Intervista a Nicola Pasini: la Formazione come “spina dorsale” per una nuova Politica


E’ sempre più viva e pressante la necessità di avere una classe dirigente che sia formata non solo dal punto di vista tecnico, ma, vieppiù, dal lato etico e morale. Infatti, la classe dirigente deve sentire forte l’obbligo di rappresentanza degli interessi della collettività in un mondo complesso e a geometrie variabili
domenica 12 agosto 2007, di Emanuele G. - 1395 letture

La Margherita ha aperto da alcuni anni a Milano un suo Centro di Formazione politica il cui Presidente è il filosofo e sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Gli scopi e valori di questo Centro sono i seguenti:

“Il nostro progetto, lo diciamo da subito, è molto ambizioso: ripartire dalla formazione alla politica, attraverso un laboratorio privilegiato per la ricerca e la costruzione di una nuova proposta di governo, nel solco della migliore tradizione democratica, in grado di dare risposte convincenti alla legittime richieste della società italiana. Si tratta di un lavoro che ci vedrà impegnati a rimettere in campo risorse umane, professionali, organizzative originali, innovative e autonome, in grado di sollecitare una discussione sincera all’interno del centrosinistra che rispecchi dinamiche profondamente diverse da quelle che spesso prevalgono nel ceto politico attuale, condizionandone negativamente la capacità di elaborazione progettuale e di azione politica. L’importanza del lavoro che intendiamo svolgere vi risulterà chiaro dal peso degli argomenti che affronteremo, come risulta dal programma del primo anno. Etica e politica come professione; multiculturalismo; bioetica, ricerca scientifica e biotecnologie; nuove relazioni internazionali e politica globale; diritti di cittadinanza e mutamento sociale; welfare, mercato e nuova composizione sociale; forme differenti di partecipazione politica; rappresentanza degli interessi organizzati; frammentazione strutturale del sistema partitico italiano, analisi delle politiche pubbliche dell’Unione Europea, degli stati nazionali, delle regioni e degli enti locali, comunitarismo e identità territoriali; conseguenze economiche e sociali della globalizzazione, responsabilità sociale dell’impresa, pubblica amministrazione e e-government ecc. sono i principali temi che verranno analizzati criticamente, con un approccio libero da qualsiasi ideologia precostituita. Gli incontri avranno come "docenti " non solo illustri studiosi, ma persone direttamente interessate all’affermazione politica dei principi democratici e liberali, riformisti convinti!”

Fonte: Scopi e valori

Proprio per approfondire il tema della Formazione e della nuova Politica abbiamo intervistato il suo Direttore, il prof. Nicola Pasini dell’Università di Milano.

Da quali esigenze nasce il Centro di Formazione Politica?

“Il Centro di Formazione Politica nasce da due intuizioni. La prima è quella di Massimo Cacciari, che nell’estate del 2004 aveva lanciato l’idea di creare una nuova grande scuola di formazione politica (il Centro di Formazione Politica, CFP) per plasmare la “spina dorsale” del nascente Partito Democratico. La seconda è quella di Francesco Rutelli, l’unico tra i leader di partito che allora colsero al volo la bontà e le potenzialità dell’idea di Cacciari e decise di credere nel progetto e mettere a disposizione i fondi necessari per avviarlo. Io ho la fortuna di dirigere questo centro sin dalla sua nascita e di aver potuto fondere insieme queste due intuizioni.”

Su quali principali aree tematiche si sviluppa la didattica dei corsi?

“I corsi si suddividono in quattro aree tematiche, ognuna delle quali con un responsabile scientifico. L’area 1, “politica e valori, etica pubblica”, ha come responsabile il professor Massimo Cacciari: con quest’area vogliamo affrontare i nodi etici e valoriali più spinosi della politica (dai principi e valori a cui il PD si deve ispirare alla bioetica). L’area 2, “relazioni internazionali e politica globale”, è guidata dal professor Alberto Martinelli e vuole fornire ai nostri allievi gli strumenti e le chiavi interpretative per poter affrontare e comprendere la politica internazionale, sempre più complessa e con scenari sempre più mutevoli. L’area 3, “società e territorio”, vede come responsabile il sociologo Aldo Bonomi ed ha come obiettivo l’analisi della società italiana, in particolare tutti i mutamenti che l’hanno caratterizzata negli ultimi anni: dal mondo del lavoro alla composizione sociale, dal mutamento delle forme spaziali alle nuove forme di terzario avanzato e net economy. Infine, l’area 4, che dirigo insieme al professor Luciano Fasano, “sistema politico e politiche pubbliche nell’Italia che cambia” è stata pensata per studiare in profondità il sistema politico italiano senza utilizzare i soliti clichè e le facile spiegazioni che normalmente vengono utilizzate.”

Credo che trasmettere conoscenze sia il più bel regalo per chi svolga la missione di docente;

“E’ vero, ma è chiaro che c’è una netta differenza tra ciò che cerco di fare con il CFP e il mio lavoro in Università. Devo ammettere che la sfida del CFP è ancora più entusiasmante perché mi permette di venire a contatto con giovani brillanti e determinati che decidono di sacrificare parte del loro tempo libero per assecondare la loro passione politica e per poter crescere grazie alle docenze, alle testimonianze cui possono accedere grazie al CFP, ma anche grazie ai rapporti personali che possono instaurare con gli altri allievi.”

Cosa significa entrare in contatto con persone che provengono da varie parti d’Italia?

“Questo è uno dei punti di forza del CFP: permettere ai nostri allievi di condividere le proprie esperienze e capire le diverse realtà di cui l’Italia si compone. Questo non può far altro che arricchire, in particolare i nostri allievi, che frequentando la nostra scuola non fanno mistero di candidarsi ad essere la nuova classe dirigente: ma per esserlo è necessario non fermarsi unicamente alla comprensione della realtà in cui vivono.”

Non crede che bisogna avere un’Italia più giovane per modernizzarla sul serio?

“E’ sicuramente necessario che i giovani riescano a raggiungere ruoli di responsabilità più facilmente rispetto ad ora. Ma allo stesso modo ritengo che non sia solo l’età il criterio a cui guardare per il rinnovamento necessario all’Italia: sono parole come merito, responsabilità, rischio, le prime a cui guardare.”

Perché il giovane non trova posto in Italia?

“Forse proprio perché non c’è la volontà, o sicuramente non c’è stata ancora la necessità, di rischiare, di dare spazio al merito e far iniziare una rivoluzione che spazi via le incrostazioni corporative che impediscono molto spesso ai giovani di raggiungere le posizioni che più meritano. Ma ci tengo a sottolineare che, d’altra parte, nulla è dovuto e è necessario che sempre più anche i giovani imparino che la società di oggi può dare molte opportunità, ma solo a chi è disposto ad impegnarsi.”

Mi pare che la Politica sia di sinistra che di destra si accontenti fin troppo di amministrare il corrente e non voglia mettere in campo nuove forze…

“I Partiti sono organizzazioni e come tali hanno come primo obiettivo la propria sopravvivenza. Allo stesso modo anche le gerarchie al loro interno hanno primariamente questo obiettivo, e spontaneamente non si fanno da parte.”

Su quali versanti bisogna lavorare per cambiare questa tendenza?

“Io penso che le Primarie possano essere un buono strumento per portare avanti questo ed altri temi che oggi non trovano concretizzazione. Ma devono essere vere Primarie, con veri candidati, con programmi alternativi tra loro, che permettano veramente agli iscritti e simpatizzanti di un partito non solo di scegliere il leader che più ritengono adatto, ma di scegliere anche tra diverse proposte programmatiche. Solo così ci sarà una vera competizione che costringerà i candidati a dover portare avanti, ad esempio, il tema del rinnovamento della classe politica e della classe dirigente: ben sapendo che, se non mantenessero le promesse, sarebbero in seguito politicamente sanzionati non venendo rieletti.”

Sito del Centro di Formazione Politica

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