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Intervista a Sergej Bolmat

Scrittore russo autore del romanzo "I ragazzi di San Pietroburgo". Lo abbiamo intervistato all’istituto Turrisi Colonna di Catania in occasione dell’incontro, patrocinato da Fiumara d’Arte e sostenuto dalle scuole presenti e da Girodivite, con gli studenti del Turrisi Colonna e del Boggio Lera.
di Luca Salici - giovedì 4 marzo 2004 - 4499 letture

Sergej Bolmat è nato a San Pietroburgo nel 1960. Durante gli anni Ottanta ha militato negli ambienti underground, allestendo mostre negli scantinati e lavorando per il cinema, per cui ha realizzato scenografie, sceneggiature e regie. Trasferitosi a Colonia nel 1998, ha dedicato l’anno seguente alla stesura de I ragazzi di San Pietroburgo, pubblicato inizialmente a puntate su internet e quindi da una casa editrice russa specializzata in filosofia moderna e poststrutturalismo. È stato un successo clamoroso (i suoi lettori più fedeli si appendevano al collo un cd con i file delle puntate del romanzo apparse in rete) e Bolmat è diventato un autore di culto.

San Pietroburgo, anni Novanta, all’indomani della dissoluzione dell’impero sovietico. Un gruppo di giovani sbarca il lunario passando da un lavoro all’altro, dal "web design" alla vendita di giocattoli erotici, dalla composizione delle salme all’obitorio alla prostituzione occasionale. Una ragazza del gruppo, Marina, innamorata dei giovane Téma e incinta di lui, assiste per caso a un regolamento di conti mafioso. Sul terreno, dopo la sparatoria, rimane un cellulare che si mette a squillare. Marina risponde e, per gioco, accetta un contratto come killer e un anticipo di 35.000 dollari, che sperpera in una sola notte. Con la stessa incoscienza, va a conoscere la vittima designata, un grottesco capomafia che s’innamora immediatamente di lei e le chiede di sposarlo. Tra sorprendenti colpi di scena e una strana cerimonia si consuma uno spaventoso, surrealistico bagno di sangue.

Catania - Nell’ambito degli incontri letterari organizzati da Fiumara d’Arte abbiamo incontrato uno dei più promettenti scrittori degli ultimi anni. Il suo primo libro, sebbene parli della società giovanile russa e quindi sembra molto circoscritto, è riuscito a vendere in tutta Europa. L’interesse per le tematiche affrontate nel romanzo hanno superato i confini nativi della Russia per espandersi notevolmente lungo tutti i paesi europei. Bolmat è arrivato fino in Sicilia, precisamente a Catania, nell’ambito del "Viaggio in Sicilia verso Librino", ultima iniziativa di Fiumara d’arte.

Dopo aver partecipato ad una serie di inziative, tra le quali un incontro alla Lila e uno alla Facoltà di Lingue di Catania, Bolmat è stato invitato ad una conferenza tenutasi presso l’istituto Turrisi Colonna di Catania, in cui erano presenti studenti delle quarte e delle quinte medie delle scuole Boggio Lera e dello stesso Turrisi Colonna. Dopo la presentazione del progetto "Librino" tenuta da Antonio Presti (presidente dell’associazione organizzatrice) lo scrittore russo ha aperto un dibattito molto intrigante sulla sua prima opera letteraria e sui temi che la caratterizzano.

Il suo libro sembra a metà tra una visione reale ed una visione romanzata. Cosa è effettivamente per lei?

Il mio punto di riferimento è il verismo. La verosimiglianza è sicuramente lo strumento di cui mi sono servito per scrivere il romanzo. Spesso sembra che i personaggi siano quasi "grotteschi"; non è una mia caricatura del personaggio, bensì la realtà delle persone che vivono nella mia terra.

Eppure c’è un alone di negatività, nel libro è presente molta violenza…

Senza dubbio, ma non è voluto. E’ piuttosto la piega che la società giovanile russa ha preso in questi anni. La violenza nel romanzo non è fine a se stessa, è doverosa quando si parla di guerra; una guerra in cui é difficile riscontrare valori morali

Sono presenti delle esperienze personali nel romanzo?

No, è puro verismo

Al giorno d’oggi quali sono gli ideali dei giovani russi che lei fotografa nella sua opera?

Sebbene sembri strano, i giovani russi hanno smesso di credere agli ideali. Ormai si concentrano sull’aspetto pratico della vita, cioè nella risoluzione dei problemi che li affliggono. Voi occidentali non potete capire, la Russia ha vissuto decenni come patria di soli ideali (socialismo) senza ottenere alla fine niente di concreto.

Come è avvertito il fenomeno della globalizzazione in Russia?

Per alcuni versi è stato un punto a favore per lo sviluppo della Russia in questi anni. Seppure questo fenomeno sia ancora troppo embrionale in tutto il mondo (non è di certo paragonabile alla globalizzazione del periodo feudale) permette alle piccole comunità di elevarsi e di equipararsi a realtà superiori

Lei ha pubblicato il suo romanzo su internet. Cosa è internet per lei?

Internet è una possibilità eccezionale. E’ uno strumento che avvicina popolazioni lontane e che permette quello scambio informativo di cui la nostra società ha bisogno. E’ sicuramente un interessante mezzo di comunicazione, e soprattutto può crescere ancora di più

Dalla sua biografia emerge la sua poliedricità artistica. Le è servita nello scrivere il romanzo?

Senza dubbio. Imperativo del nuovo millennio è la completezza. Nasco da una famiglia di artisti, ho un amore profondo per la pittura: questo bagaglio mi aiuta ad affrontare ancora meglio la mia passione per la scrittura.

Il suo rapporto con i classici?

Amo la letteratura classica russa e straniera. Amo la poesia. Questo mio amore è sicuramente garanzia di qualità delle mie opere

Luca Salici


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