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Intervista al Ministro Frattini


Roma 02 Gennaio 2009

Libero Mercato

Fausta Chiesa


venerdì 2 gennaio 2009, di Emanuele G. - 234 letture

Bilancio positivo della presidenza francese e fiducia nel senso di responsabilità dell’euroscettica Repubblica Ceca in questo semestre di presidenza dell’Unione Europea. Il ministro degli esteri Franco Frattini che fino a maggio del 2008 è stato vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza è ottimista sul futuro dell’Europa unita, come emerge da un’intervista rilasciata al nostro giornale.

E’ davvero tutto positivo il bilancio sulla presidenza francese?

La mia opinione è positiva, perché ritengo che la presidenza francese abbia saputo coniugare l’attivismo necessario per gestire i momenti complessi al pragmatismo ed evitare iniziative velleitarie concentrandosi su azioni pragmatiche mirate, meno popolari in apparenza ma molto più efficaci.

Quali sono stati i maggiori successi del semestre francese?

Sicuramente l’accordo raggiunto durante l’ultimo Consiglio europeo sul pacchetto clima ed energia, sul quale il presidente Nicolas Sarkozy ha ricevuto anche il grande sostegno dell’Italia. Ma penso anche alla nuova strategia di sicurezza e di difesa, con l’aggiornamento del documento preparato dal nostro Paese nel 2003. E non bisogna dimenticare la gestione della crisi tra Russia e Georgia. Senza una presidenza forte come quella francese non ci sarebbero stati risultati così ambiziosi.

Nessun errore? Di fatto, Nicolas Sarkozy ha rotto l’asse franco-tedesco, che è sempre stata considerata la locomotiva che traina l’Europa…

Al contrario, credo che la rottura dell’asse tra Francia e Germania sia un bene perché isolava gli altri Paesi, come è successo in passato con Jaques Chirac e Gerhard Schroeder. E soprattutto l’asse non giovava all’Italia, che invece adesso è più protagonista con la triangolazione Merkel-Sarkozy-Berlusconi. Con il cambiamento di scenario il nostro Paese ha potuto e può giocare un ruolo a tutto campo, come si è visto in occasione del pacchetto clima e in quella della crisi tra Russia e Georgia.

Non crede che Nicolas Sarkozy, in occasione della gestione della crisi tra Russia e Georgia, ma soprattutto quando si è proposto come presidente dell’eurogruppo, e quando ha detto di voler riprendere in mano le redini se la Repubblica Ceca farà male, sia andato oltre il suo mandato?

Sarkozy ha interpretato in modo evolutivo il ruolo della presidenza che dura soltanto sei mesi e lo ha fatto in modo efficace. Credo fosse necessario farlo. Ogni interpretazione che dia più forza all’Europa unita è benvenuta, spero lo facciano anche gli altri presidente di turno, fino a quando sarà necessario e cioè fino al momento in cui entrerà in vigore il trattato di Lisbona. Per quanto riguarda la candidatura spontanea all’eurogruppo, Sarkozy ha espresso una preoccupazione legittima per l’euro-zona e la moneta unica, dal momento che l’attuale presidenza di turno – la Repubblica Ceca – non è membro. In generale, comunque, posso dire che non l’ho affatto trovato sopra le righe. Dobbiamo guardare ai risultati, che sono stati non indifferenti.

A proposito di Lisbona, visto che proprio il presidente della Repubblica Ceca si rifiuta di firmare la ratifica parlamentare ed è sotto la presidenza ceca che sarà organizzato il secondo referendum in Irlanda dopo il no dello scorso giugno, quale speranze dà al nuovo trattato?

Sono fiducioso perché ho ascoltato parole del premier ceco Topolanek.

Adesso la Francia ha passato il testimone alla Repubblica Ceca, che è piuttosto euro-scettica. Può succedere come a Sarkozy, che è passato dall’essere euro-scettico prima della presidenza a dichiarare poi che l’Unione europea è l’idea più bella del XX secolo?

Non so se avverrà, ma credo che quando si assume la presidenza europea si assume anche una responsabilizzazione che impone di mettere da parte le opinioni. In Repubblica Ceca spero che prevalga la posizione del premier Mirek Topolanek rispetto a quella del presidente Vaklav Klaus e devo riconoscere al premier di aver avuto il coraggio di affrontare nel suo partito un dibattito difficile dal quale è uscito vincitore, ha vinto l’europeismo.

Quali considera le sfide più importanti che dovranno essere affrontate nel prossimo semestre?

Il dossier dei Balcani occidentali, con il dispiegamento della missione in Kosovo e il negoziato per l’ingresso della Croazia. Con la Repubblica Ceca avremo una presidenza più sensibile alle ragioni dell’Italia, perché l’ovest del Balcani ricopre per noi un interesse strategico. Vogliamo avere i Balcani vicini e non lontani a cominciare dalla Croazia che è un nostro partner.

Quali altri interessi convergono tra Italia e Repubblica Ceca oltre al dossier della Croazia?

Per esempio quella della diversificazione delle fonti energetiche, anche se ormai l’Italia è già a buon punto su questo.

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