, colpa alla società che ...forse, però non è il giusto significato.
A mio avviso l’onorevole Di Pietro con questa frase voleva dire che non è la nazionalità che fa il delinquente perché non si nasce criminali, giustamente ci si diventa e allora il suo discorso non è più generico ma diventa un discorso anti razzista a vantaggio di una politica di solidarietà fra gli uomini di etnie diverse.
Anche se la frase suddetta avesse avuto il senso che lei le ha attribuito con tutti i sottintesi, il diventare criminali dovrebbe rispondere pur sempre ad una questione di percentuali...dove la responsabilità individuale non può essere scaricata sulla società in modo così radicale.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
12 novembre 2006
Sempre colpa della società,vero?
E’ proprio l’atteggiamento di persone come te caro Giovanni, che negano a spada tratta le proprie responsabilita’personali e le scaricano sulla "societa’ ingiusta e cattiva" che armano le mani di questi mostri ,che li fà sentire legalizzati a commettere i crimini piu’ abbietti.E’ora di smetterla con tutto questo buonismo,tutto cio’ serve solo ad armare le mani di questi rifiuti .Se quel bambino fosse stato tuo figlio,sono sicuro che non la penseresti cosi’,ma è ovvio uno come te non ha figli,uno come te è piu’ malato dell’assassino del piccolo Tommy.Mi fai schifo rabbia e ribrezzo è anche tua la colpa se questi rifiuti cosiddetti umani
commettono crimini cosi’ efferati perchè c’è sempre gente della tua risma pronta a difenderli, capirli e perdonarli.
Io difendo gli assassini del piccolo Tommy...
12 novembre 2006
A dir poco quello che affermi fa troppo male. Non hai capito quello che ho scritto nell’articolo, oppure non la pensiamo allo stesso modo sulla vita umana. Che senso ha uccidere chi ha ucciso? Che senso ha uccidere chi ha ucciso o rinchiuderlo in una cella e buttare via la chiave senza domandarsi perché l’ha fatto? Come possiamo sperare che certe cose non accadano più se non ci domandiamo il "perché" e cerchiamo d’intervenire? Non difendo il delitto e le aberrazioni, difendo l’Uomo e la speranza che ripongo in lui. Uccidere l’Uomo o rinchiuderlo a vita in una cella solo per principio, senza impegnarsi per cercare di cambiarlo, umilia l’Umanità. Non difendo l’assassino, ma l’Uomo e la fiducia che ho in lui.
Un’altra cosa: abbi il coraggio quando esprimi le tue idee di firmarti con nome e cognome... io l’ho fatto.
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