Sei all'interno di >> :.: Culture | Musica |

Intervista ai Theramin: tempo, velocità e cuore

Continua il viaggio di Girodivite alla scoperta delle nuove realtà musicali nazionali. Dopo aver ascoltato " We Were Gladiators", l’esordio discografico dei Theramin, abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con Sacha Tilotta batterista ed autore di alcuni testi di questo progetto

di Tano Rizza - mercoledì 12 gennaio 2005 - 5985 letture

Continua il viaggio di Girodivite alla scoperta delle nuove realtà musicali nazionali. Dopo aver ascoltato " We Were Gladiators", l’esordio discografico dei Theramin, abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con Sacha Tilotta batterista ed autore di alcuni testi di questo progetto.

G - Come e quando nasce il progetto Theramin?

S- I Theramin nascono in modo molto spontaneo, eravamo amici ed abbiamo deciso di fare musica assieme, abbiamo cominciato a suonare e non avevamo alcun’esperienza, eravamo nel lontano 98.

G- Questo primo lavoro discografico è un riassunto del percorso che avete fatto dal 98 ad oggi?

S- Dal 98 ad oggi abbiamo fatto diverse cose, abbiamo prodotto svariati demo e suonato molto live. We Were Gladietors è il primo disco ufficiale che diamo alle stampe. Il disco in se è un pezzo di plastica, bisogna contestualizzarlo nella vita del gruppo, non è il gruppo che si contestualizza rispetto al disco. Per molti è un punto di arrivo, per noi non è assolutamente cosi, anzi, è un punto di partenza. Un disco può arrivare dopo tre mesi, dalla nascita di un progetto musicale, come dopo sei anni, pero quando arriva lo senti. Dopo sei anni di live e tanti pezzi abbiamo deciso di fermare questo nostro percorso di ricerca, ma adesso si riparte dopo questa piccola sosta. Il disco serve a supportare la nostra attività per lasciare una traccia a chi ci ascolta. Crei una sorta di cerchio che non si chiude con il concerto ma continua. Un gruppo si misura sopratutto sul live non sul disco, perché trasmettere veramente vuol dire contatto con il pubblico.

G- Come siete riusciti produrre materialmente il disco?

S- E’ stata una cosa abbastanza casuale, quando abbiamo finito di registrare il disco ci siamo subito buttati alla ricerca di un’etichetta. Bene o male le etichette indipendenti in Italia sono quelle, Wallas e Psicoticha sono quelle che producono le band che fanno il nostro genere di musica. Ho conosciuto Michele Maio della Psicoticha rec. Un’etichetta di Taranto molto attiva nel nostro campo. Ha sentito il nostro lavoro lo ha apprezzato e ha deciso di produrci. E’ andata bene.

G- In che rapporti siete con l’Indigena records? È un’etichetta catanese che si muove bene in questi scenari...

S- Indigena non aveva le capacita economiche per produrci, loro sono la nostra agenzia per i concerti. Sposiamo la stessa mentalità musicale dell’indigena e come modo di intendere le cose siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ma a noi serviva un’etichetta che materialmente stampasse il disco, che ci mettesse i soldi, perché ci vogliono soprattutto quelli per stampare le nostre 500 maledettissime copie.

G- Cosa ne pensi della scena noise siciliana e nazionale più in generale?

S- E’ una scena in costante crescita, spesso snobbata dalla stampa musicale nazionale che bada troppo ai gruppi inglesi ed americani non accorgendosi che, anche dalle nostre parti si sta facendo un buon lavoro in questa direzione. Se io avessi un giornale con un buon bacino d’utenza darei largo spazio alla nostra scena, proprio per far in modo che la gente se ne interessi, perché se la gente non ti conosce, non va ad un tuo live o compra un tuo disco. Ci sarebbe da cambiare qualcosa...Colgo l’occasione per dire che il 25 Marzo saremo live ai Mercati Generali di Catania insieme ai Bellini.

G- Cosa volete trasmettere con la musica?

S- Intanto sarebbe già un gran successo riuscire a trasmettere qualcosa con la musica. Non c’è un vero è proprio messaggio politico o un’idea di fondo. Il vero è proprio messaggio che vogliamo dare con la musica è di gioia, ecco è questo quello che vorremmo trasmettere suonando. Poi è chiaro che tutto va di pari passo con il tempo, con le sensazioni e gli stati d’animo. Quando componi alla fine non fai altro che trasportare in linguaggio musicale quello che senti in quel determinato momento, quindi una volta può uscire un pezzo violento, un’altra volta esce un pezzo molto dolce. Non ci sono dei canovacci prestabiliti nei Theramin. Non decidiamo di fare noise o pot-rock nasce sempre quello che viene. Le influenze sono soggettive dipendono, sempre, da quello che senti dentro.

G- Chi scrive i testi?

S- I testi in cui recita Stefano gli scrive lui, le parti che canto io le scrivo io, parlano di vita quotidiana ed avvenimenti, molto legati all’immagine.

G- Come nasce la collaborazione con Giovanni Fiderio?

S- Guarda Fiderio penso sia dappertutto (ride), l’ho conosciuto a Catania e lo invitai due anni fa a fare una registrazione perche in un pezzo del nostro disco vedevo bene la presenza di un violino. Ne è uscito un pezzo veramente bello in qui Giovanni ha fatto un mastodontico lavoro, ha sovrainciso tre violini. Da li è nata un’ottima amicizia

G- Parlaci della traccia due, è molto particolare...

S- La traccia due nasce da un mio scritto, che in realtà se vai a leggere il testo è una sorta di manifesto del disco e di quel che siamo noi. È inserita come secondo brano proprio perché si fa meglio ascoltare. È un testo che parla di contemporaneità di come questo mondo è pieno di parole, parole che nascono in qualsiasi modo. Da quando fai l’amore con la tua ragazza a quando gridi o a quando piangi. E proprio in questo marasma di parole, spesso perdi la tua attitudine al fare, all’agire, e allora poi si riassume tutto in due cose fondamentali, pilastri per il Theramin; la velocità di esecuzione del pensiero, l’istinto, ed il cuore. Velocità e cuore sono il sunto della nostra musica che è sempre molto istintiva e passionale

G- Come mai questo titolo al disco?

S- We Were Gladiators è un titolo dal retrogusto amaro. "Eravamo gladiatori" perche c’è sempre questo rapporto con il tempo, la vita ti propone battaglie, vittorie e sconfitte. Quando parli al presente prendi il tempo e guardi al passato. Con questo disco, appunto, fermiamo il tempo consideriamo cosa abbiamo fatto, guardiamo indietro, e allora per questo il riferimento al passato. Noi eravamo gladiatori prima, ma, lo siamo anche adesso.


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Intervista ai Theramin: tempo, velocità e cuore
12 aprile 2005

Gentile redazione,io volevo semplicemente chiedervi dove posso reperire le foto del suddetto concerto,se ne sono state scattate,chiaramente. Grazie,cordiali saluti.