La Repubblica di Moldova è una piccola nazione di 33,846 km2, grande appena poco più del doppio dell’Oblast di Kaliningrad (l’avamposto sovietico, ed ora russo, tra Germania, stati baltici e Polonia).
La nazione è schiacciata tra Romania ed Ucraina (che possiamo intendere prima come Impero Russo e poi URSS). Proprio con gli avvenimenti passati riguardanti questi due stati si intreccia la complessa storia della Moldova.
In un certo senso la Moldova di oggi può essere definita come una creazione artificiale del Patto di non Aggressione Moltov-Ribbentrop, del 1939, tra Unione Sovietica e Terzo Reich.
Naturalmente il nome Moldova e Moldavia compaiono ben prima nella storia, ma per brevi periodi; l’autonomia ed indipendenza di questa regione è proceduta “ad onda”.
Il medievale Principato di Moldavia regnò sulla maggior parte dei territori ora parte della Repubblica per quattro secoli. Già da fine ‘400 però la regione perse autonomia, divenendo vassalla dell’Impero Ottomano; ciò significò seguire l’Impero negli svariati conflitti con le potenze europee nella seconda metà del ‘600. La guerra fu definitivamente persa dai turchi nel 1697, anno in cui essi furono costretti a cedere grandissima parte dei loro possedimenti europei.
Citare l’infinità di conflitti intercorsi tra l’Impero Ottomano e quello Russo richiederebbe una trattazione spropositata; una delle tante guerre però ci interessa a proposito della Moldova. Tra il 1806 e il 1812 russi e turchi si fronteggiarono proprio sul territorio dell’odierna repubblica (oltre che in Armenia e sullo stretto dei Dardanelli). La guerra fu vinta dai russi e, come bottino, essi ottennero proprio i territori ad est del Principato di Moldavia; questa zona, annessa all’Impero Zarista divenne nota con il nome, di uso precedente, “Bessarabia”.
Dopo vari passaggi di mano tra Impero Russo ed Ottomano il Principato di Moldavia e quello di Wallachia (conosciuti come Principati Danubiani) si unirono per creare, nel 1859, lo stato rumeno. Tre anni prima, con la fine della Guerra di Crimea e la cocente sconfitta zarista, si era interrotto il dominio russo sulla regione.
La Bessarabia rimase sotto il dominio russo fino al 1917; le due rivoluzioni di quel fatidico anno avevano colpito al cuore la monarchia zarista ed infine sancito la presa del potere da parte dei bolscevichi (faticosamente confermata nella quinquennale Guerre Civile.
Anche questo ex bottino di guerra zarista seguì l’esempio della Polonia, degli stati baltici e della Finlandia, dichiarandosi indipendente e costituendosi come Repubblica Democratica Moldava.
Questa giovane repubblica rimase indipendente per appena un anno; nel 1918 entrò a far parte della Grande Romania, insieme con la Transylvania, fino ad allora parte del crollato Impero Austro-Ungarico. Proprio la dissoluzione dei due imperi, russo ed asburgico, fornirono occasione alla Romania di raggiungere la sua massima estensione territoriale.
Riprendo qui quanto detto in principio, riguardo la Moldova come creazione artificiale del Patto di non Aggressione Moltov-Ribbentrop. L’URSS di metà anni ’30 era quello saldamente tenuto in pugno da Stalin e dalla dirigenza a lui fedele, ogni opposizione era stata politicamente sconfitta e, dal 1935 in poi, sarebbe stata anche fisicamente liquidata in quell’orgia autodistruttiva che furono le Grandi Purghe. E’ singolare che il patto di Stalin con la Germania venga, brevemente, a sanare un vulnus inferto alla Russia bolscevica dalla Germania stessa; nel 1918 il dominio bolscevico sullo sterminato ex impero zarista era sporadico e debole. Le periferie si ribellavano e la compagine politica esterna al POSDR-B (Partito Operaio Socialdemocratico Russo – Bolscevico) che aveva sostenuto la rivoluzione stava velocemente passando all’opposizione (infine armata). Minaccia letale per il giovane potere bolscevico era però soprattutto la presenza delle truppe tedesche sull’ormai ex fronte est. La disgregazione dell’esercito Zarista aveva fatto si che, sostanzialmente, le truppe tedesche potessero avanzare indisturbate, puntando sul cuore della Russia europea. Il trattato di Brest-Litovsk, che sancì la pace tra Russia e Germania, fu per la prima una catastrofe di proporzioni difficilmente immaginabili; la perdita di Ucraina, Polonia e dei porti baltici rappresentarono un disastro economico per la già vessata Russia (la maggior parte delle industrie pesanti, dei terreni più fertili e degli sbocchi commerciali erano localizzati in tali aree).
Alla fine della Guerra Civile la RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa) riconquistò l’Ucraina, che divenne parte integrante dell’URSS; non riuscì a riportare sotto il proprio controllo Polonia, Finlandia, stati baltici e Bessarabia.
Qui sta la singolarità; la parte segreta degli accordi compresi nei colloqui sovietico-tedeschi, sboccati nel patto di non aggressione, riguardava proprio questi territori. Sostanzialmente la Germania avrebbe invaso la parte sud-occidentale della Polonia; l’URSS avrebbe avuto mani libera nella restante parte della Polonia, negli stati baltici, in Finlandia e Bessarabia. Stalin più di altri dirigenti bolscevichi aveva mantenuto vivo in se il sentimento di umiliazione per il trattato di Brest-Litovsk e la volontà patriottica di rivalsa.
L’attacco sovietico alla Polonia fu la vendetta per la guerra da essa dichiarata alla RSFSR a fine anni ’10 (percepita come una pugnalata alla schiena da parte di Mosca, già in difficoltà a causa degli svariati fronti aperti contro i Bianchi); uguali caratteristiche ebbero l’annessione all’URSS dei tre stati baltici, la disastrosa offensiva in Finlandia e l’occupazione della Bessarabia.
Ecco dunque la “creazione artificiale” dell’odierna Moldova. In realtà anche sotto l’URSS la Moldova non era scomparsa; difatti nel 1924 venne creato un nuovo Oblast nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, L’Oblast Autonomo Moldavo. Pochi mesi dopo l’Oblast divenne la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Moldavia. La finalità era duplice, da un lato rendere più chiare le mire sulla Bessarabia (e tentare di spingere perché essa, autonomamente, chiedesse la riunificazione con gli altri territori moldavi, sotto l’egida sovietica ovviamente) dall’altro tentare una infiltrazione rivoluzionaria della Romania stessa. Nessuno di questi due propositi si realizzò e l’unità che si sperava spontanea fu sancita con l’entrata dell’Esercito Rosso a Chişinău.
Nacque dunque la Repubblica Socialista Sovietica Moldava.
Compio ora un salto temporale enorme, portandomi al 1990. Siamo alle fasi finali dell’URSS, la disintegrazione è nell’aria, la crisi economica esplosa dopo i tentativi di liberalizzazione dell’economia dirigistica è mordente. Una ad una le RSS si dichiarano indipendenti; nel marzo del 1990 anche la RSS Moldava dichiarò la sua sovranità, rinominandosi Repubblica Socialista Sovietica di Moldova. Nel marzo del 1991 si tenne l’unico referendum della storia dell’URSS; quasi l’80% si dichiarò favorevole alla “preservazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, come rinnovata federazione di eguali e sovrane repubbliche in cui i diritti e la libertà di ogni individuo di ogni nazionalità saranno in garantiti al completo”. Nella RSS Moldova non fu costituita la Commissione Elettorale, ma i dati affermano che il 98,3% dei votanti (che furono più dell’80% degli aventi diritto) si dichiarò favorevole alla continuazione dell’URSS.
Quattro mesi dopo, il 27 agosto 1991, la Repubblica Moldova si dichiarò definitivamente indipendente (la dicitura RSS era gia stata abbandonata da inizio 1991). Ciò avvenne anche sulla scorta del fallito colpo di stato dell’ala dura dell’Esercito Sovietico, del KGB e del PCUS, del 19, 20 e 21 agosto; tale evento sancì la definitiva dissoluzione dell’URSS, con la presa del potere da parte di Eltsin e l’estromissione di Gorbachev.
La dissoluzione dell’URSS fu tutt’altro che pacifica, come sembra essere diventato di moda credere; proprio nella piccola Repubblica Moldova esplose uno dei conflitti territoriali che punteggiarono il territorio dell’URSS in disfacimento.
Nella ex RSS di Georgia si contano i conflitti in Ossezia del Sud e Abkhazia (recentemente riesplosa e conclusisi con la dichiarazione d’indipendenza di entrambe, sotto protezione russa; sotto l’URSS erano, la prima Oblast Autonomo, la seconda Repubblica Autonoma) e le diverse crisi con l’Adjara; tra Armenia e Azerbijan resta tutt’ora aperto il conflitto riguardo il Nagorno-Karabakh (Oblast autonomo della RSS di Azerbaijan, poi al centro di una sanguinosa guerra tra Armenia ed Azerbaijan setsso; il Nagorno-Karaback, a maggioranza armena, fu aiutato dall’Armenia stessa nel conflitto, nel quale risultò sconfitto l’Azebaijan); in Taijikistan, tra il 1994 e il 1997, vi fu una guerra civile tra le autorità statali, supportate da Russia ed Uzbekistan, e l’Opposizione Tijika Unita, una forza radicale islamica, supportata dall’Alleanza del Nord afgana (i ribelli vennero sconfitti e, grazie all’intervento dell’ONU, si arrivò ad un armistizio; permangono comunque a tutt’oggi sporadici scontri ed alcune aree montuose sono, virtualmente, fuori dal controllo statale; il Caucaso del nord, quello parte della Federazione Russa, è stato devastato da due terribili guerre in Cecenia (la prima vinta a sorpresa dagli insorti, che sconfissero le fiaccate forze armate russe; la seconda, scoppiata nel 1999 con l’attacco dei guerriglieri ceceni al Daghestan in mano russo, che pose fine alla Repubblica Cecena d’Ichkeria, proclamata dagli insorti) e tutt’oggi è percorso da violenze, attentati terroristici e mal sopiti conflitti etnici; in Ucraina rimangono tensioni nella Repubblica Autonoma di Crimea (territorio a maggioranza russofona, che ospita, a Sebastopoli, la base della Flotta russa del Mar Nero; tra 1993 e 1994, tramite la creazione della carica di Presidente della Crimea vi fu un tentativo di indipendenza, sedato senza l’uso della forza da Kiev, che modificò la costituzione della RA di Crimea).
La lista si potrebbe arricchire di svariati altri conflitti minori, ma qui vogliamo occuparci di quello riguardante la Repubblica Moldova e l’auto-proclamatasi Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie (poi Repubblica Moldava di Pridnestrovie, PMR).
L’attuale capitale della PMR è Tiraspol, città che fu anche capitale della Repubblica Socialista Svoetica Autonoma di Moldavia. Quando nel 1940 si arrivò alla creazione della Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia (dopo che la Bessarabia fu strappata alla Romania) la nuova capitale divenne Chişinău.
Il punto è che proprio la RSS di Moldavia, e l’area vicino al fiume Dnestr, divennero luogo di emigrazione/deportazione di popolazione russa. Ai tempi di Stalin nella zona venne infatti deportata la popolazione siberiana degli Urca; fieri e ribelli gli Urca non si piegarono mai al dominio zarista e sovietico, il banditismo nelle aree da loro popolato era un dato di fatto, prima e dopo il 1917. Stalin risolse il problema come aveva già fatto (e come sempre più spesso avrebbe fatto), ossia deportando l’intera popolazione nell’area di Tiraspol e del fiume Dnestr. Coloro che erano sfuggiti alla cattura non poterono fare altro che raggiungere “di loro spontanea volontà” le loro famiglie, ormai impossibilitate a rientrare legalmente in Russia.
Questo ed altri avvenimenti fecero si che l’area del Dnestr sia divenuta una meta dell’emigrazione russa; si formò una consistente minoranza russa e russofona che vide da sempre di malocchio le strette relazioni diplomatiche tra Chişinău e Bucarest (rafforzatesi sotto Ceausescu, con un tentativo di allontanamento da Mosca della Romania Popolare, timidamente seguita, in un primo tempo, dalla RSS di Moldavia).
La situazione precipitò velocemente con l’indipendenza della RSS di Moldavia ed il suo rinominarsi Repubblica Moldova.
Già dal 1990, il 2 settembre per l’esattezza, Tiraspol aveva unilateralmente proclamato l’indipendenza della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. La speranza di un riconoscimento da Mosca durò poco ed il 22 dicembre 1990 Gorbachev, tramite decreto presidenziale, dichiarò illegittima la dichiarazione d’indipendenza della RSSM di Pridenstrovie.
Gli avvenimenti successivi in Moldova non rassicurarono di certo Tiraspol: bandiera della nazione divenne il tricolore rumeno, con al centro il nuovo simbolo di stato (un’aquila d’oro che ha nel becco la croce Ortodossa e nelle zampe un ramoscello d’ulivo e uno scettro; sul petto dell’aquila campeggia uno scudo blu e rosso recante al suo interno alcuni tradizionali simboli della Repubblica, la testa di un “auroch” - un bovino ancestrale - , una stella, una rosa e una mezzaluna); l’inno divenne “Limba noastră” , ossia “La nostra lingua” (intesa come il Moldavo, ossia il rumeno). Le autorità rilasciarono documenti in cui si parlava di identità linguistica “moldavo-rumena”, mentre lingua ufficiale venne dichiarata il moldavo (ossia, come già detto, il rumeno).
Parallelamente alla garanzia di autonomia a Tiraspol e alla sua regione si intensificarono i contatti di Chişinău con Bucarest, in previsione di quella che sembrava dover essere una veloce riunificazione moldavo-rumena (in realtà non realizzata).
La situazione rimase fluida per tutto il 1990 e la prima metà del1991. La RSSM di Pridnestrovie, pur proclamandosi repubblica autonoma, non si era ancora completamente slacciata dalle strutture amministrative e burocratiche Moldave; unità di polizia fedeli a Chişinău permaneva sul territorio amministrato, tecnicamente, da Tiraspol. La situazione era resa ancora più incerta a causa del fatto che il territorio della PMR copriva quasi in toto il confine moldavo-ucraino, creando problemi anche con Kiev (che però supportava in maniera non manifesta Tiraspol). Vi furono i primi casi di violenza ed i primi morti.
Nella seconda metà del 1991 cominciarono azioni sempre più offensive da parte di Tirapsol, le cui milizie volontarie e forze militari erano ormai meglio armate di quelle moldave. Il perché è molto semplice: armi, addestramento e diversi volontari venivano dalla XIV° Armata Guardie dell’Esercito Sovietico, stanziata nell’area. Dunque, se da Mosca mancò il riconoscimento ufficiale dell’indipendenza della RSS Moldava di Pridnestrovie, non mancarono di certo gli aiuti materiali in campo militare (così come non mancarono in Abkhazia, Ossezia del Sud e Nagorno-Karabck).
Gli uomini di Tiraspol si fecero via via più aggressivi; aumentarono gli assalti a caserme della polizia moldava, i cui effettivi venivano disarmati. Cominciarono anche i primi, sporadici, scontri a fuoco.
La situazione si deteriorò ulteriormente verso fine 1991 e inizio 1992; nel marzo di quest’ultimo scoppiarono ostilità più generalizzate. La giovane Repubblica Moldova poteva contare su, all’incirca 25.000-30.000 soldati e sull’appoggio della Romania, da cui arrivarono alcuni volontari. Il problema è che in questo numero abbastanza consistente di soldati sono compresi non solo militari, ma anche poliziotti d’ogni genere e riservisti. Una forza dunque composita, non male-armata ma sicuramente poco addestrata, per quanto riguarda la maggior parte degli effettivi.
Dall’altra parte Tiraspol poteva contare su appena 9.000 effettivi propri. Il fatto è che costoro erano armati di tutto punto dalla XIV° Armata Guardie, addestrati da ufficiai sovietici e, elemento fondamentale, potevano contare sulla XIV° Armata Guardie stessa. Non fu necessario un intervento in forze delle truppe russe, ma il comandante G. I. Yakovlev dichiarò più volte che le sue truppe potevano essere a Chişinău nel giro di poche ore. Inoltre dalla Russia arrivarono 5-6.000 volontari; ne giunsero addirittura dall’Ucraina (è singolare che alcuni di essi facessero parte dell’organizzazione nazionalista UNA UNSO, la stessa che, nel 2008, ha inviato volontari in aiuto alle truppe georgiane in Ossezia del Sud; ciò si spiega con il fatto che questo miliziani, a Tiraspol combattevano in difesa di una popolazione slava, mentre in Ossezia del Sud, contro quella che vedono coma una Unione Sovietica rediviva).
Le ostilità, come detto, iniziarono nel marzo del 1992, precisamente il 2 marzo, giorno in cui la Repubblica Moldova divenne membro effettivo dell’ONU. Il conflitto durò fino al 21 luglio dello stesso anno. Diversi attacchi delle truppe moldave fallirono e ciò provocò una sostanziale immobilità del fronte, elemento che stava portando alla veloce disgregazione delle forze moldave, che si trovavano di fronte truppe ben più risolute, meglio armate ed addestrate.
L’armistizio del 21 luglio fu siglato dal Presidente russo e dal suo omologo moldavo; venne stipulato di mantenere una forza di pacekeeping nella zona (composta da 5 battaglioni russi, tre moldavi e due delle forze di Tiraspol). Ciò si tradusse in una presenza militare fissa della Federazione Russa nell’area e nella completa perdita di autorità di Chişinău su Tiraspol.
Data l’avvenuta dissoluzione dell’URSS la Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie venne rinominata Repubblica Moldava di Pridnestrovie, PMR.
La Repubblica, non riconosciuta da alcuno stato (se si escludono Abkhazia, Ossezia del Sud e Nagorno-Karaback), ha però mantenuto, ed è rimasta l’ultima in tutto il mondo, la falce e martello sia nel simbolo di stato che nella bandiera.