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Intervista ad Alain de Benoist: Il dubbio della metapolitica

"Agire sulle scelte della società, modificare le mentalità, decolonizzare un immaginario collettivo oggi dominato dai soli valori commerciali, non si può fare che a partire dalla base, per mezzo di esperienze locali di vario tipo"
di Simone Olla - mercoledì 19 gennaio 2005 - 5150 letture

Intervista a Alain de Benoist, uno dei maître à penser della Nuova destra francese.

D)E’ davvero possibile oggi influire sulla scelte della società e sul senso comune con una azione metapolitica? Piccoli gruppi non conformisti che agiscono localmente possono davvero fronteggiare l’impero mediatico delle dimensioni attuali?

R)Viviamo in un sistema politico-mediatico globale, dove è completamente vano sperare di acquistare una qualche influenza a partire dall’alto. Agire sulle scelte della società, modificare le mentalità, decolonizzare un immaginario collettivo oggi dominato dai soli valori commerciali, non si può fare che a partire dalla base, per mezzo di esperienze locali di vario tipo. L’attuale rinascita delle comunità offre a tale riguardo delle interessanti prospettive, allo stesso titolo della moltiplicazione delle "reti".

D)Quali sono le possibili strade per un ritorno graduale alla Politica? Chi rifiuta le dicotomie politiche classiche (su tutte quella tra Destra e Sinistra) in che modo dovrebbe porsi quotidianamente nei confronti di istituzioni e partiti? E’ necessario rifiutare totalmente l’attuale dimensione politica? O al contrario, ci sono punti di contatto o possibili atteggiamenti positivi per chi agisce in modo metapolitico?

R)Assistiamo oggi a due fenomeni simultanei. Da una parte la politica tende ad abbandonare le sue istanze tradizionali: le scelte politiche sono operate a monte sempre più sul piano pratico, e a valle dai partiti e dai governi. Dall’altra parte, i grandi avvenimenti che si svolgono nel mondo creano nuove situazioni che attraversano tutte le famiglie politiche. In tali circostanze, non si tratta per niente di "rifiutare totalmente la dimensione politica", quanto piuttosto di decidere senza attribuire importanza particolare ad una dicotomia sinistra-destra che la Nuova Classe politico-mediatica ha tutto l’interesse a perpetuare, ma che non sussiste più nei fatti. Ciò significa che bisogna giudicare il valore o la giustezza delle idee senza preoccuparsi del luogo politico in cui si esprimono. Per fare un esempio semplice: un uomo di destra ostile alla globalizzazione deve riconoscere che oggi è la "destra" molto più che la "sinistra" a favorire questa globalizzazione che egli stesso critica.

D)Assistiamo ad un progressivo aumento delle fobie collettive, in seguito agli avvenimenti "terroristici" ed alle tristi dinamiche internazionali. Si tratta del già descritto binomio tra Libertà e Sicurezza, in cui il bisogno di quest’ultima apre le porte al sacrificio della prima. In che modo l’attuale direzione politica trae giovamento da questo perverso meccanismo?

R)Non vi è dubbio che la "minaccia terroristica" sia oggi strumentalizzata per restringere le libertà. I governi ben sanno che la paura è il solo modo di portare le persone ad accettare restrizioni. Il terrorismo globale è certo una realtà che deve essere combattuta in quanto tale, ma ancora bisogna identificarne le cause e non alimentarne artificialmente il fenomeno. Gli Stati Uniti, che pretendono di fare la guerra al terrorismo, lo combattono realmente ? Seguono invece una politica estera che lo stimola e gli fornisce ogni giorno delle nuove ragioni d’essere e di agire. Viviamo peraltro attualmente in una "società del rischio" (Ulrich Beck), vale a dire una società nella quale le minacce sono diffuse, onnipresenti. Ne risultano delle paure, dei sospetti che generano fantasmi e che creano, purtroppo, un clima detestabile nel quale la strumentalizzazione delle stesse paure diviene la regola.

A cura del Gruppo Opìfice www.opifice.it


Scheda: Alain de Benoist

Alain de Benoist, giornalista, nato l’11 dicembre 1943 a Saint-Symphorien (Indre et Loire), ha studiato lettere e diritto. La sua giovinezza è stata segnata dalla Guerra d’Algeria, che lo ha visto impegnato per l’Algeria francese. Negli anni Sessanta collabora a riviste di destra come "Cahiers universitaires", "Europe Action" e "Défense de l’Occident". Nel l968 partecipa alla fondazione del GRECE (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne) È stato in seguito redattore capo dell’"Observateur Européen", della rivista "Nouvelle École" (l968-l990, 46 numeri usciti), di "Midi-France", critico letterario, dal l970 al l982, di "Valeurs actuels", "Spectacles du monde" e "Figaro-Magazine", direttore della rivista "Krisis", da lui fondata nel l988. Ha diretto diverse collane presso le edizioni Copernic. Labyrinthe, Pardès, Grands Classics. È stato inoltre collaboratore di "France Culture".

OPERE Le courage est leur patrie (1965); Les indo-Européens (1966); Rhodésie, terre des lions (1967); L’empirisme logique et la philosophie du Cercle de Vienne (1970); Avec ou sans Dieu (1971); Histoire de la Gestapo (1971); Morale et Politique de Nietzsche (1974); Vue de droite. Anthologie critique des idées contemporaines (1977, ha ottenuto il Grand Prix de l’Essai de l’Académie Française 1978); Les idées à l’endroit (1979); L’Europe païenne (1979); Guide pratique des prénoms (1980); Comment peut-on être païen? (1981); Fêter Noèl (1982); Orientation pour des années décisives (1982); Tradition d’Europe (1983); La mort (1983); Démocratie: le problème (1985), L’eclipse du sacré (1986); Europe, Tiers monde, même combat (1986); Quelle religion pour l’Europe? (1991).

PENSIERO Alain de Benoist, maître à penser della Nuova destra francese, si è occupato di problemi filosofici, sociali, geo-politici, di storia delle idee politiche, ha analizzato le vicende della religiosità nel mondo contemporaneo, e ha dedicato particolare attenzione all’analisi del concetto di democrazia, mettendone in evidenza potenzialità e limiti. Il suo antiimperialismo lo ha portato a prendere posizione per il Terzo Mondo, nel senso della necessità per ciascun popolo di difendere i suoi valori.


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