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Intervista al Ministro Frattini: «Tregua subito ma Mosca non sia isolata»


Roma 11 Agosto 2008

La Stampa

Antonella Rampino


lunedì 11 agosto 2008, di Emanuele G. - 257 letture

D. Ministro Frattini, a 48 ore dallo scoppio della guerra l’Italia ha chiesto il cessate il fuoco, ma intanto il conflitto in Ossezia dei Sud si estende all’Abkhazia, e rischia di dilagare nelle altre repubbliche caucasiche dell’ex impero sovietico. Non è troppo debole e lenta l’iniziativa europea, per giunta affidata al solo Sarkozy, l’unico che abbia prontamente telefonato a Putin chiedendogli di rinfoderare le armi?

R. «Sarkozy ha telefonato a Putin in quanto presidente di turno dell’Unione Europea, e dieci minuti dopo ha chiamato Berlusconi. Silvio, parla anche tu con Vladimir, gli ha detto, spiegagli che noi non siamo anti-russi, che tutti vogliamo Mosca vicina all’Ue. Nel colloquio con Berlusconi Putin ha ribadito la propria posizione: la Russia aveva tutto il diritto di intervenire in Georgia».

D. Come la Russia sta continuando a fare anche in Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre gli Stati Uniti vorrebbero una sua ferma condanna...

R. «La Russia vorrebbe che la risoluzione Onu dicesse con chiarezza che è stata la Georgia a violare le regole internazionali per prima. C’è una trattativa in corso, per trovare una formulazione adeguata, una soluzione potrebbe essere alle viste. Ho appena sentito Condoleezza Rice, non è ottimista. Ha chiesto all’Italia di adoperarsi per una mediazione. Cosa che naturalmente stiamo facendo».

D. Qual è la posizione dell’Italia?

R. «L’Italia ritiene che non si possa creare una coalizione europea anti-russa, e in questo siamo vicini alla posizione di Putin. Ma Mosca deve comprendere che il peacekeeping oggi affidato esclusivamente alle sue forze militari dovrà essere discusso con la comunità internazionale».

D. Dunque le forze di Mosca che da anni, su mandato internazionale, presidiano le repubbliche caucasiche, e anche l’Ossezia dei Sud, devono essere affiancate da altri Paesi. L’Italia manderà le sue truppe?

R. «Se Kouchner, dopo gli incontri a Tbilisi e a Mosca, presenterà la proposta mercoledì al consiglio dei ministri degli Esteri europei, e se dovesse passare, la prenderemo in considerazione. Ci sono molti "se", e si tratterà comunque di ridistribuire le nostre forze, che non sono illimitate, sottraendole ad altre missioni internazionali. Da subito, sono pronti gli aiuti umanitari all’Ossezia del Sud».

D. Non è un segno di debolezza europea che sul campo scenda il ministro degli Esteri francese e non quello dell’Europa, Solana?

R. «Non dubito che Solana interverrà al momento opportuno. L’impegno europeo e dell’Osce è volto ad evitare il contagio della guerra al resto del Caucaso con un appello politico alla Russia, affinché non ceda alle provocazioni. Ma, e di questo ho discusso col ministro degli Esteri francese Kouchner e con quello finlandese Stubb che rappresenta anche l’Osce, occorre evitare che si crei un’alleanza anti-russa. La posizione francese, e anche la nostra, è molto chiara: sarebbe negativo per l’Europa se si creasse una sorta di coalition of willing contro la Russia, come potrebbe accadere se passasse la proposta polacca, ceca, lituana ed estone di convocazione di un consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo europei sul conflitto in Ossezia. Chiederlo significa puntare a una condanna della Russia. Una posizione che sarebbe molto negativa per l’Europa tutta».

D. La posizione è quella delle ex repubbliche dell’Urss, oggi nell’Ue. E George Bush dice che questa guerra rischia di minare i rapporti russo-americani.

R. «Infatti per questo è importante che l’Europa sia a 27, che non si divida in gruppi e gruppetti. L’Europa deve essere il ponte tra Stati Uniti e Russia, se vuole essere un attore politico di peso: è in gioco la sua credibilità. E l’Italia ha un ruolo importante di mediazione, grazie anche all’amicizia con i russi, strategico anche in Consiglio di Sicurezza, all’Onu».

D. Questa guerra avvicina di più la Georgia all’Europa? Putin sostiene che in Ossezia dei Sud c’era una pulizia etnica.

R. «Questa guerra allontana la Georgia non solo dall’Europa, ma rende anche più complicato il consiglio Nato di dicembre. E’ evidente che ci dovrà essere una raccomandazione ed un monito ad entrambe le parti, Georgia e Russia. Ma l’allargamento della Nato alla Georgia ormai richiede degli aggiornamenti. Anche per questo è importante che si torni a far tacere le armi»

Link diretto al testo pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri

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