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Intervista a Wu Ming 3

"Quello che è successo da Seattle fino ad oggi dimostra che è già stato possibile sottrarsi ad un automatismo di passività e disillusione e di aprire percorsi collettivi in grado di incidere materialmente sulla realtà"
di Redazione - giovedì 13 gennaio 2005 - 4195 letture

Intervista con Wu Ming 3 / di Fiorella Paone e Elena Motolese

D Secondo autori come Benasayag e Schmit viviamo nell’epoca delle "passioni tristi" caratterizzata da blocchi emozionali, depressione pervasiva ed ansia per il futuro. In tal senso possiamo notare la contrapposizione con il ’77: questo periodo viene ricordato dai partecipanti del movimento di allora come un’epoca di passioni gioiose ed emozioni travolgenti. Secondo te come si interconnette oggi la liberazione della positività e della creatività nell’esistenza con l’azione politica ?

R: Non sono un ottimista in generale, non è una forzatura quella che sto per dire ma una cosa che sento nei confronti della nuova generazione. Sicuramente esiste una quota devastante di sofferenza che attraversa tutti gli strati sociali e generazionali, ma io vedo anche segnali, qualità, fenomeni significativi che sono attualmente in corso e dei quali non si riconosce la possibilità di trasformazione del reale.

A differenza dell’idea di rivolta del ’77 che veniva al termine di un ciclo di lotte di almeno dieci anni, questa generazione viaggia in assenza di padri, anzi in rimozione, e non si può non tenerne conto per fare una genealogia e quindi un’analisi sensata. Veniamo da venti anni di individualismo competizione, viviamo in una società che isola, classifica e divide, e che fa dell’atomizzazione del corpo sociale una delle principali strategie di controllo. Soprattutto per la generazione degli anni ’80 si può parlare di un imprinting che agisce come meccanismo interno del quale non si ha neppure coscienza. Credo che una delle principali via di fuga da tale situazione in cui ognuno si sente imprigionato e incapace di reagire sia da ricercarsi nella cura del sé, del proprio corpo e della propria dimensione esistenziale.

Tuttavia quello che è successo da Seattle fino ad oggi dimostra che è già stato possibile sottrarsi ad un automatismo di passività e disillusione e di aprire percorsi collettivi in grado di incidere materialmente sulla realtà. Credo che sia sempre più urgente liberarsi di una dialettica di tipo oppositivo vincolata ad una logica di scontro frontale e legata a vecchie pratiche, per attuare alternative in grado autonomamente e immediatamente di divenire costituenti.

D: La creatività essendo una delle qualità principali dell’intelligenza collettiva e può divenire, come nel ’77, un mezzo comune di liberazione. Nonostante ciò essa viene spesso sussunta dal sistema e trasmutata in strumento di profitto. Come fare ad evitare questa forma di vampirismo ?

R: Esatto, come nel ’77 l’ondata creativa non ha fermato la reazione governativa, la ristrutturazione, la precarizzazione delle esistenze , la modernizzazione selvaggia, anche oggi centodieci milioni di persone in piazza non bastano a fermare la guerra. Ciò non toglie che in quegli anni si è assistito al liberarsi di forze tanto dirompenti da far saltare molti dei rigidi paradigmi che costituivano quella realtà sociale. La memoria di questo non è un totem da venerare ma dobbiamo considerarla come una cassetta degli attrezzi da utilizzare per cambiare la vita nella realtà attuale. Oggi è necessario trovare nuove fessure e nuovi punti di frizione del sistema.

D: Per sviluppare il discorso fatto in precedenza vorremmo chiederti cosa ne pensi del mediattivismo e delle pratiche di guerriglia comunicativa, in particolare vorremmo sapere quali sono secondo te le linee di sviluppo di queste forme di militanza.

R: A questo proposito possiamo guardare ciò che accade nella rete. Credo che il web oltre ad essere un contenitore da cui attingere informazioni in brevissimo tempo, il che è già molto importante, sia anche un bacino di relazioni umane, qualcosa di straordinario che non sostituisce ma integra e potenzia la relazione umana divenendo una vera e propria protesi.

Mi sembra importante rilevare che oggi stiamo assistendo alla crisi dell’ industria mondiale dell’ intrattenimento e della musica grazie alle strategie legate all’ uso che la nuova generazione fa delle nuove tecnologie. Il potere di riappropiazione di queste pratiche, soprattutto se lo consideriamo in rapporto alle modalità tradizionali, non è assolutamente da sottovalutare, in quanto ha la capacità intrinseca di aprire un terreno di lotta in grado di sfuggire le strategie di controllo.

Scaricare musica, film, ecc. rappresenta quindi un importante ed efficace strumento in quanto comunità intelligenti attraverso la diffusione in rete e il copyleft divengono in grado di potenziare se stesse. La capacità innovativa e di trasformazione di queste pratiche non è ancora stata riconosciuto, e di conseguenza valorizzata a sufficienza. Io penso che molto andrebbe fatto in questo senso, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento delle potenzialità dei nuovi soggetti che irrompono sulla scena.

D: Al momento il movimento sta vivendo una fase di riflusso e di bassa intensità, in cui si assiste ad un accentuarsi delle contraddizioni ed all’ emergere di differenze tra le diverse singolarità non più in grado di costruire quella sintesi che ne ha costituito la forza e la potenza sin dal suo irrompere sulla scena sociale. Pensi che stiamo vivendo la fine di un ciclo di lotte o che ci troviamo in un momento di passaggio?

R: Io non penso che il riflusso che è in corso in questo momento sia qualcosa di definitivo. In questi ultimi anni noi abbiamo avuto modo di imparare tantissimo dallo zapatismo, dalla loro strategia della parola e della comunicazione ma anche del silenzio. Ci troviamo in presenza di nuovi soggetti, di nuove dinamiche, che rendono questa società decisamente più complessa rispetto a quella degli anni ’70.

Quando a Bologna si parlava di contaminazione, ci si riferiva semplicemente agli studenti e ai lavoratori giunti dal sud e dal centro Italia, oggi è possibile parlare di meticciato. Ben presto in Italia, in Francia sta già accadendo, si affacceranno sulla scena gli immigrati di seconda generazione, persone nate in Italia che rivendicheranno i loro diritti di cittadinanza e non si accontenteranno più di vivere come i loro padri, e la miscela che ne verrà fuori sarà esplosiva.

Ecco io penso che oggi noi ci proponiamo una sfida che è ardua, che ci porterà a farci delle domande, ad avere una sensazione di inadeguatezza di fronte a dinamiche tanto complesse, ma per ritornare alle passioni tristi di cui parlavamo prima, non credo che accetteremo la sofferenza o penseremo che l’unica soluzione sia lo psicofarmaco.

www.luoghicorporei.org


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